<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Marina Terragni &#187; relazioni</title>
	<atom:link href="http://blog.leiweb.it/marinaterragni/tag/relazioni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://blog.leiweb.it/marinaterragni</link>
	<description>Maschilefemminile &#38; Altro</description>
	<lastBuildDate>Fri, 30 Jul 2010 17:32:34 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.5.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<xhtml:meta xmlns:xhtml="http://www.w3.org/1999/xhtml" name="robots" content="noindex" />
		<item>
		<title>FAMILISMO MORALE?</title>
		<link>http://blog.leiweb.it/marinaterragni/2010/04/26/familismo-morale/</link>
		<comments>http://blog.leiweb.it/marinaterragni/2010/04/26/familismo-morale/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 09:35:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marinaterragni</dc:creator>
				<category><![CDATA[AMARE GLI ALTRI]]></category>
		<category><![CDATA[esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[burocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[familismo]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.leiweb.it/marinaterragni/?p=1684</guid>
		<description><![CDATA[
Sulla Rossiyskaya Gazeta una ragazza russa che studia in Italia racconta le sue disavventure con la nostra burocrazia (che vergogna), e conclude intelligentemente che &#8220;in Italia il contatto emotivo con le persone ha probabilmente un&#8217;importanza nodale nella risoluzione dei problemi, in particolare quelli burocratici. L&#8217;Italia è una nazione del Sud, e l&#8217;interazione asettica, affaristica, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-1686" src="http://blog.leiweb.it/marinaterragni/files/2010/04/MC_Escher-Mani_che_disegnano-460x385.jpg" alt="MC_Escher-Mani_che_disegnano" width="460" height="385" /></p>
<p><span style="color: #800000">Sulla <em><strong>Rossiyskaya Gazeta</strong></em> una ragazza russa che studia in Italia racconta le sue <strong>disavventure con la nostra burocrazia</strong> (che vergogna), e conclude intelligentemente che &#8220;<strong>in Italia il contatto emotivo con le persone ha probabilmente un&#8217;importanza nodale </strong>nella risoluzione dei problemi, in particolare quelli burocratici. L&#8217;Italia è una nazione del Sud, e l&#8217;interazione asettica, affaristica, non è molto ben vista. Gli italiani non ci provano gusto, perché non li anima e non li commuove&#8221;. E poi lo dice poeticamente, alla russa: &#8220;Qui, diversamente dai paesi del Nord Europa, <strong>devi prima di tutto &#8220;finire nell&#8217;anima&#8221;</strong>. &#8220;toccare&#8221; in qualche modo.<strong> Gli italiani devono prima &#8220;assaggiarti&#8221; per poi decidere come trattarti: &#8220;giustiziarti&#8221; o &#8220;graziarti&#8221;</strong>&#8220;. E non si capisce se la cosa le piace o la spaventa. Se la giudica una dote o una disgrazia.</span></p>
<p><span style="color: #800000">Così me lo domando anch&#8217;io: questa tendenza familistica, alla relazione personale anche quando si tratta di faccende impersonali, è una cosa a doppio taglio? <strong>C&#8217;è modo di dare un valore positivo a questa nostra specialità, che abbiamo sempre liquidato come &#8220;mafiosità&#8221; naturale? </strong></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.leiweb.it/marinaterragni/2010/04/26/familismo-morale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>29</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>MICRODOSI</title>
		<link>http://blog.leiweb.it/marinaterragni/2009/11/12/microdosi/</link>
		<comments>http://blog.leiweb.it/marinaterragni/2009/11/12/microdosi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 08:01:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marinaterragni</dc:creator>
				<category><![CDATA[esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[eugenio martinez bravo]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[microdosi]]></category>
		<category><![CDATA[omeopatia]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.leiweb.it/marinaterragni/?p=931</guid>
		<description><![CDATA[
Vedete che cos&#8217;avete da dire a riguardo: commenti ed esperienze. 
Un’amica mi racconta di essere uscita da un guaio di salute piuttosto serio utilizzando la tecnica delle microdosi (di farmaci). La cosa può ricordare l’omeopatia –per i bassissimi dosaggi- ma è sostanzialmente diversa. Il principio, nel caso dell’omeopatia, è la legge dei simili, ovvero la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-934" src="http://blog.leiweb.it/marinaterragni/files/2009/11/farmaci.jpg" alt="farmaci" width="307" height="425" /></p>
<p>Vedete che cos&#8217;avete da dire a riguardo: <strong>commenti ed esperienze. </strong></p>
<p><span style="color: #800080">Un’amica mi racconta di essere uscita da un <strong>guaio di salute</strong> piuttosto serio utilizzando la tecnica delle <strong>microdosi (di farmaci)</strong>. La cosa <strong>può ricordare l’omeopatia</strong> –per i bassissimi dosaggi- <strong>ma è sostanzialmente diversa</strong>. Il principio, nel caso dell’omeopatia, è la legge dei simili, ovvero la cura di una malattia con una sostanza che produce gli stessi sintomi: coffea, per esempio, in caso di nervosismo e insonnia. Nelle microdosi invece la legge è quella dei contrari, secondo la medicina tradizionale:<strong> le sostanze sono le stesse, ma notevolmente diluite</strong>, e quindi a dosaggi estremamente ridotti.<br />
La pratica è stata ideata nel 1980 dal medico messicano <strong>Eugenio Martinez Bravo</strong>, a quanto pare con notevoli successi terapeutici, e con almeno tre importanti vantaggi:<strong> tempo d’azione molto più rapido, minimizzazione degli effetti collaterali dei farmaci e spesa notevolmente ridotta</strong>. Chiedete al vostro medico prima di avventurarvi, e magari tentate con le microdosi solo in caso di banale cefalea o di semplice raffreddore. Sarebbe un’ottima notizia, se funzionasse. Specie per gente come me, pronta a ingaggiare impari lotte con il dolore prima di risolversi a buttare giù un antinfiammatorio perfora-stomaco. O per le molte signore che ci stanno pensando: terapia ormonale sostitutiva, sì o no? E perché non invece, se possibile –chiedere sempre al medico!- bassissimi dosaggi di estrogeni e progesterone?<br />
E’ la <strong>filosofia delle microdosi</strong> ad affascinarmi perché somiglia molto a quello che sperimentiamo nella vita di ogni giorno, ma spesso non sappiamo riconoscere. L’efficacia dei piccoli gesti, delle mediazioni e delle sfumature, anziché le martellate del bianco-o-nero e del sì-o-no. La possibilità di <strong>cambiare il mondo con spostamenti infinitesimali</strong>, in grado di produrre una cascata di effetti virtuosi. Tra impotenza e dispiegamento di potenza, tra la rassegnazione e la guerra, è la strada delle <strong>relazioni</strong> e delle <strong>energie sottili</strong>, del passaggio di consapevolezza e di esperienze a fare la gran parte della realtà.<br />
Se questa faccenda delle microdosi funzionasse per la salute, sarebbe un <strong>ottimo paradigma </strong>anche per tutto il resto.</span></p>
<p>(pubblicato su Io donna-Corriere della Sera il 7 novembre 2009)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.leiweb.it/marinaterragni/2009/11/12/microdosi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>30</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>RESPONSABILITA&#8217; ILLIMITATA</title>
		<link>http://blog.leiweb.it/marinaterragni/2009/05/29/responsabilita-illimitata/</link>
		<comments>http://blog.leiweb.it/marinaterragni/2009/05/29/responsabilita-illimitata/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 May 2009 05:56:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marinaterragni</dc:creator>
				<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[burocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.leiweb.it/marinaterragni/?p=652</guid>
		<description><![CDATA[
Scrivevo per inciso, nell&#8217;ultimo topic, riguardo all&#8217;addetta del Tribunale che non ci poteva fare nulla: &#8220;il guaio è sempre questo, che tutti ritengono di non poter fare nulla, di essere irresponsabili rispetto al contesto in cui operano, e questo è altamente impolitico. Se ci sentissimo pienamente responsabili rispetto ai contesti in cui viviamo e operiamo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.leiweb.it/marinaterragni/files/2009/05/imagerelazioneaiuto.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-653" src="http://blog.leiweb.it/marinaterragni/files/2009/05/imagerelazioneaiuto.jpg" alt="" width="314" height="325" /></a></p>
<p><span style="color: #008080">Scrivevo </span><span style="color: #008080">per inciso,</span><span style="color: #008080"> nell&#8217;ultimo topic, riguardo all&#8217;addetta del Tribunale che non ci poteva fare nulla: &#8220;</span><span style="color: #008080"><span>il guaio è sempre questo, che tutti ritengono di non poter fare nulla, di essere irresponsabili rispetto al contesto in cui operano, e questo è altamente impolitico. <strong>Se ci sentissimo pienamente responsabili rispetto ai contesti in cui viviamo e operiamo, sarebbe una rivoluzione istantanea&#8221;</strong></span>.</span></p>
<p><span style="color: #008080">Ora mi rendo conto che quell&#8217;inciso è ben più importante del resto. E&#8217; una cosa che sperimentiamo tutti i giorni, e che la diffusione dei <strong>call center </strong>ha esasperato: parliamo quasi sempre con <strong>esseri umani</strong> <strong>a responsabilità limitata,</strong> con margini di manovra ridottissimi, che ti si presentano ermeticamente isolati dal contesto in cui agiscono, e possono giusto muoversi sulla sua sedia girevole.  Dai call center il modello si è ampiamente diffuso nelle relazioni, anch&#8217;esse a responsabilità limitata, in cui non si può più confidare e nelle quali non ci si può spingere oltre un certo limite. Legami a scioglimento rapido i cui prevalgono gli opportunismi e l&#8217;utile reciproco, in cui non ci si fa mai carico dell&#8217;altro nella sua interezza, in cui oggi c&#8217;è tutto e domani niente, senza necessità di alcuna spiegazione, nel massimo cinismo. </span></p>
<p><span style="color: #008080">Credo che il movimento dovrebbe essere inverso. Che dovrebbe essere la <strong>pienezza di una relazione responsabile </strong>a costituire il modello anche per i rapporti formali e anonimi tra noi e &#8220;il pubblico&#8221;. Non ho mai dimenticato, in una circostanza dolorosissima per me, il conforto che mi ha dato un anonimo impiegato comunale, capace di un&#8217;empatia che travalicava il suo ruolo. Mio padre era morto all&#8217;improvviso, e un paio di giorni dopo giravo stordita per gli uffici del comune, servizi funerari, alla ricerca di un loculo dove farlo riposare. Non c&#8217;era posto nel cimitero di famiglia, stavano costruendo un nuovo &#8220;reparto&#8221;, e mio padre aveva avuto l&#8217;improvvida idea di andarsene a lavori non ancora ultimati. Ero poco più di una ragazza, il dolore era devastante, di loculi e di faccende del genere non mi ero mai occupata, non sapevo dove sbattere la testa. E questo signore di mezza età, palesemente omosessuale, aveva sentito il mio disorientamento e la mia sofferenza, <strong>aveva allungato la mano oltre le scartoffie</strong> della scrivania per stringere la mia, aveva balbettato due parole per dirmi che lui era lì, vicino a me, come poteva, e che sperava ardentemente di potermi aiutare. Nessuno lo pagava per fare anche questo, e di gente nelle mie condizioni probabilmente ne vedeva ogni giorno, eppure quell&#8217;uomo si era messo in gioco interamente, senza nemmeno immaginare quanto mi stava dando.</span></p>
<p><span style="color: #008080"><strong>La mediazione personale non è solo raccomandazione, mafia o familismo</strong>. C&#8217;è una <strong>parte luminosa</strong> di questa  nostra scarsa vocazione all&#8217;impersonalità, e purtroppo sta andando perduta. Dire &#8220;io sono qui, come un essere umano tutto intero, non sopraffatto dal ruolo che ricopro&#8221;, è un fatto politico perché produce dei cambiamenti straordinari nei contesti concreti, e quindi nella polis. La legge, le norme e i regolamenti, e i diritti che rappresentano, <strong>sostituti spesso imperfetti delle relazioni</strong>, possono ben poco contro la <strong>forza dell&#8217;umanità dispiegata</strong>, in grado di spostare le montagne. </span></p>
<p><span style="color: #008080">Ognuno di noi dovrebbe sempre fare tutto quel che può, e anzi un poco di più, in ogni luogo in cui si trova. <strong>E&#8217; quel di più, che trasforma.</strong> Le donne hanno saputo spostare il mondo, in questo modo. </span></p>
<p><span style="color: #008080">Su questo topic mi aspetto il massimo, da voi. </span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.leiweb.it/marinaterragni/2009/05/29/responsabilita-illimitata/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>196</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
