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Testata
9.1.2013

Monti è una risorsa per il Paese?

Scritto da in On the road/Politica

Mario Monti è una risorsa per la Repubblica italiana? L’ho pensato con forte convinzione fino alla sua “salita in campo”, ora -più cautamente- credo che può essere una risorsa per il Paese (e francamente lo spero). I dubbi vengono da alcuni atteggiamenti del professore, che mi sembra pecchi di imprudenza nel momento  in cui diventa per la prima volta leader che si candida a continuare a governare l’Italia da Palazzo Chigi. Imprudenza che probabilmente nasce dall’inesperienza (non parlo di arroganza intellettuale). Ma l’inizio della “sua salita in campo” è stata faticosa. Non è riuscito ad aggregare in una unica lista per la Camera le componenti dei suoi sostenitori (insomma Casini, Fini, Montezemolo). Poi ha scoperto (o gli hanno fatto scoprire) twitter, adeguandosi -secondo me anche divertendosi, come capita a tutti i neofiti inesperti- all’incultura sincopata di questo strumento, forse utile per fare battute, o una politica low level, forse pop ma insolita per l’aplomb di un personaggio come il professore. Ma soprattutto ha sottovalutato  Berlusconi, pensando di poter raccogliere abbondantemente i voti dell’area di centrodestra del Cavaliere. Si diceva: Monti vince se arriva secondo, dopo il PD.

Ipotesi da escludere ormai: se gli va bene arriva terzo. Il che significa che dovrà contrattare – con il PD o con Berlusconi- le condizioni per assicurare il suo appoggio alla formazione di un governo. Qui sta il punto dolente: Monti ha detto chiaramente che vuole restare a Palazzo Chigi. Ma come fa se arriva terzo? Difficile pensare  che possa “trattare” con Berlusconi, è chiaro. Ma è altrettanto difficile che possa dire a Bersani: se vuoi i “miei” voti io comunque resto a capo del governo.

Per cui ci possono essere almeno tre ipotesi teoriche: non si accorda nè con SB nè con Bersani, e vuol dire che nel 2013 torneremo a votare un’altra volta; si accorda con Bersani e accetta di fare il ministro dell’economia; si accorda con Bersani (assicurandogli i voti parlamentari per avere una piena maggioranza, non risicata ed esposta al pericolo di una ripetizione, con Vendola, dei vergognosi precedenti dei governi Prodi silurati da Bertinotti) e diventa presidente della Repubblica. Volendo, c’è una quarta ipotesi: Bersani, pur di non tornare a nuove elezioni (soprattutto in un anno tremendo per l’economia), fa il grande gesto e lascia Monti la presidenza del Consiglio, pur di garantire la governabilità del Paese.

Vedremo. Intanto un suggerimento si potrebbe dare al professore: scelga bene  collaboratori e press-agent per la sua nuova esperienza di campagna elettorale. Se non altro per evitare ingenuità o uscite discutibili come la “scivolata” sull’Imu. Qualche giorno fa Monti ha detto che dovrebbe essere rimodulata per attribuirne una parte più cospicua agli enti locali. Ma prima dov’era? Non poteva farlo l’altro ieri (storicamente parlando, cioè poco più di un mese fa) quando era Presidente del Consiglio prima dello scioglimento delle Camere ?

D’accordo, l’inesperienza delle campagne elettorali conta, eccome. Per cui certi errori si possono capire. Ma sono errori che incrinano l’aura di santità di cui è circondato il professore. Spero vivamente che abbia tempo per rimediare, anche se la campagna elettorale è una delle situazioni più bastarde che si possano immaginare: gli errori si pagano doppio. Almeno.

 


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11.12.2012

Siamo un paesi di smemorati?

Scritto da in On the road/Politica

Da tempo seguo con attenzione Corriere.it, ma anche Repubblica.it , e in particolare Il Post di Luca Sofri e l’Huffington Post a cura di Lucia Annuziata. Mi colpiscono molto gli interventi dei lettori, sui due Post e sui due quotidiani. La grande maggioranza dei commenti è una miscela di sfoghi e invettive, talora ai limiti dell’ ingiuria. Con un leit motiv prevalente: l’accusa ai politici. Niente di sorprendente, soprattutto in questo periodo. Talora sono commenti lapidari, scritti da persone infuriate e deluse, ed è difficile distinguere il “grillino”dall’elettore pidiellino o sinistrese perchè gli argomenti sono analoghi, espressi con maggiore o minore furia. Il particolare che mi inquieta è questo: la mancanza di memoria. C’è una neoblogger dell’Huffington Post, Anna Kanakis (miss Italia del 1977, breve carriera politica nell’UDR -segretario Clemente Mastella- e prima attrice in una trentina di film -non memorabili- ora scrittrice , due  romanzi pubblicati da Marsilio) che esordisce dando dell’ingrato a  Mario Monti perchè si dimette. A chi le ricorda che è stato sfiduciato dal Pdl risponde imperterrita: con tutte le sofferenze imposte agli italiani non deve dimettersi. Comprensibile o meno  il ragionamento (per me è stato difficile seguirlo, confesso), rimane la dimenticanza del perchè era stato chiamato Monti: cercare di impedire la bancarotta del paese, che il governo precedente Berlusconi-Tremonti aveva sottovalutato (per usare un eufemismo). Cioè la realtà di un paese che galoppava a spron battuto verso le condizioni della Grecia e con una credibilità nel consesso europeo pari allo zero-

Il “Monti ingrato” dell’ex mastelliana è, nei blog, purtroppo in buona compagnia: con centinaia anzi migliaia di persone convinte che la crisi è scoppiata nell’ultimo anno, con Monti. Perchè una smemoratezza così pervicace?

Sono convinto che se non ricordiamo bene lo “ieri” non siamo in grado di capire bene il presente, l’oggi. Mi è capitato, per esempio, di sostenere polemiche con lettori sul tema Fiat/Pomigliano, e mi sono accorto che i “contestatori” ignoravano il passato dell’Alfasud, le scandalose percentuali di assenteismo a Pomigliano, la realtà di un mercato automobilistico nazionale che da due anni conosce solo il segno “meno”. Eppure, quando la Fiat pochi giorni fa ha licenziato mille operai polacchi a Tichy, la Fiom ha protestato. Mi chiedo: possibile che abbia dimenticato che la ristrutturazione e la riapertura di Pomigliano era proprio per spostare la produzione della Panda dalla Polonia all’Italia (quindi una notizia annunciata prima ancora di posare un nuovo mattone a Pomigliano)? Possibile che non conosca i dati di vendita delle auto in Italia (ove la Fiat ha soltanto il 30% del mercato, il 70% è di auto estere)? Ecco, è questa perdita di memoria storica  ma anche più recente che mi preoccupa, perchè alimenta soltanto acredine  e la promessa grillina del “adesso arriviamo noi, tutto cambia” (l’avevamo già sentito nel 1994, alla “discesa in campo” di SB).

Per questo ho pensato di dedicare un numero de L’Europeo, nel 2013, a una parte della storia non antica ma moderna del nostro paese, in particolare alla storia di Iri/Partecipazioni Statali/Cassa del Mezzogiorno. E’ la storia del continuo intervento dello Stato per sostenere l’economia e soprattutto le imprese in perdita (e anche gli industriali non hanno fatto una gran bella figura, anch’essi sempre in coro con i sindacati a chiedere l’aiuto dello Stato). Ho rivolto a decine di persone  (colleghi giornalisti, politici, economisti compresi) questa domanda: quanti erano i dipendenti IRI nel dopoguerra, nel momento di più ampia occupazione? Nessuno si è anche lontanamente  avvicinato alla cifra del top nel 1980 : 556.659 dipendenti (scesi a 263mila nel 1995). Eppure, sono convinto, sta in questa rilettura della storia sociale e industriale italiana la possibilità di comprendere le radici del deficit pubblico italiano, e lo strano “gioco delle parti”  tra imprenditori, Stato e sindacati. Ricordo quando, seguendo le Finanziarie, negli anni Ottanta, leggevo nei testi approvati alla Camera i finanziamenti alla Fiat, a molti imprenditori siderurgici bresciani  e bergamaschi, ma anche friulani. Gli stessi che poi, anni dopo, trovai in prima fila a sostenere il movimento leghista. Credo che il valore della memoria vada riscoperto, soprattutto per capire il nostro oggi e immaginare il nostro domani.

Detto questo, mi scuso se l’argomento è un pò, come dire?, plumbeo. Infatti a volte mi chiedo: ma io che ci faccio qui, qui nel sito Leiweb, a parlare sempre di argomenti pesanti, magari noiosi? Bèh, qualche volta proverò a cambiare registro, magari tornando a reportage di viaggio (come sulla Highway 61). Oppure raccontando qualcosa (solo qualcosa però) di quella straordinaria  esperienza appena iniziata: già, sono diventato nonno.

Intanto, buon natale a tutti e tutte

file://localhost/Users/danieleprotti/Desktop/L’EUROPEO_auguri_2012.pdf

 


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13.9.2012

Piove, governo ladro

Scritto da in Senza categoria

Continuo a credere nel valore delle notizie verificate. E sottolineo verificate. Spesso infatti, sulla carta stampata e sul web, leggo affermazioni-titoli-dichiarazioni, il cui scopo immediato -mi sembra- è quello di étonner il lettore: sorprenderlo, scandalizzarlo, impressionarlo. Anche se la notizia è stravolta, o addirittura falsificata. Per esempio. Sono un molto altalenante frequentatore del sito Dagospia, ma talvolta ne scorro i titoli. Ieri,12 settembre, per esempio mi è bastato il titolone di apertura che quasi letteralmente diceva: i giornali vicini alla Fiat, La Stampa e Corriere della Sera, si guardano bene dal chiedersi perchè Marchionne (scritto Marpionne) si prepara a investire miliardi (di dollari? di euro? di yen? Dagospia non precisa) a Detroit.

Capisco il “diverso parere”, ma la disinformazione no. Dagospia (per carità, non isolata, anzi) si vede che consulta poco le fonti -italiane e straniere- perchè altrimenti avrebbe già la risposta in tasca.  Cito  Automotive News, autorevole sito americano ed europeo, anche se la notizia è riportata dalla stampa americana, europea e italiana (non solo Stampa e Corsera, per intenderci). Marchionne ha annunciato un programma di investimenti negli Usa nei prossimi due anni per un motivo molto semplice: Fiat-Chrysler negli Usa da gennaio ad agosto  ha venduto 1,1 milioni di veicoli, con un + 24% sullo stesso periodo del 2011 (superando i dati di GM e Ford) . La Rai (“Presa diretta“) come Dagospia ha ignorato questi dati, e  sorvolato  sui dati UNRAE che registrano, per il gruppo Fiat in Italia da gennaio ad agosto 2012, un calo del 20,20%. Praticamente una debacle.

La domanda “ma perchè Marpionne non investe in Italia?” ha una risposta elementare: i danè il gruppo Fiat-Chrysler li fa negli Usa, in Brasile, in Asia. In Italia perde, e di brutto ( non da sola peraltro). Ha investito centinaia di milioni di euro per  rifare (letteralmente) la vecchia Alfasud di Pomigliano, trasferendo la produzione della Panda dalla Polonia (dove i costi sono molto inferiori, soprattutto il costo del lavoro) a Pomigliano.  Marchionne ha investito in Italia, ma per ora il risultato è il ricorso alla cassa integrazione anche nella nuova Pomigliano: perchè il mercato non tira.

Per carità, ciascuno è libero di esprimere la propria opinione su Marchionne, la Fiat e quant’altro. Ma, per cortesia, non a prescindere dai fatti. Un esempio analogo di questi giorni è la vicenda dell’Alcoa, nel Sulcis. Anche in questo caso la memoria corta (eufemismo) gioca brutti scherzi. Stiamo ai fatti: la data di chiusura della fabbrica di alluminio (di proprietà svizzera, ma con sostegno pubblico italiano per contribuire largamente alla bolletta elettrica) era nota da anni. Ma tutti, a cominciare da operai e sindacati, erano abituati a pensare che, alla fine, interveniva il “pubblico” per risolvere i problemi. Cioè la Regione Sardegna. Che non ha più un soldo in cassa. Discorso analogo vale per le miniere di carbone del Sulcis, riaperte nel 1985 dall’Eni (pezzo forte dell’allora galassia delle Partecipazioni Statali) investendo 712 miliardi di lire. Praticamente inutili, e nel 1993 l’Eni abbandona la partita. Interviene lo Stato, prima con 420 miliardi poi, con la Regione (che ha acquisito le miniere nel 1996 al costo di 600 milioni dieuro), costringendo l’Enel a comprare elettricità da CarboSulcis a un prezzo clamoroso: pari al 222% di quello di mercato (costo riversato sulle bollette di tutti). Oggi siamo a verificare che l’unico fatto certo sono i miliardi dei contribuenti  buttati via.

Bene, questo è il quadro, e resto sbalordito quando l’altro ieri sento la segretaria della Cgil, Susanna Camusso, proclamare ai microfoni Rai che ci vuole “l’intervento pubblico” (senza mai pronunciare la parola “Confindustria” : non è anche questa  nel pianeta Terra e nel Paese Italia?). Ultima annotazione: a proposito dei giornali filo Monti, ecco il titolo di un articolo sulla vicenda sarda “Basta gettare miliardi in quel buco nero delle miniere del Sucis”. La Repubblica, Affari e Finanza, 10 settembre, pagine 1 e 10.


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23.8.2012

L’abitudine ai pessimi esempi

Scritto da in On the Road

Ci sono “bufale apocalittiche” che hanno scatenato l’attenzione e la paura di milioni di persone nel  mondo: mucca pazza, l’antrace, l’aviaria, l’influenza suina ecc. Lo ricordava Andrea Kerbaker in uno splendido libretto (Ponte alle Grazie editore) di due anni fa. Bufale, cioè balle che hanno acquisito dimensione planetaria anche se originate da pochi casi accertati e tanto tam-tam non verificato e irresponsabile. Mi sorprende la credibilità acquisita facilmente dalle “bufale” e, invece, l’indifferenza di tanta gente  a scandali conclamati e sotto gli occhi di tutti. Leggo oggi sul Corriere della Sera l’editoriale di Sergio Rizzo dal titolo “Le mani bucate delle Regioni”. Rizzo, è giusto ricordarlo, documenta con martellante continuità le nefandezze del ceto politico italiano nella gestione della “res publica”. Spesso, con Gian Antonio Stella, costringe gli ultras berlusconiani  Belpietro e Sallusti a far scoprire (in parte) anche ai loro lettori del Giornale e di Libero che l’amministrazione pubblica va male. Ma dedicando comunque poca attenzione, per esempio,  a quanto documentato la settimana scorsa da Rizzo sulle prebende dei consiglieri regionali del Lazio (maggioranza di centrodestra), o sulle acrobazie dell’ex presidente della Regione Sicilia (l’elenco potrebbe continuare). Eppure -nonostante  crisi economica,  tasse,  terremoto, spread, cassa integrazione, disoccupazione eccetera- nulla di questa realtà acquisisce nell’opinione pubblica la forza di una qualsiasi delle “bufale apocalittiche” citate. Mi chiedo perchè.

Eppure, mi dico, tutti quanti siamo in grado di sapere e di essere documentati  sui costi incredibili delle varie amministrazioni pubbliche. Tutti sappiamo che  dai quasi mille tra deputati e senatori  non è venuto un solo segnale di esempio virtuoso per fronteggiare la crisi, resistendo persino al taglio delle “auto blu” voluto dal governo Monti. Lo so, la parola “esempio” è fuori di moda, o comunque ci siamo abituati alla normalità del “pessimo esempio” che viene dai nostri eletti. Però non va bene, e se in dieci anni la spesa pubblica regionale è passata da 119 a 209 miliardi  di euro, c’è proprio del marcio, non in Danimarca ma qui in Italia. Per questo mi chiedo: ci siamo arresi all’abitudine dei pessimi esempi, è diventato “normale” che dai nostri eletti vengano soprattutto pessimi esempi?


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31.7.2012

Calderoli, famoso per una “porcata”. Povero Maroni

Scritto da in On the road/Politica

Roberto Calderoli è famoso soprattutto per due eventi: la riforma  elettorale da lui proposta e da lui definita “una porcata”; la sceneggiata del falò di carta quando era ministro per la Semplificazione Burocratica. Del primo evento si continua a parlare proprio in questi giorni, per il braccio di ferro sulla riforma della “porcata”. Il secondo evento viene ricordato come unico episodio  dell’attività di un ministro della Repubblica, appunto un falò di carte che vennero spacciate per leggi/regolamenti/ordinanze eccetera  che il ministro aveva ridotto a carta straccia da bruciare (ma non venne diramato alcun elenco attendibile che quelle carte fossero  qualcosa di diverso dalla carta straccia). Volendo, si potrebbe ricordare un terzo evento: l’apertura di una dependance di alcuni ministeri (quello delle riforme, ohibò allora detenuto da Umberto Bossi, e quello di Calderoli) alla Villa Reale di Monza. Ufficio aperto e chiuso, manco c’era il telefono. Ma giornali e tv propagandarono l’evento, e questo era lo scopo “simbolico” . Calderoli è tornato all’onore delle cronache (diciamo così) quando si aprì, nella Lega, lo scandalo dei finanziamenti  allegri, di uomini della Lega posti dal cassiere (?) Belsito in consigli di amministrazione e  anche per il pagamento degli affitti della residenza romana dell’onorevole ministro Calderoli.

Di un siffatto personaggio non si riesce a capire la forza politica: l’unico provvedimento che porta il suo nome si chiama “porcellum”. Per il resto, niente, se non le sue risate, la sguaiatezza e la volgarità dei suoi commenti. Eppure Calderoli continua ad intervenire come un autorevole esponente della “nuova Lega”. Certo, di questioni politiche non parla (come prima), ma ride molto.La nuova Lega di Bobo Maroni (ben altra statura, sia chiaro) come può avere ancora un Calderoli come  ”autorevole” esponente  del vertice del partito? E’ un piccolo mistero che molti spiegano così: Maroni ha dovuto subire questa presenza, per non rompere definitivamente con Bossi. Possibile, forse anche probabile, ma spiace vedere una persona perbene come Maroni doversi  ”confrontare” (disem inscì) con un Calderoli (e lasciamo perdere quel Borghezio, piombato nella Lega da un passato di ultradestra).


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13.7.2012

Disinformatja old style

Scritto da in Senza categoria

La scarsa informazione talora provoca guai anche ad autorevoli commentatori, con tanto di editoriali a disposizione. Oggi leggo, su un settimanale allegato a un quotidiano, un articolo dal titolo: “Dov’era la politica mentre Marchionne smantellava la Fiat?”. Nel testo sono contenuti vari errori che nascono, evidentemente, da scarsa informazione o dalle “vox populi” che abbondano, ma non per questo sono corrette. L’autorevole autore, per esempio, scrive che 20 anni fa in Italia si producevano due milioni di auto all’anno, “ora siamo a 400mila, meno di Slovacchia e  Polonia”. Già, ma in Slovacchia ci sono impianti non slovacchi ma tedeschi (Volkswagen), in Polonia a Tichy si produce ancora la Ford Ka e si produceva la Fiat Panda, finchè non è stata portata (da Marchionne) in Italia, a Pomigliano. Aggiunge, l’autorevole giornalista, che in Italia si produce la metà delle auto prodotte in Inghilterra (già, ma le fabbriche  inglesi sono dell’indiana Land Rover-Jaguar, della giapponese Nissan), un quarto della Spagna (fabbriche Seat, proprietà VW), un decimo della Germania (e finalmente l’autorevole giornalista ha ragione: Mercedes,Bmw e VW sono tedesche). Poi aggiunge: “da grande nazione esportatrice siamo diventati l’unica potenza industriale che importa automobili dall’estero” . Peccato che non è una novità: sono quasi vent’anni che il mercato italiano di auto vendute vede una maggioranza del 70 e più per cento di auto straniere. Donde la domanda: ma non se ne è mai accorto, anche soltanto guardando le auto passare sulla Cristoforo Colombo, a Roma?  Forse è anche smemorato, perchè non ricorda che quando Marchionne fu chiamato alla Fiat l’azienda torinese era alla frutta e stava per essere ceduta alla General Motors. Chieda ai suoi valentissimi colleghi di farsi raccontare la vicenda del “put” (che salvò la Fiat). Perchè nel 2004, caro collega, l’industria dell’automobile in Italia era già alla frutta. Non c’era bisogno di Marchionne per raggiungere il risultato di “smantellare la Fiat”.

Poi l’autorevole collega aggiunge: “la Fiat ha usato il generoso sostegno pubblico per chiudere uno dopo l’altro gli stabilimenti e portare la produzione all’estero”. Quali stabilimenti chiusi? Uno solo in realtà (oltre al recente caso di Termini Imerese, costruito a suo tempo grazie al “generoso sostegno pubblico, ma Marchionne non c’era): l’Alfa di Arese, la cui produzione venne portata, purtroppo, a Pomigliano, dopo l’incauto (per usare un eufemismo) acquisto dell’Alfa per impedire che la prendesse la Ford. Un micidiale errore strategico. La mancata informazione, quando appare sulla carta, diventa disinformazione. Peccato. Perchè basterebbe leggere quanto scrive e documenta correttamente il suo giornale . D’altronde l’editoriale/rubrica dell’autorevole collega si chiama “Contromano”. E stavolta c’è andato davvero: su strada si prende la multa (se va bene, o si incorre in crash peggiori), su carta si fa disinformazione.

P.S. So bene che qualcuno dirà o penserà o scriverà: ma tu scrivi su un giornale RCS, dove la Fiat ha il 10 virgola per cento, e qui stai difendendo la Fiat. Non difendo Marchionne, ma semplicemente i fatti. E basta leggere le 150 pagine del numero di giugno de L’Europeo (“Storia della Fiat -dalla famiglia Agnelli a Marchionne”)  per fare le opportune verifiche.


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9.7.2012

Codacons, bufale metropolitane

Scritto da in On the Road

La notizia: l’associazione CODACONS  ha chiesto alla Procura della Repubblica di Milano di sequestrare tutte le auto con motore diesel circolanti a Milano e provincia. Sono circa un milione e ottocentomila (1.800.000). Codacons afferma che una recente dichiarazione dell’OMS (Organizzazione mondiale della sanità)  parla dei motori diesel  che hanno emissioni cancerogene. Peccato che la notizia del Codacons è tanto scarsamente documentata da apparire una bufala.Enrico De Vita, uno dei giornalisti più esperti e studiosi della storia e del mondo dei motori, spiega la bufala del Codacons.

La richiesta del Codacons (coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori) nasce da uno studio americano del 1988 effettuato su minatori che, sottoterra, lavoravano usando macchinari azionati da motori alimentati dal gasolio americano (allora e fino a poco fa raffinato grossolanamente).  Dunque: un gasolio che azionava motori a centinaia di metri sottoterra.  Non all’aperto, e questo fa già una bella differenza. La “scoperta” del Codacons inoltre ignora che i motori diesel hanno avuto un’evoluzione tecnologica straordinaria (con il common rail inventato dalla Fiat e da questa…. venduto alla Bosch), con filtri gestiti dall’elettronica; ignora che il gasolio di oggi è ben lontano da quello americano di 24 anni fa. Enrico De Vita da molto tempo studia i problemi delle emissioni ed è in grado di dimostrare, dati alla mano, che nel 1978 in Italia c’erano pochissime auto con motore diesel; a Milano  il pm10 era nella media annua di 178 milligrammi per metro cubo (prodotti quasi esclusivamente dagli impianti di riscaldamento a gasolio e carbone). Oggi, con metà delle auto circolanti a gasolio, siamo a 50 milligrammi. Il Codacons, se vuole farsi pubblicità, potrebbe piuttosto denunciare i dati (recenti, please) sul benzene che ha sostituito il piombo nella benzina e che -afferma De Vita- è il più potente agente cancerogeno conosciuto.

Codacons, che facciamo? Un’altra richiesta alla Procura per impedire la circolazione di tutte le auto e di tutti i bus a Milano e Provincia? E perchè solo a Milano? Al Codacons non interessa il resto d’Italia? Via, spendete qualche euro per spedire richieste analoghe a tutte le Procure, no?


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4.7.2012

Bombardare la Germania?

Scritto da in On the road/Politica

Quando posso leggo i commenti dei lettori alle notizie  che vengono fornite quotidianamente da Corriere.it , e confesso che rimango sempre più sorpreso. Soprattutto per un motivo: sembra che quello spazio aperto ai lettori venga utilizzato, nella maggioranza dei casi, come uno sfogatoio, una sorta di spazio libero per parlare male di tutto e di tutti. Non che manchino le ragioni per farlo. Ma non sempre e non “a prescindere”. Per esempio: ci sono quelli che -a prescindere, appunto- devono esprimere tutto il loro pensiero negativo su Monti, la Fornero, più o meno tutti i partiti (tranne quelli più livorosi in questo periodo, come l’Idv di Di Pietro) e molti altri che sfogano mai sopiti odi. Impressionante, per esempio, il lettore anonimo che  bombarderebbe la Germania  se non facesse queste cose: pagare i debiti di guerra, restituire  soldi agli americani, dare un lander agli ebrei per trasferire là Israele, eccetera. Il tutto condito da  falsità ciclopiche (per esempio: la Germania dovrebbe restituire i soldi che avrebbe avuto per fare la riunificazione tra ex Germania Ovest ed ex Germania Est). Oppure quelli che scrivono che la Grecia è nelle condizioni attuali per le vessazioni della Germania, eccetera eccetera.

Mi impressiona il tono con cui vengono pronunciate queste verità inappellabili, anche se fondate sulla base dell’ignoranza (perlomeno della storia greca, ma non solo, dalla seconda guerra mondiale in poi). E quanto all’Italia sembra che la tassazione sia opera di un governo che ha sette mesi di vita, e il “prima” è sparito, come se l’enorme debito pubblico sia un incidente recente. Capisco e condivido le difficoltà attuali, ma rimango impressionato (ovviamente non è la prima volta che capita) dal furore di chi deve trovare sempre una spiegazione unica ed esaustiva, per individuare IL  nemico contro il quale scagliarsi (e così, anche un poco, sfogarsi). Mi viene da pensare che, in una situazione drammatica come quella italiana (che non è nata ieri, e non è figlia di nessuno, una trovatella depositata sul sagrato della chiesa), cercare di guardarsi dentro, e non solo intorno, non sarebbe tempo perso. Sfogarsi spesso lo è. O no?


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13.4.2012

L’esempio qualunquista dei partiti

Scritto da in On the road/Politica

Mi chiedo: ma i leader di tutti i partiti, e soprattutto di quelli più corposi, non si rendono conto della figura desolante che stanno facendo? Parlo di quella grande Truffa Continua che da anni va sotto il nome di “rimborsi elettorali” (insomma il finanziamento pubblico mascherato). La vicenda è nota, e Sergio Rizzo sul Corriere della Sera l’ha ripetutamente e ampiamente documentata. In questo momento storico per il nostro Paese, con la parola TAGLI quale priorità assoluta, dai partiti (nessuno escluso) viene un formidabile aiuto a quello che, poi, essi stessi  denunciano come “il pericolo dell’antipolitica”.

Ma i fatti parlano chiaro:

-nessuna riduzione delle spese parlamentari e  della “busta paga” (con privilegi annessi e connessi) di deputati e senatori;

- la proposta di PD, Pdl e Terzo polo per affrontare il problema della Truffa Continua (politica, oltre che economica) dei rimborsi elettorali è indecente, sopratutto per u motivo : non contempla alcun taglio reale, alcuna riduzione dei soldi pubblici per finanziare  la macchina dei partiti.

Perchè è scandaloso? Per un motivo semplicissimo: in un momento così difficile per il Paese  da chi dovrebbe venire il fatidico “buon esempio” se non da quelli che  (pur nelle loro diversità) si proclamano al servizio degli italiani?  Conosco già (da anni) le contumelie che  su questo tema affiorano nelle parole dei leader (nessuno escluso): qualunquismo, antipolitica, ecc.

Quello che Bersani, Alfano, Casini etc. si ostinano a non capire è che il “buon esempio” non è una ingenuità, un semplicistico “discorso da boy scout” e alati commenti analoghi, ma una delle pochissime strade per conservare la loro credibilità. Ho un’alta concezione della politica, e proprio per questo mi chiedo: ma questi leader non si rendono conto che, in questa fase storica, sono proprio loro i protagonisti dell’antipolitica ?  Credono che, in assenza del “buon esempio” (che, tanto per essere chiari, significa essere loro i promotori almeno dei tagli anche ai finti rimborsi elettorali per mantenere la macchina delle organizzazioni), i cittadini continueranno ad andare a votarli?

Mancando segnali che contraddicano questa perversa logica del “salviamo noi, poi per il Paese si vedrà”, credo che la loro credibilità scemi al punto tale da indurre molti -me compreso- a non votarli. Una drammatica scelta tra autolesionismo (perchè ho sempre creduto nella politica) e complicità. Con questa, adesso basta.


5.4.2012

Le falsificazioni della Lega: soldi pubblici e storia

Scritto da in Senza categoria

Vorrei raccontare come è nato il numero de L’Europeo che domani sarà in edicola, e che ha questa cover:

Non è stato ispirato dalle notizie di cronaca giudiziaria, semplicemente perchè ogni numero di questa rivista (tematica, dal taglio prevalentemente -ma non unicamente- storico) viene pensato anche due-tre mesi  prima che compaia in edicola. Per cui oggi noi de L’Europeo ci consideriamo fortunati.  Il titolo “Falsari & Furbetti” non si riferisce solo alla Lega, che tuttavia è la parte relativamente più cospicua del numero (due articoli esilaranti ma inquietanti di GianAntonio Stella, uno di Gianluigi Da Rold e uno del sottoscritto). Della Lega abbiamo voluto raccontare e documentare le falsificazioni storiche. Per esempio la stella del sole delle Alpi, vantata da quell’indicibile genio di Mario Borghezio, che descrive lo stemma leghista disegnato anticamente  sulle rocce alpine: balla colossale, è uno stemma che troviamo anche nelle piramidi egizie, sulle tombe  algerine e tunisine, perfino in Romania, in Arabia Saudita, in Cisgiordania, nelle italiche zone della civiltà etrusca. L’altra balla colossale (alla quale purtroppo credono decine di migliaia di leghisti padani) riguarda la discendenza dei popoli padani dai Celti. Confesso che mi  sono divertito a fare le ricerche soprattutto su uno splendido volumone (800 pagg.) Bompiani 1991. E il rito pagano dell’ampolla e del “Dio Po” di Umberto Bossi diventa non solo una ridicola cerimonia ma anche una fregnaccia sbalorditiva. La Padania, per intenderci, già cinque-sei secoli prima di Cristo era stata colonizzata dagli Etruschi (anche loro terùn, per gli adoratori -ex?- di Bossi) e i Celti, cioè tribù provenienti dalla Francia, furono ripetutamente sconfitti dai locali terùn e dai Romani (Mediolanum fu conquistata dai Romani nel 222 a.C.) . Senza contare che le sbandate tribù celtiche finirono anche per  mettersi agli ordini  di un iperterùn tunisino: Annibale. Eccetera eccetera. Certo: falsificazioni storiche, non uso spregiudicato dei soldi pubblici come viene scoperto oggi, ma non credo che le falsificazioni siano meno gravi, perchè incidono su una “cultura di massa”.

Ne approfitto per indicare altre storie di artifizi finanziari (lo splendido pezzo di Massimo Mucchetti su Madoff, Goldman Sachs ed epigoni fino a oggi, in Italia e Usa) ma anche  la ricostruzione di Marco Imarisio della tremenda vicenda Eternit-Casale Monferrato, Sergio Rizzo che racconta il miliardo di euro che vola con il ponte sullo Stretto; la Calciopoli del 1980, vicende di mafia e di servizi segreti. E anche il racconto di un giovane giornalista che si infiltra nella Scientology milanese.


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