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14.3.2012

Senza moglie non c’è libro

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Chi scrive i libri? Risposta scontata: gli autori. Perdonate la banalità, ma a scorrere i Ringraziamenti, qualche dubbio viene. Perché lo scrittore ha l’idea ma poi ci tiene sempre a precisare che c’è qualcuno che il libro gliel’ha fatto vedere quando lui aveva ancora le idee confuse.

Prendiamo Carmine Abate, un uomo fortunato per via di quel cognome che inizia per A e prosegue con B e poi di nuovo A: non ha rivali. (Meglio c’è solo Mika Aaltonen, ma è finlandese ed è un ex calciatore piuttosto mediocre, tre presenze nel Bologna del 1988/1989). Carmine svetta sempre negli elenchi degli autori ed è grato alla famiglia tanto è vero che in questo nuovo romanzo (ne sforna circa uno all’anno) La collina del vento (Mondadori) nella Nota (meno impegnativa dei Ringraziamenti, ma poi ringrazia anche lui) inizia così: «Devo la ricostruzione del mondo contandino dal primo al secondo dopoguerra agli appassionati racconti di mio padre». Poi però scivola sul classico: «Un ringraziamento speciale va a mia moglie Meike che ha seguito le varie stesure del libro con il suo sguardo lucido e profondo» e anche pazienza, viene da dire, perché se Abate ne sforna quasi uno all’anno di libri, e ogni volta ci sono varie stesure, vuol dire che la signora più o meno deve essere una santa. Ma l’ultimo pensiero è per «Giulia Ichino, Antonio Franchini (della casa editrice Mondadori, ndr) e Stefano Tettamanti (agente letterario di Abate, ndr), i miei indispensabili interlocutori, che hanno creduto in questa storia fin dalla prima idea. Senza di loro La collina del vento non avrebbe mai visto la luce». Due dubbi: ma editori e agenti non fanno quel lavoro lì? C’è stata qualche prestazione straordinaria? E poi: i libri vedono la luce? Magia? In ogni caso questo romanzo è bello, emozionante e il fatto che tanti ne abbiano seguito la gestazione (più che la stampa) è un’ottima garanzia.

Giovanni Montanaro inizia scrivendo una lettera a Van Gogh il romanzo Tutti i colori del mondo (Feltirnelli) . E, nei Ringraziamenti, finisce rendendo omaggio allo scrittore Tiziano Scarpa  «che nel 2010, prima ancora che questo romanzo fosse scritto, mi ha confermato che dovevo scriverlo». E poi, un classico, la casa editrice: «Quindi è arrivato Alberto Rollo (e poi Giovanna Salvia) e la sua fiducia; grazie a lui, un pomeriggio a San Simeon Grande la storia è giunta a compimento, ha avuto il suo titolo, e Van Gogh è entrato per davvero in paese, ha bussato di sera alla casa dei Vanheim». Conosco Alberto Rollo (che lavora alla Feltrinelli insieme a Giovanna Salvia) da tempo e in tanti anni di incontri non ho mai fatto caso se qualcuno bussasse vicino, dovrò stare più attento dalla prossima volta che lo vedo. Montanaro prosegue la cavalcata con la famiglia e gli amici. La storia che racconta, quella di un villaggio fiammingo noto come «il paese dei matti» dove nel 1881 arriva un vagabondo dai capelli rossi, schivo, ma con lo sguardo che si infiamma.


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    Commenti dell'articolo (1)
    • mariolina | 19 settembre 2013 alle 18:49

      Se non mi fossi immersa nella festa del ritorno ed altri viaggi di Abate, non avrei cercato le recensioni. Il premio Napoli certamente per questa “festa” italiana lo merita. Come il divertente simbolico giudizio di Chelì. Oggi S. Gennaro “onoriamo” le sante mogli e la scoperta di Chelì : grazie

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