| | | Un miliardo di euro buttato via, in silenzio
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7.2.2012

Un miliardo di euro buttato via, in silenzio

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Credo sia opportuno segnalare un articolo di ieri nell’inserto Economia del Corriere della Sera. Sergio Rizzo (arrichapeau per l’ennesima documentazione accuratissima di fatti e misfatti del nostro Paese) racconta la storia del Ponte sullo Stretto di Messina. Perdonatemi se parto dalla fine: qualcosa come un miliardo di euro viene e verrà gettato dalla finestra. In altre parole: con quella cifra oggi non staremmo a preoccuparci troppo di spread, di agenzie di rating, ecc. L’Italia sarebbe in una situazione un pò meno drammatica di quella attuale.

Scrive Rizzo che il senatore Giampiero D’Alia (Udc) ha parlato di “cricca del Ponte” e ha affermato: “Quello che interessa ai signori del Ponte non è fare il ponte ma fregarsi la penale”, spiegando che “l’opera non è stata definanziata da Mario Monti , ma regnante Silvio Berlusconi” quando aveva capito che l’Europa non la riteneva più realizzabile. Non ci furono proteste allora (ricorda Rizzo), non ci sono oggi quando il Cipe dirotta quasi 1,8 miliardi di euro per il Ponte verso altre opere. Finora l’operazione Ponte è costata 250 milioni di euro (500 miliardi delle vecchie lire, per capirci). “C’è un progetto definitivo, c’è pure un contratto firmato. Nel caso non venisse onorato, le penali potrebbero raggiungere 800 milioni. Totale: un miliardo buttato dalla finestra”.

Rizzo ricorda i precedenti: il contratto del governo Berlusconi con Eurolink (prima che tornasse , per poco, Romano Prodi a Palazzo Chigi, e revoca i finanziamenti). Poi rivince Berlusconi e riesuma il contratto con i finanziamenti. Poi, racconta Rizzo, un silenzioso colpo di scena.  Ottobre 2011 (quattro mesi fa) alla Camera mozione dipietrista  che recita “il governo è impegnato alla soppressione dei finanziamenti per la realizzazione del ponte”. Dovrebbe essere largamente bocciata, invece viene approvata: addirittura il rappresentante del governo in aula dà parere favorevole alla mozione dipietrista. Larga astensione tra i deputati Pdl. Oltre al voto dei leghisti, Di Pietro incassa il sì del coordinatore del Pdl, Denis Verdini, dei ministri Gelmini, Brambilla  e dei sottosegretari Ravetto, Saglia e Crosetto. Tutti berlusconiani doc.

La conversione a U dell’ex premier e dei suoi deputati è drastica, improvvisa e non spiegata. Una buona notizia? Fino a un certo punto, se si pensa a quegli 800 milioni di penali da pagare. E che avrebbero potuto essere evitati (qui le responsabilità toccano anche i governi di centro sinistra) se, con una progettualità di lungo respiro, fosse stata imboccata la strada delle “autostrade del mare”. Ne riparleremo.


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