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16.2.2012

Innamorarsi a Tangentopoli

Scritto da in Si presenta bene | Permalink

Fausto Vitaliano è uno splendido cinquantenne che deve avere un buon carattere. Dal risvolto di copertina, infatti, apprendo che ha curato libri e spettacoli teatrali per due wandissime come Beppe Grillo e Michele Serra. In realtà il suo vero lavoro è inventare ogni giorno nuove storie per il mondo Disney, come sceneggiatore di fumetti per Paperopoli e dintorni. Proprio pensando alla città di Paperino e Paperone, vent’anni fa, Piero Colaprico battezzò Milano (e più in generale l’Italia) Tangentopoli. Concomitanza che mi ha è venuta subito in mente, facendomi sorridere, quando ho iniziato a leggere questo romanzo (qui sotto la copertina)

Vitaliano, all’esordio come narratore, riporta a quel tempo. Una scossa tellurica muoveva il nostro Paese – che iniziava giusto in questi giorni – scatenando disgusto e, al tempo stesso, alimentando speranze. Se ci liberiamo di tutto questo schifo, pensavamo, faremo diventare l’Italia un posto migliore. Il ritmo insistente del suono bunga bunga ci fa capire che le cose sono andate in modo diverso. Il romanzo, per fortuna, non ha intenti storici o moralizzatori. È una storia, raccontata molto bene, la storia di Alessandro, fotografo trentenne, orfano sin da ragazzino, che vive a Milano un po’ con il naso per aria, fuori dal mondo della quotidianità in cui rientra sempre malvolentieri. Sinché non si imbatte casualmente in una famiglia piena di segreti (e quindi fascino) con strani personaggi che ruotano intorno, vicende losche e fantasmi che portano alla guerra di liberazione. Oltre a molti, molti soldi. Mistero, insomma. E anche una bella ragazza: Silvia. Colpo di fulmine? Ovvio e scontato. Amore bruciante? Anche di più. E mentre il mondo non crolla, ma cambia muovendosi in una direzione per certi versi indesiderata, Alessandro insegue Silvia che ricambia in modo intermittente. Il giornale per cui lavora chiede a lui di realizzare un servizio sulla famiglia. E più Alessandro cerca di lavorarci, più si perde. Dentro all’immensa dimora, ai boschi e alla campagna circostante. Ma anche dentro di sé, alle sue paure. È possibile in un momento così difficile tenersi stretti? Salvarsi grazie all’amore? Oppure la passione è l’unico modo per sopravvivere, bruciante e rapida nell’esaurirsi al tempo stesso. Vanno bene oltre Tangentopoli e il 1992 le ambizioni che Vitaliano nutre con un linguaggio caldo e al tempo stesso ricco di riflessione.  Lui le racconta così:

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    Commenti dell'articolo (1)
    • Danilo | 16 febbraio 2012 alle 16:45

      due wandissime come Beppe Grillo e Michele Serra! Che poesia

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