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27.4.2012

Gianfranco Ferré: chi l’ha visto?

Scritto da in Fashion-zine | Permalink

Ahmed Sankari, Amministratore Unico della Gianfranco Ferré da novembre 2011

Un giallo, un noir, un mistery. Succede anche nella moda, perché no. Quello più di attualità riguarda il marchio Gianfranco Ferré e i suoi collegati. Dov’è? Che fine ha fatto? Chi l’ha visto?

L’ultima notizia certa data al febbraio 2011 quando i commissari straordinari di It Holding (Andrea Ciccoli, partner di Bain & Co., l’avvocato Stanislao Chimenti e il commercialista Roberto Spada, consulente aziendale nel settore moda), che operavano in base alla legge Scajola (la legge sull’amministrazione straordinaria delle aziende in crisi che prende il nome dall’ex Ministro per lo sviluppo economico) hanno ceduto il marchio a Paris Group,  della famiglia Sankari di Dubai.

Da allora, tra sfilate annunciate e smentite e poi svolte, collezioni di cui sfuggiva il senso della moda, amministratori delegati allontanati, staff di comunicazione licenziato e via dicendo, le notizie certe si sono fatte sempre più rare, anche se la famiglia Sankari (il padre Abdulkader e il figlio Ahmed nominato Amministratore Unico nel novembre 2011) si era impegnata a investire sul rilancio del marchio e, soprattutto, a pagare gli 11 milioni di euro di debito accumulato dalla società di proprietà di It Holding capitanata da Tonino Perna.

All’inizio dell’anno, vista la fumosità della situazione, i commissari hanno richiamato all’ordine il Paris Group di Dubai, chiedendo conto sia del pagamento del debito sia degli investimenti promessi, richiesta sfociata in una richiesta di sequestro del marchio presso il Tribunale di Isernia (la causa è in corso).

Ma il fumo sulla situazione è aumentato di intensità, tanto che ora si dice che lo scorso 21 marzo la famiglia Sankary abbia trasferito la titolarità del marchio a un soggetto di Dubai, dichiarando di aver già effettuato 30 milioni di investimento sui 100 previsti e di aver pagato oltre il 90% dei debiti.

Fatto è che di certo non si sa nulla. Il marchio continua a languire, le poche boutique rimaste aperte nelle principali città del mondo sembrano cattedrali deserte in un deserto allarmante e che le promesse nuove aperture non si vedono neanche nel più lontano orizzonte.


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