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31.1.2010

QUESTIONE MASCHILE

scritto da: marinaterragni
in DONNE E UOMINI, WOMENOMICS

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Boston Globe, editoriale a firma Alex Beam (un uomo, a scanso di equivoci). Beam snocciola i numeri che descrivono la radicale femminilizzazione degli States, onda in arrivo anche da noi.
Il lavoro è delle donne: il sorpasso è avvenuto, ci sono più lavoratrici che lavoratori. E i settori di occupazione che promettono una crescita maggiore, secondo le proiezioni degli economisti, sono proprio quelli in cui le donne sono più forti. La rete è delle donne: 2 anchorwomen per un anchorman. Il pubblico della tv è più femminile che maschile. Le donne comprano più quotidiani, più libri, divorano cultura e sono politicamente più attive: per l’elezione di Barack Obama il voto femminile è stato determinante. Più che di recession sarebbe corretto parlare di he-cession, o di man-cession: il sesso più colpito dalla crisi è stato quello maschile. Secondo il Bureau of Labor Statistics, sono gli uomini a correre il maggior rischio (+ 30 per cento) di restare disoccupati.
Le stanze dei bottoni per ora restano surrealmente for men only, ma anche lì il vento della rivoluzione fa sbattere porte e finestre. Siamo finalmente e brutalmente al nodo del potere, nudo e crudo. Potendolo fare -–fecondazione assistita con predeterminazione del sesso- scelgono femmine 2 coppie americane su 3: il negativo della Cina. Ma anche qui presto cambieranno idea. Il secondo sesso fa carriera e diventa il primo.
L’enormità del cambiamento non trova adeguata rappresentazione: nei media, ancora ampiamente in mani maschili, ma anche nelle coscienze femminili, che restano sintonizzate su vittimismo e recriminazione. L’inconscio è più lento della realtà.
C’è poco da festeggiare, care signore. L’ideale sarebbe restare in due, senza che un sesso mangi in testa all’altro, in un equilibrio dinamico e difficile. Io amo intensamente la mia libertà, ma amo anche gli uomini e li vorrei in forma, e definitivamente liberati dalla tentazione della violenza e del dominio. Cerco e onoro il mio femminile, ma non a scapito del mio inner boy. E’ il caso di prestare tutti molta attenzione alla questione maschile. Anzitutto riconoscendo che esiste.

(pubblicato sui Io donna-Corriere della Sera il 30 gennaio 2010)


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9.6.2009

UNA DOMANDA

scritto da: marinaterragni
in POLITICA, esperienza

Ecco, se girellate un po’ per questo blog ci troverete molti spunti condivisi per una critica della politica, e forse il più alto e lucido è il discorso di Simone Weil per l’abolizione dei partiti. Eppure eccoci qui, dopo questa faticosa tornata elettorale, a far di conto, a proiettare, a immaginare tendenze, o semplicemente a leccarci le ferite, irresistibilmente attratti dal gioco dei numeri, delle maggioranze, delle minoranze, a chiederci di Di Pietro, della Lega, delle possibili alleanze, dei ballottaggi… A cominciare da me, dico.

Ma davvero continuiamo ad aspettarci che da lì possano arrivare cambiamenti significativi per le nostre vite? O non sarebbe invece più giusto distrarsi, coerentemente, “astenersi” da questa speranza che più volte abbiamo constatato essere malriposta, riservare ad altro le nostre migliori energie, continuare, come dice una mia amica, nel tentativo di “districare la politica dal potere”?


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16.2.2009

SCATOLE PIENE

scritto da: marinaterragni
in DONNE E UOMINI

Mentre voi qui sotto continuate nelle presentazioni, vi racconto questo. Che avvicinandosi l’8 marzo, non faccio che ricevere inviti a parlare di qua e di là, inviti che sono costretta a declinare tutti, salvo quello già concordati da mesi, perché quest’anno sono presa in un modo spaventoso. Devo dirvi che, a quanto sento, quest’anno va fortissimo il tema “le donne e il potere“. E stamattina, d’istinto, ho detto a una, seguendo l’onda di un’irritazione che qualcosa vorrà pur dire, che io di questo tema ne ho le scatole piene. Le donne sono dappertutto, e mi pare che di potere ne abbiano non poco. Io lavoro ovunque quasi esclusivamente con donne, in posizioni di tutto rispetto. Ieri sentivo alcuni signori con notevoli responsabilità manageriali dire che ormai si assumono solo donne, perché sono le più brave, le più scolarizzate eccetera. E’ vero, non ci sono donne nella politica, ma meno male, visto quello che è la politica. Oggi non ci sono soprattutto perché non interessa loro esserci, sapendo che in quei posti non combinerebbero niente di buono. Quanto all’economia, credo che sia solo questione di tempo, visto che il sistema -maschile- del neoliberismo è crollato, e da qualche parte dovranno pur venire idee alternative.

Insomma, io di donne e potere non ne voglio parlare. E neanche della retorica “forza delle donne“. Voglio parlare semmai degli uomini, che si defilano da ogni responsabilità. E voglio parlare della felicità. Dello stare bene al mondo senza esercizio di potere né applicazione di forza. Fatemi parlare di donne e felicità, e anche di amore. Le donne sono troppo distratte dall’amore, la qual cosa mi preoccupa molto.


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4.6.2008

Hillary: un non-sogno finito

scritto da: marinaterragni
in POLITICA

Erica Jong dice che questo dovrebbe essere un giorno di lutto per tutte le donne. In parte si deve darle ragione. Con la sconfitta di Hillary muore una speranza che in realtà non è mai del tutto nata, un sogno che le donne non hanno abbastanza sognato. La sua candidatura non è mai stata sostenuta da un forte movimento femminile. Hillary ha ballato da sola, e molte cose non le sono state perdonate. L’essere la moglie di un presidente, per cominciare. Ma soprattutto la qualità “maschile” della sua straordinaria ambizione, tutta una vita giocata su questo tavolo.
Simbolicamente con Hillary muore l’emancipazione, affonda definitivamente la nave che ci ha portate tutte fin qui, e che merita senz’altro bandiere listate a lutto, ma che è pronta per essere smantellata, perché non ci potrà condurre un solo miglio più in là.
Da oggi la domanda sul potere delle donne, sulle sue regole e sulla sua morfologia, diventa ineludibile. La ricerca si fa più stretta, improrogabile, consapevole. Si tratta di sapere e voler vedere che cosa nasce, in questo giorno di “lutto”. E io credo che da questa disillusione definitiva possa anche nascere più libertà femminile.


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