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6.10.2011

L’inquietante Lega

Scritto da in On the road/Politica | Permalink

Scusate la premessa personale. Sono nato a Mantova, famiglia mantovana da parecchie generazioni, due matrimoni con due mantovane, mio figlio è nato a Mantova (anche se è diventato milanista ma testaccino doc….).Non mi sento padano, ma italiano italiano. E considero italiani i miei amici palermitani,  toscani, veneziani, romani eccetera. Non ho mai preso sul serio le giullarate leghiste (costruite su una clamorosa falsificazione/ignoranza storica) sull’origine celtica dei popoli padani oppure i riti a Pian del Re (Cuneo), con ampolle e acqua del “dio Po”, oppure la volgarità ruspante di Umberto Bossi. Tuttavia mi ha sempre inquietato la facilità con cui le bugie attecchivano nel cosiddetto “popolo padano”, cioè le cosiddette falangi bossiane. Pochi esempi. Mantova, a proposito, fu fondata dagli etruschi. Venivano dal centro della penisola. Il reticolato di argini e canali dell’entroterra veneziano fu costruito quando, alcuni secoli prima di Cristo, da Siracusa furono mandate al Nord migliaia di “immigrati” di allora nella Magna Grecia, la Sicilia orientale (insomma, erano greci). Il melting pot della pianura padana non ha solo questi ben documentati precedenti, ma si è accentuato nella lunga fase delle “invasioni barbariche”, quando Unni e altre popolazioni scendevano dalle valli bergamasche, bresciane e dal Brennero per saccheggiare. E, come è sempre avvenuto nelle invasioni, le prime vittime erano le donne. I leghisti che parlano di “pura razza padana” non sanno di che parlano, non sanno neppure di scimmiottare tragicamente i teorici della “pura razza ariana” che circondavano Hitler. Si può sorridere di questi bla-bla di molti  leghisti. Ma non sottovalutarli.

Ora il ritorno all’uso della parola “secessione” mi inquieta. Non in sè ma perchè si collega a tanti altri segnali di decadimento del tessuto sociale (che, come sempre nella storia, accompagna quello del tessuto economico).  Vent’anni fa iniziarono le terribili e sanguinosissime guerre nella vicina ex Jugoslavia; oggi non avverto la paura di uno scivolamento analogo (troppe e troppo profonde sono le differenze), anche se temo i cretini  che si eccitano e che gustano assaporare la violenza, convinti magari di essere nel giusto grazie a slogan e parole d’ordine sancite dal sacro prato di Pontida. E mi inquieta soprattutto  la forza che alle fandonie storiche viene da quella che, nel corso degli anni, è diventata la Lega, grazie  anche alla “frequentazione” delle cosiddette stanze del Potere (finanziamento pubblico, ecc.).

Umberto Bossi disse “La Lega è il partito più democratico di tutti”. Una concezione disinvolta della democrazia. Leggete l’articolo odierno di Gian Antonio Stella sul Corriere : Bossi, nel corso degli anni, ha espulso o emarginato quasi tutti i cofondatori, bastava un mancato “signorsì”. Stile staliniano, ma poi Bossi si è “berlusconizzato” al punto da decidere (in barba alla democrazia) chi sarà il suo sucessore: non un Alfano ma suo figlio, pluribocciato a scuola , famoso come “il Trota”. Che fa il paio con l’impudenza di quell’ineffabile aspirante dentista  Calderoli che  (ridendo) esultò per l’accordo sulla legge elettorale in vigore tutt’ora- definendola “una porcata” (e Giovanni Sartori coniò quella legge come il “porcellum”). Per non parlare dell’ ing.Roberto Castelli, che giorni fa ha pesantemente insultato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Castelli è uno dei volti della Lega odierna:viceministro, ha giurato fedeltà alla Costituzione (incrociando le dita?), gode di tutte le prerogative e dei privilegi garantiti da uno Stato democratico. Ma, evidentemente, non tiene vergogna.

Eppure qualche elemento nuovo c’è. Proprio alla cerimonia paganeggiante dell’ampolla e del “dio Po”, lo scorso 16 settembre, sul Monviso c’erano anche molti sindaci leghisti infuriati per i tagli della manovra che incidono sui servizi ai cittadini. E hanno espresso la loro insoddisfazione. Perchè sono i rappresentanti della Lega più autenticamente a contatto con “la gente”. E sanno che la parola “federalismo” si deve incarnare in azioni, non rimanere uno slogan equivoco da agitare per un baratto: o quello che vogliamo noi o secessione. Fingendo che l’Italia non esista. O dimenticando che alla fine degli anni Cinquanta più di un milione di quelli che chiamano “terroni” sini venuti al Nord, a lavorare nelle fabbriche del “triangolo industriale”. Quasi sessant’anni fa: da allora quei “terroni” vivono qui, hanno fortemente contribuito alla ricostruzione postbellica del Paese, le loro famiglie sono cresciute e si sono moltiplicate. Pura razza padana? No, italiana. Qualcuno può ricordare la storia alla curva da stadio del prato di Pontida?


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    Commenti dell'articolo (5)
    • ornella54 | 7 ottobre 2011 alle 19:31

      Gentile direttore, la Storia fanno di tutto per cancellarla dalle scuole, basti vedere quale riconosciuta autorevolezza circondi il nome dell’attuale ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca. Tutto ciò che scrive mi trova concorde: nata a Torino da genitori torinesi, figli a loro volta di genitori contadini che provenivano da almeno tre province piemontesi differenti (ché a fine Ottocento si migrava anche dalle magre campagne della Valsesia…), mi sono sempre considerata italiana. Tra le mie migliori amiche una è lombarda, una marchigiana, una è sarda, una della Basilicata. Quando sento parlare della Padania vorrei poter sorridere, come se stessero parlando di Atlantide, di Narnia, della Terra di Mezzo. Il guaio, direttore, è che ai miei tempi si studiava la Storia, adesso si programma a tavolino l’ignoranza delle nuove generazioni, perché sanno bene che gli ignoranti sono facile preda delle manipolazioni mediatiche.
      Tre anni fa l’attuale governo ha lanciato un attacco senza precedenti contro la scuola pubblica e la solidarietà dei media è stata a malapena percepibile, ma come diceva Calamandrei nel 1950: “Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. “

    • ENLBTA (ente nazionale liberi troll terragni e acquiferi) | 9 ottobre 2011 alle 18:17

      Sono d’accordo con Ornella58 ma-anche con Donatella e Marina (a scanso di bannature, grazie buonasera).

    • Marino | 9 ottobre 2011 alle 21:25

      famoso come “il Trota”
      -
      il figlio di DiPietro “contadino pane e vino” è famoso come il “Carpa Im-bucatino”.
      Mentre Bersani chi lo conosce lo chiama il “Gorgonzola”, non chiedetemi perché
      Rosy Bindi: questo signore invece è detto “Giovannona Nonsallunga”, potrei continuare, basta chiedere..

    • daniele protti | 10 ottobre 2011 alle 08:15

      Grazie Ornella 54 per la splendida citazione di Calamandrei. Purtroppo immagino che si sia tanta gente pronta a chiedersi “Calamandrei chi?”.
      Quanto a Marino, non c’è bisogno che continui. Tutto prevedibile, ma c’è una differenza tra il clima da bar e la vicenda del “Trota”: quell’epiteto lo ha coniato il padre. Al bar, naturalmente.
      Non ho capito ENLBTA.

    • Marco | 20 luglio 2013 alle 11:17

      Gent. Sign. Direttore, pur condividendo in parte il contenuto del suo editoriale, vorrei tuttavia evidenziare alcune inesattezze. Lungi da me ogni forma di “leghismo” tuttavia, la presenza di popolazioni di cultura celtica in Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna non è un’invenzione dei leghisti, ma una realtà documentata da archeologi e storici. Forse non ha caso, i dialetti di tali regioni sono definti da lingusti e filologi “Gallo- Italici” o “Gallo- Romanzi”, perchè si formarono su un sostrato linguistico gallico. Gli etrusci dall’VIII sec. A.C. allargarono il loro dominio verso l’Emilia e la Lombardia, soprattutto per controllare le vie commerciali verso l’Europa centrale. Tuttavia, come evidenziato anche dai dati archeologici, non dobbiamo pensare ad una colonizzione di massa o alla spostamento di intere popolazione, quando alla fondazione di alcune città ed empori commerciali nei quali, come nella frontiera americana dell’Ottocento,l’elemento etrusco, si fondeva con le culture presenti in loco (galli, liguri, veneti ecc.). In ogni caso nel IV sec. A.C. l’Etruria padana fu spazzata via dall’invasione celtica. L’entroterra veneziano, e neppure la laguna, ha mai conosciuto una “colonizzazione” da parte dei siracusani o di altri greci. Semmai Tito Livio parla dello sfortunato tentativo del re spartano Cleonimo di conquistare l’area lagunare nel 302 A.C. In realtà le origini di Venezia sono ormai ben chiare, e risalgono ben mille anni dopo! Gli Unni non passarono mai dalle valli bergamasche, nè tantomeno dal Brennero, nè occuparono mai stabilmente l’Italia. Le altre popolazioni che si insediarono in Italia, come gli ostrogoti e, successivamente, i longobardi, non erano “etnicamente” compatte, ma il frutto di precedenti aggregazioni di diversi gruppi. Inoltre non erano molto numerosi, secondo alcuni storici i longobardi saranno stati al massimo il 5/8 % degli abitanti, più o meno quanto oggi incidono gli extracomunitari nella popolazione italiana, e si insediarono soprattutto nell’Italia nord occidentale.In realtà, come i recenti studi sulla genetica delle popolazioni hanno dimostrato, in Italia, e quindi anche nella valle Padana non è documentato alcun melting pot. Detto questo condivido le sue parole sulla Lega, movimento, e poi partito, nato su alcune istanze che erano giuste e che poi furono “copiate” da altre forze politiche, pensiamo al federalismo o ai tanti sprechi del nostro stato, ma che nulla fece per portarle avanti. Tuttavia, con la debolezza della Lega e con la crisi economica, non cadiamo in una trappola: ignorare la cosidetta “questione settentrionale”.
      Cordiali saluti

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