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	<title>Moob &#187; HBO</title>
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	<description>Solo un altro blog targato LeiWeb</description>
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		<title>Come le serie tv ingannano gli spettatori (e la critica)</title>
		<link>http://blog.leiweb.it/moob/2012/09/15/come-le-serie-tv-ingannano-gli-spettatori-e-la-critica/</link>
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		<pubDate>Sat, 15 Sep 2012 08:09:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Nicoletti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; settembre. Tutto inizia di nuovo, un&#8217;altra volta. Si torna a lavorare dopo la pausa estiva (per chi l&#8217;ha fatta&#8230;), riaprono le scuole, partono le stagioni di cinema e teatro, e arrivano anche le nuove serie televisive. Secondo gli indici di social tv (ovvero il buzz, le conversazioni in rete) Vegas, The Beauty and The [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.leiweb.it/moob/files/2012/09/Only-the-brave.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2935" title="Only the brave" src="http://blog.leiweb.it/moob/files/2012/09/Only-the-brave-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a></p>
<p>E&#8217; settembre. Tutto inizia di nuovo, un&#8217;altra volta. Si torna a lavorare dopo la pausa estiva (per chi l&#8217;ha fatta&#8230;), riaprono le scuole, partono le stagioni di cinema e teatro, e arrivano anche le nuove serie televisive.<br />
Secondo gli indici di social tv <span id="more-2934"></span>(ovvero il buzz, le conversazioni in rete) <strong>Vegas, The Beauty and The Beast e Revolution di J.J. Abrams</strong> sono tra i nuovi tv show più attesi, e già su internet si possono trovare le prime recensioni della critica che ha visto gli episodi pilota.</p>
<p>Ecco, appunto, <strong>gli episodi pilota</strong>, considerati da molti operatori del settore (me compreso) come pericolose operazioni di lancio delle serie tv che poi nella loro natura seriale si trasformano in qualcos&#8217;altro, nel bene e nel male. <strong>Il pilota è la negazione della serialità.</strong></p>
<p>In un recente <a href="http://www.washingtonpost.com/entertainment/tv/why-tv-pilots-crash-and-burn/2012/09/13/9581ed46-f004-11e1-adc6-87dfa8eff430_story_1.html" target="_blank">articolo del Washington Post</a>, Hank Stuever (<a href="http://www.twitter.com/hankstuever" target="_blank">@hankstuever</a>) considera il pilota un alieno rispetto al corpus dell&#8217;intera serie e di come lo spettatore abituato a vedere episodi di stagioni diverse senza necessariamente conoscere cosa è accaduto nelle puntate precedenti (una <strong>visione in media res</strong>) non abbia bisogno di un&#8217;introduzione-spiegazione che può inutilmente illudere, ingannare o deludere influendo poi sui risultati di audience degli episodi succeessivi.</p>
<p><strong>Negli ultimi anni sono molti i casi in cui i pilot hanno ingannato critica e pubblico.</strong> Due esempi su tutti sono quello di <strong>Flash Forward</strong>, forse uno dei migliori incipit degli ultimi anni, caduta poi rapidamente in disgrazia, oppure quello di <strong>Fringe</strong> che dalla prima ora non lasciava intravedere l&#8217;intreccio e il respiro delle stagioni a venire.</p>
<p><strong>Per valutare una serie ho sempre sostenuto che fosse necessario vedere almeno 3-4 episodi.</strong> Il primo è l&#8217;eccezione, il secondo è “il primo vero episodio” e il terzo (ed eventuale quarto) la conferma della linea narrativa.</p>
<p>Oggi <strong>un network tv se crede in un progetto deve rischiare (le cable tv lo fanno già) e deve crederci.</strong> Allo stesso modo anche lo spettatore deve fare un atto di fede e non avere paura che una serie venga cancellata.</p>
<p>Una grande serie rimane tale anche se dura una sola stagione.</p>
<p>Concludo con le parole di Hank Stuever in un&#8217;ode al pilota ideale:</p>
<p><em>Sii un pilota coraggioso.</em><br />
<em>Inizia la tua storia con l&#8217;illusione che seguiranno 100 episodi.</em><br />
<em>Inizia con l&#8217;illusione di essere a capo dell&#8217;HBO o dell&#8217;AMC.</em><br />
<em>Inizia con l&#8217;illusione che la televisione, in un&#8217;età gloriosa, sia l&#8217;unica forma di intrattenimento di cui valga la pena di parlare.</em><br />
<em>Spicca il volo senza curarti troppo delle tue ali eleganti e accetta di librarti in aria fino al momento in cui non ti schianterai.</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Emmy Awards 2012. Ecco le nomination. Chi vorreste vincesse?</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jul 2012 13:59:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Nicoletti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se gli Emmy sono gli Oscar della televisione, rispetto ai premi cinematografici quelli dedicati al piccolo schermo negli ultimi anni hanno brillato per l&#8217;estrema qualità delle nomination. E mai come in questa edizione è quasi impossibile prevedere il vincitore in qualsiasi categoria. Certo, i favoriti non mancano, ma per fare un esempio prendiamo la categoria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://85.94.205.191/gay.tv/BlogPost/596x373_17856_jon-hamm.jpg" alt="" /></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Se gli Emmy sono gli Oscar della televisione</strong>, rispetto ai premi cinematografici quelli dedicati al piccolo schermo negli ultimi anni hanno brillato per l&#8217;estrema qualità delle nomination. E mai come in questa edizione è quasi impossibile prevedere il vincitore in qualsiasi categoria.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Certo, i favoriti non mancano, ma per fare un esempio prendiamo la categoria<span id="more-2877"></span> <strong>&#8220;migliore serie drama&#8221;</strong>. Chi fareste vincere tra <strong>Mad Men</strong>, <strong>Downton Abbey</strong>, <strong>Game of Thrones</strong>, <strong>Breaking Bad</strong> e Homeland (solo <strong>Boardwalk Empire</strong> sembra fuori dai giochi)? Io sarei molto indeciso. Tra l&#8217;altro tutte queste serie sono passate su cable tv <strong>(HBO, AMC, Showtime)</strong> o su un canale UK <strong>(ITV)</strong> a dimostrazione che i network statunitensi stanno soffrendo per individuare generi seriali diversi da quelli che fino a oggi gli hanno portato fortuna (crime, medical, legal drama).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">È fuori di dubbio che nell&#8217;universo della serialità USA sia più facile escludere qualcuno di meritevole piuttosto che includere chi invece non dovrebbe essere nominato. È il caso di <strong>The Walking Dead</strong>, erroneamente dimenticato, nonostante il successo di pubblico e di critica (cosa non comune) anche della seconda stagione. Ma anche quello di <strong>Revenge</strong> che sebbene sia commerciale è amata molto anche dalla critica (un vero guilty pleasure. Anche mio). Inspiegabile invece la candidatura di <strong>Ashley Judd per Missing</strong>, una serie ambiziosa che ha deluso le aspettative.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Sarà molto interessante vedere se il magnifico e low profile <strong>Girls</strong> batterà <strong>30 Rock</strong> e <strong>Modern Family</strong> nelle comedy, se Jon Hamm vincerà per il suo guest role in <strong>30 Rock</strong> piuttosto che per il suo <strong>Don Draper di Mad Men</strong>, se <strong>Bryan Cranston</strong> sbaraglierà i contendenti per la quinta volta “in a row”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;">Gli Emmy sono un campionato del mondo seriale dove tutte le squadre in campo possono vincere. Attendiamo il 15 settembre per i vincitori. Intanto la televisione non può che sorridere.</span></span></p>
<p>Chi vorreste trionfasse?</p>
<p><a href="http://www.leiweb.it/celebrity/cinema-e-tv/2012/emmy-award-nomination-40830707108.shtml">Ecco le nomination.</a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cinema Verité: dove nasce la reality television</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 15:39:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Nicoletti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel 1973 nasceva il moderno reality show. An American Family, la storia della famiglia Loud, ha anticipato Il Grande Fratello. Cinema Verité (il 6 dicembre su Sky Cinema 1 alle 21.10), dilm HBO con Tim Robbins, Diane Lane e James Gandolfini, racconta la storia del primo vero reality show della storia. Con passione. I creatori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.leiweb.it/moob/files/2011/12/cinema_verite.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2570" title="cinema_verite" src="http://blog.leiweb.it/moob/files/2011/12/cinema_verite-218x300.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a></p>
<p>Nel 1973 nasceva il moderno reality show. An American Family, la storia della famiglia Loud, ha anticipato Il Grande Fratello. Cinema Verité (il 6 dicembre su Sky Cinema 1 alle 21.10), dilm HBO con Tim Robbins, Diane Lane e James Gandolfini, racconta la storia del primo vero reality show della storia. Con passione. I creatori del tv movie raccontano la loro visione del reality.</p>
<p><strong>Ma cos&#8217;è per voi la reality tv?</strong><br />
Shari Springer Berman: E&#8217;un guilty pleasure, un intrattenimento spensierato in cui il cervello non lavora. La guardo quando sono stanco e non ho voglia di pensare. E&#8217;puro intrattenimento. Punto. A me piace Real Housewives.<br />
Robert Pulcini: E&#8217; come il wrestling. Molto professionale ma sai che è finto. Non mi piace onestamente. Capisco l&#8217;appeal ma non mi piace vedere delle persone che fingono. Apprezzo più i bravi attori e la buona scrittura.</p>
<p><strong>E come è cambiata negli ultimi anni?</strong><br />
RP: La reality tv di oggi deriva proprio da An American Family. Ho visto ad esempio i Kardashian, ma quando la guardo mi cade la mascella.<br />
SSB: Mi fa sorridere pensare che i Loud, la famiglia di An American Family, fossero criticati per la loro ricchezza, mentre le Kardashian sono considerate come delle eroine.</p>
<p><strong>Voi venite dal documentario, pensate che le persone davanti l&#8217;obiettivo nei reality sian loro stessi?</strong><br />
RP: Io credo che le persone siano coscienti della macchina da presa. Però sono capaci di rivelare cose personali. A modo loro. Il nostro sguardo poi modifica ulteriormente la loro visione. Chi fa le riprese ha una visione soggettiva.</p>
<p><strong>Pensa che ci sia un lezione contenuta in Cinema verité?</strong><br />
SSB: Lo dice Pat, la protagonista. Se qualcuno bussa alla tua porta e ti dice che puoi diventare famoso essendo te stesso, stai attento, perché c&#8217;è di sicuro un prezzo da pagare. Si diventa personaggi pubblici e quindi vulnerabili. Si può perdere la propria innocenza.</p>
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		<title>Too Big To Fail. Il crollo del mondo finanziario</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 08:20:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Nicoletti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni volta che ripenso al 2008 mi viene in mente quel 15 settembre che ha cambiato il mondo, ancora di più di quanto lo abbia fatto il disastro delle Twin Towers. L&#8217;ho scritto altre volte su questo blog (nel 2009 , e quest&#8217;anno ) perché quel giorno l&#8217;ho vissuto con grande intensità. Oggi quell&#8217;istante è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.leiweb.it/moob/files/2011/11/Too_big_to_fail.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2519" title="Too_big_to_fail" src="http://blog.leiweb.it/moob/files/2011/11/Too_big_to_fail.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Ogni volta che ripenso al 2008 mi viene in mente quel 15 settembre che ha cambiato il mondo, ancora di più di quanto lo abbia fatto il disastro delle Twin Towers.<br />
L&#8217;ho scritto altre volte su questo blog (nel <a title="Einstein, la crisi e le serie tv" href="http://blog.leiweb.it/moob/2009/09/23/la-crisi-un-modo-per-superare-se-stessi-lo-dicono-einstein-e-le-serie-tv/" target="_blank">2009</a> , e <a title="La morte di Steve Jobs può salvarci dalla crisi" href="http://blog.leiweb.it/moob/2011/10/06/perche-ora-steve-jobs-puo-cambiare-il-mondo/" target="_blank">quest&#8217;anno</a> ) perché quel giorno l&#8217;ho vissuto con grande intensità.</p>
<p>Oggi quell&#8217;istante è stato fotografato da <strong>un magnifico film HBO, Too Big To Fail – Il crollo dei giganti (il 4 novembre su Sky Cinema1 alle 21,10)</strong>, ispirato al bestseller di Andrew Ross Sorkin, reporter del New York Times.</p>
<p>A parte il cast tra cui spiccano <strong>William Hurt, Paul Giamatti, James Woods e Matthew Modine</strong>, il lungometraggio, un financial thriller a tutti gli effetti, fa venire i brividi. Osservare i CEO di tutte le più grandi banche americane schierati a un tavolo e combattuti se pensare alle proprie aziende o alla salute del paese, fa comprendere come gli equilibri economici siano ancora più importanti di quelli politici. Il mondo in quei giorni stava realmente per collassare.</p>
<p>In un periodo in cui i network tv puntano sull&#8217;evasione e sulla commedia, <strong>solo una cable come HBO poteva pensare di realizzare un film sulle origini della crisi che stiamo vivendo.</strong><br />
Devo ammetterlo, in certe sequenze mi sono commosso perché nell&#8217;impegno improbo di un ministro del tesoro e del suo entourage di fronte a qualcosa di troppo grande emerge ancora, per fortuna, una sincera umanità.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Michael Douglas, Matt Damon, Steven Soderbergh. In tv per Liberace</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 13:12:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Nicoletti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La HBO come la Metro Goldwyn Mayer o la 20th Century Fox della golden era. Ma non parliamo di cinema questa volta, ma di televisione. Ormai non c&#8217;è attore o regista che non voglia lavorare con la cable tv che negli ultimi periodi ha lavorato con pesi massimi del calibro di Al Pacino, Michael Mann, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.leiweb.it/moob/files/2011/10/Matt_damon.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2482" title="Matt_damon" src="http://blog.leiweb.it/moob/files/2011/10/Matt_damon-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a></p>
<p><strong>La HBO come la Metro Goldwyn Mayer o la 20th Century Fox della golden era.</strong> Ma non parliamo di cinema questa volta, ma di televisione. Ormai non c&#8217;è attore o regista che non voglia lavorare con la cable tv che negli ultimi periodi ha lavorato con pesi massimi del calibro di <strong>Al Pacino, Michael Mann, Dustin Hoffman, Kate Winslet, Guy Pearce, Steve Buscemi, Martin Scorsese.</strong></p>
<p>Gli ultimi arrivati sono <strong>Matt Damon, Michael Douglas e Steven Soderbergh.</strong> Il canale televisivo, ha infatti comunicato che i tre prenderanno parte a <strong>Behind The Candelabra un biopic su Liberace</strong>, il famoso pianista nato nei sobborghi di Milwaukee. Liberace è stato uno degli entertainer più pagati dello scorso secolo. La sua biografia tuttavia si incentrerà sul periodo della relazione omosessuale con il molto più giovane Scott Thorson, quando essere gay non era accettato nemmeno nello show-business.</p>
<p>Michael Douglas e Matt Damon hanno già lavorato con Steven Soderbergh al cinema, ma mai per un progetto televisivo.</p>
<p>La scelta di protagonisti del grande schermo di realizzare dei film per la tv è dettata soprattutto dai ruoli che vengono loro offerti. HBO infatti non si è mai tirata indietro nel programmare storie che al cinema avrebbero avuto pochi proseliti <strong>(ad esempio Temple Grandin sull&#8217;autistica studiosa del comportamento delle mandrie, oppure You Don&#8217;t Know Jack sul Dottor Morte)</strong> e oggi attira tutta la Hollywood annoiata dalla mancanza di creatività delle Major.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Gli Emmy Awards 2011 aprono la strada a una grande stagione di serie tv</title>
		<link>http://blog.leiweb.it/moob/2011/09/19/gli-emmy-awards-2011-aprono-la-strada-a-una-grande-stagione-di-serie-tv/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 12:34:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Nicoletti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[comedy]]></category>
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		<category><![CDATA[Mildred Pierce]]></category>
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		<description><![CDATA[Mad Men, Modern Family, Downton Abbey. Questi sono i trionfatori degli Emmy. I grandi sconfitti sono Boardwalk Empire e Mildred Pierce. Sebbene le due serie HBO abbiano raccolto rispettivamente 8 e 5 premi, Mad Men è riuscita a riconfermarsi per la quarta volta migliore serie drammatica e Downton Abbey, una meravigliosa lotta di classe tutta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.leiweb.it/moob/files/2011/09/Zooey_Deschanel.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2408" title="Zooey_Deschanel" src="http://blog.leiweb.it/moob/files/2011/09/Zooey_Deschanel-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Mad Men, Modern Family, Downton Abbey.</p>
<p>Questi sono i trionfatori degli Emmy. I grandi sconfitti sono Boardwalk Empire e Mildred Pierce. Sebbene le due serie HBO abbiano raccolto rispettivamente 8 e 5 premi, Mad Men è riuscita a riconfermarsi per la quarta volta migliore serie drammatica e Downton Abbey, una meravigliosa lotta di classe tutta british, ha strappato a Mildred Pierce quella che era una consacrazione annunciata <strong>(meritati i premi ai protagonisti Kate Winslet e Guy Pearce)</strong>. Meno sorprendente la vittoria di Modern Family, ma comunque una conferma per una serie che ha innovato il genere comedy.</p>
<p>Questa edizione degli Emmy ha quindi lanciato la volata a una stagione che dovrebbe confermare le tendenze qui espresse.</p>
<p>La <em>Mad Men era</em> ci porterà <strong>Pan Am e The Playboy Club</strong>, il british drama (anche quando prodotto da BBC America) conquisterà nuova audience con tv show come The Hours, e la commedia con in testa la deliziosa <strong>A New Girl con Zooey Deschanel</strong> riproverà a trovare la via del sorriso dopo anni, e HBO, per una volta non così vincente, insieme alle altre cable tv si dovrà confrontare con gli agguerriti network (CBS, NBC, FOX, ABC) disposti a investire su progetti rischiosi per riguadagnare audience.</p>
<p><strong>Gli Emmy Awards 2011 sono forse la porta d&#8217;accesso a una new wave delle serie televisive.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Game of Thrones è il futuro delle saghe fantasy? / Is Game of Thrones the future of fantasy sagas?</title>
		<link>http://blog.leiweb.it/moob/2011/04/18/game-of-thrones-e-il-futuro-delle-saghe-fantasy-is-game-of-thrones-the-future-of-fantasy-sagas/</link>
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		<pubDate>Mon, 18 Apr 2011 09:27:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Nicoletti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri sera negli USA su HBO è andato in onda il primo episodio di Game of Thrones il fantasy seriale tratto dai romanzi di George R. Martin. Qualche settimana fa ho avuto l&#8217;occasione di vederlo in anteprima a Londra, e la mia curiosità era quella di comprendere se il pubblico sarebbe stato indotto a seguire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.leiweb.it/moob/files/2011/04/Game-of-Thrones-poster-HBO_resize.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2145" title="Game-of-Thrones-poster-HBO_resize" src="http://blog.leiweb.it/moob/files/2011/04/Game-of-Thrones-poster-HBO_resize-202x300.jpg" alt="" width="202" height="300" /></a></p>
<p>Ieri sera negli USA su HBO è andato in onda il primo episodio di Game of Thrones <strong>il fantasy seriale tratto dai romanzi di George R. Martin</strong>. Qualche settimana fa ho avuto l&#8217;occasione di vederlo in anteprima a Londra, e la mia curiosità era quella di comprendere se il pubblico sarebbe stato indotto a seguire una serie costruita su un grande numero di personaggi, difficili da memorizzare al primo impatto.</p>
<p>Game of Thrones è una saga medieval-fantasy in cui l&#8217;elemento magico in un primo momento è presente in piccola parte <strong>per</strong> <strong>lasciare spazio al social drama</strong>. Per atmosfere siamo dalle parti di Excalibur di John Boorman, in cui la storia di Re Artù (che rivedremo in Camelot, oggi in onda negli USA su Starz) era avvolta da folte nebbie e da un&#8217;aria plumbea e cupa, con la differenza che qui la neve la fa da padrona. Come la pioggia e l&#8217;acqua trionfano nella Seattle di The Killing, <strong>la neve avvolge questo reame più reale e affascinante di quello di Borgias</strong>, in un perfetto stile HBO che si permette un parallelo con Il Signore degli Anelli con la capacità di tenere i piedi per terra.</p>
<p>Vedremo l&#8217;audience (anche se HBO non se ne è mai curata tanto) ma c&#8217;è da aspettarsi che se gli spettatori supereranno l&#8217;ostacolo dei “mille” personaggi, <strong>Game of Thrones ha tutti gli elementi per diventare un fantasy cult </strong>così attuale da poter ispirare lo stesso Martin nella stesura dei prossimi romanzi.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p><em>Yesterday evening on HBO it has been aired the pilot of Game of Thrones, the serial fantasy based on the novels of George R. Martin. Some weeks ago I had the chance to watch the preview in London e and my main curiosity focused on understanding if the viewers would follow a tv show built on plenty of characters introduced in the first episode and hard to remember at first sight.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Game of Thrones is a middle age-fantasy in which the magic is not, at least at the beginning, so wide in the story to let social drama speak. For some reason the air we breath is closed to John Boorman&#8217;s Excalibur where King Arthur myth was told between fog and dark landscapes, with the main difference that here we found tons of fascinating snow. As rain and water are generously are covering the Seattle of The Killing, in Game of Thrones <strong>the snow makes this realm more real of the one of Borgias</strong>, in a perfect HBO style which allows the show to face grounded and with no fear a masterpiece as Lord of the Rings.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> We will see the ratings (even if HBO does not always care to much about them) but we can expect that, if the viewership gets over the “thousands” different characters, <strong>Games of Thrones may become the future of serial fantasy </strong>able to inspire George Martin himself in his next novels. </em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Intervista a Jane Adams: &quot;Io, protettore in Hung&quot;.</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 16:37:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Nicoletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[HBO]]></category>
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		<description><![CDATA[Jane Adams parla di Tanya, il personaggio un po' sfigato ma molto intraprendente che interpreta in "Hung", una serie tv su un uomo in crisi che si scopre superdotato]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli Stati Uniti c’è spazio anche per i superdotati. Nella serie tv “Hung” (in onda ogni giovedì su Sky Uno alle ore 21), in cui un uomo in crisi personale ed economica si appella alla sua unica risorsa, i suoi enormi genitali, Jane Adams interpreta Tanya, la sua sfigata protettrice. Tanya è una donna bruttina ma piena di idee, che dopo essere andata a letto con Ray (Thomas Jane) ne comprende le grandi potenzialità. Tanya, in crisi quanto Ray, pensa quindi di sbarcare il lunario insieme a lui con un&#8217;iniziativa business alquanto innovativa, e allo stesso tempo vecchia come il mondo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ma come è stata coinvolta in una serie come “Hung”?</strong><br />
Ho incrociato le dita e mi sono detta : “speriamo che funzioni”. Era un progetto rischioso. Non so se mi spiego (ride). Il mio personaggio, Tanya, parla alle piante e poi gestisce un gigolò anzi un “happiness consultant”, un consulente della felicità.</p>
<p><strong>E lei pensa che Ray, il “suo protetto”simboleggi l’uomo americano?</strong><br />
Mi piace questa idea. L’America come un immenso simbolo fallico.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ha mai avuto problemi a interpretare la parte del “protettore”?</strong><br />
Per Tanya fare quel lavoro è solo un modo per essere una donna business. Come ci si sentirebbe a vendere il pene di un uomo? Bene no? (ride). E’ come fare una start-up, è tutta questione di comunicazione.</p>
<p><strong>E&#8217; andata mai a cercare su internet cosa diceva la gente su di lei?<br />
</strong>Certamente&#8230; Non importa cosa la gente dica ma è importante che se ne parli (ride). Quindi bisogna avere un Google alert.</p>
<p><strong>Così ha un Google alert su di lei?<br />
</strong>Siamo nel 2009, tutti dovrebbero avere un Google alert su se stessi&#8230;</p>
<p><strong>So che ha dichiarato che uno dei momenti più complessi</strong> <strong>è quando rilascia le interviste.<br />
</strong> E&#8217; vero. Perchè visto l&#8217;argomento trattato bisogna stare attenti a cosa dire. Altrimenti ogni parola può trasformarsi in un &#8220;beep&#8221;. Ci sono interviste in cui non parlo quasi. Però una volta mi sono lasciata andare è ho dichiarato che &#8220;la prostituzione dovrebbe essere legalizzata&#8230;&#8221;, anche se non ci avevo mai pensato prima.  E in quel momento il conduttore della trasmissione non era proprio felice (ride). Sa com&#8217;è&#8230;</p>
<p>Mattia Nicoletti da Metro</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Public Enemies, Mann, e la HBO. Cinema e serie tv di qualità per il grande pubblico.</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 08:05:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Nicoletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Glee]]></category>
		<category><![CDATA[HBO]]></category>
		<category><![CDATA[Hung]]></category>
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		<category><![CDATA[Public Enemies]]></category>
		<category><![CDATA[serie tv]]></category>
		<category><![CDATA[True Blood]]></category>

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		<description><![CDATA[Si possono fare cinema e televisione di qualità per il grande pubblico? Assolutamente sì.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Il successo al box office di “Public Enemies” di Michael Mann, conferma come anche un prodotto per il grande pubblico possa essere di qualità e avere una matrice autoriale. Oggi non sono molti i registi e gli sceneggiatori che lasciano la loro impronta su film di grosso budget (Christopher Nolan è un altro esempio) ma alcuni studios stanno prendendo in considerazione questa strategia per ovviare anche a cali di creatività dovuti alla poca propensione al rischio delle produzioni a causa della crisi, della pirateria e anche di strategie marketing ormai datate rispetto all&#8217;evoluzione dei media.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">In televisione la situazione è diversa perchè a fronte di prodotti estremamente commerciali nascono diversi progetti molto qualitativamente molto interessanti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La HBO è una delle sostenitrici di questa filosofia. Uno dei successi più incredibili della cable tv è stata “Sex &amp; The City” che per la prima volta sul piccolo schermo faceva parlare donne in carriera e amiche, di sesso in modo esplicito (qualcuno si ricorda il coniglietto rosa di Charlotte?).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Oggi la HBO ha in mano “True Blood”, sicuramente la migliore serie tv e non solo sui vampiri, nella cui seconda stagione (in onda su FOX ogni lunedì alle 22) hanno luogo un Sabba e diverse critiche sociali grazie anche alla vena autoriale di Alan Ball, e “Hung” (la prima stagione in onda da domani su Sky Uno alle 21) storia di un uomo in crisi personale che per credere in se stesso e sopravvivere decide attaccarsi al suo unico <em>tool</em><span style="font-style: normal">, dei genitali</span> enormi. “True Blood” e “Hung”, insieme a “Glee” sono serie televisive che continuano a crescere negli ascolti mantenendo fede alla qualità, avendo il pregio di fare riflettere l&#8217;audience. Proprio come accade in Italia in Rai e Mediaset.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Mattia Nicoletti</p>
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		<title>La rivincita del Cable. In USA la tv sta cambiando, e le serie tv di qualità conquistano il pubblico</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Aug 2009 08:11:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mattia Nicoletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[AMC]]></category>
		<category><![CDATA[Burn Notice]]></category>
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		<category><![CDATA[HBO]]></category>
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		<category><![CDATA[Networks]]></category>
		<category><![CDATA[Royal Pains]]></category>
		<category><![CDATA[successo]]></category>
		<category><![CDATA[TNT]]></category>
		<category><![CDATA[True Blood]]></category>

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		<description><![CDATA[Cable vs Networks. In USA i Cable Channels hanno conquistato con le serie tv la stagione estiva e si preparano a cambiare le regole.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In USA è stata una grande estate per i canali Cable. HBO, TNT, AMC, USA hanno conquistato i ratings con serie tv come &#8220;True Blood&#8221;, &#8220;Hung&#8221;, &#8220;Burn Notice&#8221;, &#8220;Royal Pains&#8221;, &#8220;In Plain Sight&#8221;, &#8220;Dark Blue&#8221;, &#8220;Mad Men&#8221;. E questa rivincita del Cable sui Networks (ABC, NBC, etc) è uno dei veri e importanti effetti positivi della crisi in atto sulla televisione.</p>
<p>Il dual-revenue stream dei Cable Channels, ovvero le entrate dovute alla pubblicità e il canone pagato dagli spettatori, consente di realizzare serie tv:</p>
<ul>
<li>di qualità</li>
<li>dirette a target ben precisi (interessanti per gli investitori pubblicitari)</li>
<li>con un minore rischio di cancellazione (importante per la fiducia degli spettatori)</li>
<li>possibili da rivendere per un secondo passaggio</li>
<li>di successo in home video (&#8220;True Blood&#8221; ha raggiunto 1.600.000 unità di box dvd della prima stagione venduti, con oltre 40 milioni di dollari di fatturato</li>
</ul>
<p>La crisi economico finanziaria ha imposto ai Networks di investire in certezze, in generi che il pubblico conosce e che danno sicurezza (il crime-drama su tutti), in serie globali non eccelse (&#8220;The Listener&#8221; e &#8220;Mental&#8221;) dirette però a un pubblico mondiale e messe in onda in contemporanea. E allo stesso tempo si sono trovati a cancellare rapidamente serie che avevano un pubblico ma ratings bassi con la conseguente delusione degli spettatori.</p>
<p>Questa nuova situazione che sta coinvolgendo Cable e Networks sta spingendo il Cable a produrre (inhouse production) e mettere in onda serie che prima erano vendute ai Networks che imponevano vincoli e decidevano le sorti dei tv show.</p>
<p>Un esempio è il caso di &#8220;Saving Grace&#8221; con Holly Hunter. Fox Television Studios ha deciso di cancellare la serie poichè &#8220;non sarebbe stato possibile recuperare i costi&#8221; (fonte: Los Angeles Times) e TNT ha deciso che produrrà per il 2010 la stagione finale.</p>
<p>Vedremo cosa accadrà in autunno quando i pezzi da novanta dei Networks torneranno sul piccolo schermo (&#8220;Grey&#8217;s Anatomy&#8221;, &#8220;Dr. House&#8221;, &#8220;Desperate Housewives&#8221; e altre), ma comunque qualcosa sta cambiando. Non ci resta che stare a guardare con la convinzione che la crisi, volenti o nolenti, impone cambiamenti, e restare ancorati a certezze e convinzioni può essere la scelta più sbagliata.</p>
<p>Mattia Nicoletti</p>
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