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17.2.2012

Senza Annachiara non c’è letteratura

Scritto da in ringraziamenti | Permalink

In genere ci sono un o una partner paziente, i figli (con il loro giocoso caos intorno), la famiglia allargabile e anche qualche parente o amico benestante che mette a disposizione la casa tranquilla e isolata dove completare l’opera. E, quasi sempre, l’editor che ha avuto la pazienza di capire che in quel manoscritto c’era sostanza. Fatto sta che i Ringraziamenti a fine libro sono diventati un vero e proprio genere a se stante. Eccone tra le uscite più recenti. Da tre romanzi che, per ragioni diverse, mi sono piaicuti e vi consiglio.

Maria Paola Colombo in coda a Il negativo dell’amore (Mondadori), suo esordio nella letteratura, parte da lontano: «Se penso a quando è nato questo libro, mi viene in mente mio padre al volante che guida per ore e io, bambina, sul sedile dietro a lottare con il mal d’auto». Poi alla sesta riga si riprende e compare «la mia insegnante Annachiara Tanzarella» che non è la sola Annachiara: ce n’è un’altra «di Biella». E a questo punto un po’ la invidio. Io non conosco nessuna Annachiara, deve essere per questo che non ho mai scritto romanzi… Scherzi a parte i Ringraziamenti filano via in una pagina rapida che termina così: «La corda della mia scrittura porta l’odore di sale, la memoria di ognuno di voi. Grazie». Se non altro saporito.

 

Con Ambra Somaschini, altro esordio, e Le regole della nebulosa (Feltrinelli) si finisce con un’inusuale, per il genere romanzo, quanto gradita carrellata di riferimenti bibliografici. Ogni citazione presente nella narrazione qui viene indicata alla pagina (complimenti signora per la precisione e per la cultura).  E, subito dopo, anche qui un tradizionale approccio: «Ringrazio Eugenio Cirese, il mio primo editor, mio marito, i miei figli, Luca e Martina per avermi dato consigli preziosi e per avermi sopportata chiusa in camera con il mio Mac». Seguono sorella e vari esponenti della famiglia del marito. La casa editrice Feltrinelli, «la mia editor Ricciarda Barbieri per aver visto danzare la Nebulosa». Se hai un’editor che si chiama Ricciarda e che sa addirittura vedere la Nebulosa che danza, un romanzo ti viene bene, sicuro sicuro. Tanto è vero che conclude: «È stato un viaggio meraviglioso».

Al secondo (il primo, molto bello, si intitola L’amante di città, Frilli), al secondo romanzo La masnà (Piemme)  è più consapevole Raffaella Romagnolo che non scrive, infatti, i ringraziamenti ma una Nota dell’autrice. E qui per una paio di pagine precisa, racconta, avverte con il gusto dell’artigiana orgogliosa del proprio lavoro (come accade nel mondo contadino che evoca). Poi ci sono sorella, marito «sempre», i primi lettori e chi «nel momento peggiore ha colto al volo il senso di questo libro». Ma «da ultimo» non manca «la squadra messa in campo dall’Editore: Che ha avuto pazienza, tanta pazienza». Ora quando un editore, che perdipiù ha la E maiuscola, mette in campo una squadra capace di pazienza, tanta pazienza se non sfiori il capolavoro è un po’ un delitto (o uno spreco).


    Commenti dell'articolo (1)
    • Danilo | 19 febbraio 2012 alle 11:08

      Questo lo rubo e ne faccio uno sui dischi

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