Julie Delpy rocks New York
Scritto da Alessandra Mattanza in New York | PermalinkE’ finita sulla copertina della popolarissima rivista The Village Voice con un titolo molto chiaro: “Julie Delpy rocks New York”. Ma non solo: ha avuto anche ben cinque grandi pagine di intervista conquistando la storia più importante. Del resto il suo nuovo film “2 Days in New York” è completamente girato nella Grande Mela, da Central Park a Downtown. Racconta la storia della visita di una famiglia francese, padre, l’attore di teatro Albert Delpy (il papà vero di Julie), la sorella e il fidanzato di lei, alla figlia e al fidanzato Chris Rock, che vivono nella Grande Mela. La Delpy interpreta proprio una fotografa di The Village Voice, che cerca di sfondare ed è disposta addirittura al compromesso di “vendere l’anima”. Vedi anche intervista realizzata durante il Sundance Film Festival 2012, dove la pellicola ha avuto la sua prima: www.leiweb.it/celebrity/cinema-e-tv/2012/julie-delpy-sundance-intervista-30472314396.shtml .
Nata nel 1969, la Delpy è attrice, sceneggiatrice e cantautrice. Dopo aver studiato regia alla Tisch School of the Arts, ha realizzato più di una trentina di film, tra questi “Before Sunrise” e “Before Sunset”, insieme a Ethan Hawke. Del resto, figlia di attori di teatro, la Delpy è cresciuta sulla scena, che ha frequentato fin da bambina. E’ anche musicista e ha realizzato l’album “Julie Delpy” nel 2003. Dopo essersi trasferita nel 1990 a New York è andata poi a vivere a Los Angeles e ora si divide tra lì e Parigi. Dal 2007 ha frequentato il compositore tedesco Marc Streitenfeld, con cui ha avuto suo figlio Leo nel 2009. Ha preso cittadinanza americana, anche se ha mantenuto pure la sua nazionalità francese. “Odio che gli uomini abbiano quelle fantasie sulle donne francesi che siano tutte dolci e carine” ha detto nell’intervista a The Village Voice. “Il mio personaggio Marion è totalmente reale, è un “a lot of work” (“un sacco di lavoro”, molto complicata e difficile, come si sta a indicare in inglese, n.d.r.). (…) Ma in fondo gli uomini sono “a lot of work”. Ora sono “prime donne” ancora più delle donne. Sono molto sensibili. Si offendono per nulla.”
Ma quello che emerge di più nel film è lo spirito di New York stessa, con una verve ironica alla Woody Allen, ma anche un po’ francese ed europea: con i vicini disposti a farti sfrattare per impossessarsi del tuo appartamento, la droga che si trova ovunque, l’ossessione del sogno americano che forse si realizza e forse no (la gente compera alla fine le sue opere, perché pensa che lei sia una malata terminale e che possano, quindi, assumere un valore monetario).
Alla fine, è l’amore a vincere su tutto, anche se resta pur sempre, nonostante le numerose risate, un po’ di amaro in bocca. Ma, probabilmente, quella del “dolce e amaro” è proprio la filosofia stessa della Delpy, come ha espresso nella sua vita di artista. Del resto come dice il suo personaggio nel film, prima che la sua anima venga venduta: “My gallerist promised me she’s not going to sell my soul to the devil – just some rich motherfucker”.














































