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QUOTARE IN BORSA LA STRETTA DI MANO
scritto da: marinaterragniin AMARE GLI ALTRI
I tempi di crisi sono sempre propizi per le specie profittatrici. Gli sciacalli che dopo il terremoto spolpano i resti della distruzione. E oggi gli speculatori, eccitati dai saliscendi della borsa, che con il grande disordine contano di fare profitti.
Sarò anche “arcaica”: di sicuro lo pensano i funzionari della mia banca –lo vedo dal loro sguardo commiserante-, ma a giocare con il denaro non ho mai voluto imparare. Dicono “fondi” e io vedo solo baratri minacciosi, abbarbicata alla convinzione che gli unici soldi che valgono e possono quasi tutto sono quelli sudati sperando e producendo (arcaismo massimo). Non gioco nemmeno al Superenalotto. Sarà anche per questo che non sono ricca. Ma io preferisco così.
Altra specie di predatori, quelli che approfittano della crisi per saldare conti e disavanzi, tagliare posti di lavoro, mettere in croce la gente, fare pagare ad altri i propri errori. Quelli che tirano su i prezzi, e pretendono di tenerli alti anche quando il costo delle materie prime scende. C’è la crisi, e dunque si può tutto. Si salvi chi può. E il primo bene su cui si deve tagliare, a quanto pare, è la buona relazione con l’altro.
Mi dice un amico, uno che fa con successo il mestiere di trovare idee per le aziende, che in questo momento ce ne sarebbe grande richiesta: “Ti chiamano. E allora tu inventi, fai piani, progetti” racconta. “E alla fine? Silenzio. Spariti. Nemmeno un ‘no, grazie’”. Il bene della parola data, già fortemente svalutato, cola a picco. La civiltà delle relazioni non è ritenuta un buon investimento. “Moralità a parte” puntualizza il mio amico “mi pare una grande incapacità manageriale”.
Perché invece sarebbe il momento, dice, di mettersi tutti intorno al fuoco, con un piatto di polenta e due castagne, per capire insieme come cavarci dai guai. Per scovare il buono che c’è –perché del buono c’è sempre- e scommetterci. Vero. E’ su questo, che dobbiamo tenere duro. Non dubitare. Quotare in borsa le relazioni. E non smettere mai di cercare il bene che c’è. Sempre. Inevitabilmente. Di sicuro.
(pubblicato su Io donna-Corriere della Sera il 22 novembre 2008)


