Riaprire i bordelli?
Scritto da Daniele Protti in On the Road | PermalinkDue anni fa si è ricordato il cinquantenario della Legge Merlin, che aboliva le “case chiuse” o casini. Da un paio di mesi su alcuni giornali locali del Veneto e della Lombardia si trovano alcune notizie relative a iniziative di sindaci che cercano di arginare il flusso di prostitute (al 90% di colore) nelle strade periferiche dei paesi. E di solito il “Non se ne può più” è accompagnato da “se se ne stessero tutte in una casa, sarebbero più controllate”. E ci sarebbe meno traffico di auto e camion. Legge e sanità sarebbero più rispettate, dicono. E’ vero? Sarebbe un rimedio praticabile?Questo “ridateci i casini” è un venticello che soffia, e forse non va sottovalutato, anche perchè tocca un aspetto razziale, e per questo non è catalogabile come una “nostalgia” del “bel tempo che fu” (anche Tinto Brass, come Indro Montanelli, ha rimpianto i casini a 15 lire la singola e 25 la doppia….).
Memorabile fu una intervista di Oriana Fallaci (sul settimanale L’Europeo) proprio alla senatrice Merlin , nella quale la parlamentare socialista sottolineava con forza il valore della sua legge anche rispetto al problema della dignità della donna. Che se ne riparli (più o meno sottovoce) oggi fa pensare, non solo in rapporto al problema dell’immigrazione. Che, in ogni caso, ha una sua valenza: oggi si riparla dei bordelli non per una “nostalgia” di chi li ha frequentati (sono rimasti pochi superstiti), ma soprattutto in termini di ordine pubblico.
E’ un’idea completamente peregrina, oppure c’è chi la prende in seria considerazione?








































