Scritto da Pietro Cheli in Da non perdere
Questa è un recensione partigiana, perché di Gianni Farinetti sono più un groupie che un lettore. Soprattutto dei romanzoni grossi, dalla trama molto ben disegnata (tranquilli non ve la racconto) con tanti personaggi ricchi di sfumature che l’autore colora con utta l’ironia e (talvolta) la cattiveria del caso. Gianni Farinetti non ha rivali nel raccontare vecchie zotiche e decadenti rampolli quasi ottuagenari dell’aristocrazia sabauda. Così come volgarotte coppie di mezza età. Nessuno come lui sa addentrarsi nei riti borghesi del Piemonte falso e cortese. E nessuno come lui sa farti ridere a ogni pagina anche quando racconta di delitti. In questo romanzo, che riprende qualche personaggio e la situazione geografica del suo primo bellissimo Un delitto fatto in casa, racconta questo e molto altro. Prendetevi il tempo del caso, e non fatevi disturbare perché a perdersi un particolare, una notazione o una digressione (vorrei abbrcciarlo per quella sulle pesche tabacchiere) non ci perde la storia, ma voi che non riuscireste a godervela. Totale impegno per totale piacere. Ed eventuale rilettura (come quei minestroni che mangiati il giorno dopo sono ancora più buoni e saporiti). Per me questo romanzo è stato magico: ho iniziato a leggerlo che avevo l’influenza e alla fine era passato anche il raffreddore. Grazie Gianni.
Gianni Farinetti, Rebus di mezza estate, Marsilio

Scritto da Pietro Cheli in In tre righe
Vi ricordate la ragazzona nera di Push (diventata famosa anche grazie a un intenso film)? Viveva ai margini di New York, è morta, e il suo bambino Abdul, di 9 anni, ha gli stessi problemi di sopravvivenza. C’è molto dolore, come sempre nei libri di Sapphire, dopo l’ultima pagina cerchi subito un romanzo di Liala per riprenderti, ma sono esperienze che non lasciano indifferenti. Scavano dentro il cuore, e fanno cambiare il punto di vista sul male di vivere.
Sapphire, Il figlio, Fandango

Scritto da Pietro Cheli in In breve
Keisha, giamaicana che si fa chiamare Natalie, e Leah sono cresciute insieme. Da ragazze erano innamorate di Nathan, ora perso in un mondo troppo stupefacente. Crescendo hanno preso strade diverse. La prima fa l’avvocato, la seconda lavora nel no profit. Incrociando le loro storie ricche di insoddisfazione, Zadie Smith scrive un romanzo intenso ambientato nella Londra contemporanea dove ogni particolare, ogni smorfia, ogni gesto d’amore o di odio forma un affresco potente che mette in rilievo pregi e difetti del mondo multiculturale.
Zadie Smith, N-W, Mondadori pp. 353, € 18

Scritto da Pietro Cheli in In breve
I protagonisti di questa storia non sono ragazzi, ma tre cinquantenni: il maggiore e poi due gemelli, maschio e femmina. Non si sono mai persi di vista, ma non vivono a contatto. Quando accade è in circostanze sgradevoli. Trama a parte (bella e sorprendente) questo romanzo mi è piaciuto per l’arte di narrare, antica e quasi ipnotica, di Elizabeth Strout. La scrittrice americana, per chi non la conoscesse è imperdibile il suo Oliver Kitteridge (Fazi), ha la capacità di tirare dentro il lettore sin dalla prima pagina e di farlo appassionare ai fratelli Burgess e alle loro difficili relazioni familiari.
Elizabeth Strout, I ragazzi Burgess, Fazi, pp. 448, € 18

Scritto da Pietro Cheli in In tre righe
Così tanto cemento che ci può scappare una crepa. Quella che sfugge a Pablo e in nome della quale compie un atroce delitto. Problema risolto? Per niente. L’imperfezione si allarga nella vita dell’architetto che, sullo sfondo di una Buenos Aires mangiata dalle speculazioni, scopre quanto possa essere terribile un inferno quotidiano. Claudia Piñeiro si conferma autrice piena di finezza noir, capace di cogliere, anche grazie alla solita perfetta traduzione di Pino Cacucci, nella massa indistinta del torbido i particolari più affascinanti.
Claudia Piñeiro, La crepa, Feltrinelli, pp. 215, € 15

Scritto da Pietro Cheli in Buono il titolo
Con un romanzo di Andrea Vitali è impossibile annoiarsi. Sia con quelli concentrati in poche pagine, che focalizzano una storia breve, sia con quelli, com’è questo caso, belli grossi grondanti diverse trame che si intrecciano e, soprattutto, personaggi. In Un bel sogno d’amore, titolo semplice ed efficace che introduce a 370 pagine ambientate come sempre a Bellano, su “quel ramo del Lago di Como che volge a mezzogiorno”, alle spalle di Lecco. Qui Vitali è medico condotto e da oltre vent’anni intercetta segreti locali che, grazie a un talento non comune di scrittura, fa diventare narrazioni dove l’ironia non manca mai. In questa vicenda siamo negli anni Settanta, nel 1973, quando la proiezione di Ultimo tango a Parigi scatena varie tensioni. Ma se ne parla solo fino a pagina 20 quando irrompono in scena una mamma repressiva, un figlio ubbidiente, una ragazza ambiziosa, un fantastico piccolo malvivente (che ha ovviamente vari compagni di strada), carabinieri smaliziati, una bacchettona impegnata nelle attività benefiche, la classica pettegola… Tutti loro compognono un affresco dove la vita di provinica viene tratteggiata con divertimento e pietas, dove i buoni non sno mai del tutto tali, così come i cattivi. Dove una nota di umanità non manca mai. E poi ci sono i nomi, vi cito solo un po’ di comprimari: Parigino Basazza, Bertilla Ciannachiano, Maria Cristina Berteggi in Lodi, Aristide Squinzano, Aurelio Scassinelli, Speranza Manovelli. Con nomi così è impossibile annoiarsi.
Andrea Vitali, Un bel sogno d’amore, Garzanti

Scritto da Pietro Cheli in In breve
C’era una volta l’Italia spensierata degli Anni 60, un mondo ricco di idee, fermenti e tentazioni. E una ragazza americana, arrivando a Roma con una borsa di studio, rimane folgorata. Conosce artisti, scrittori, frequenta festival e pensa che un’atmosfera così debba vivere in eterno. Carol Gaiser la rivede quasi ogni volta che scrive, tornata a casa, alla sua amica Silvana Mauri. E adesso, con la figlia di lei, Maria Pace Ottieri, ricostruisce, con molto rimpianto, quelle sensazioni vissute in modo emotivo e delicato.
Maria Pace Ottieri e Carol Gaiser, Promettimi di non morire, nottetempo, pp. 298, 18 euro

Scritto da Pietro Cheli in I classici di domani
Ogni notte Julius esce per esplorare New York. Camminando una sua geografia dell’anima. E intanto nella mente rumina pensieri: su libri letti, film visti, sulle opere di Goya o di Wagner. Ma, soprattutto, sugli incontri che fa. Perché lui, psichiatra di origine nigeriana (una delle poche cose di sé che svela), è curioso di umanità e ricercatore di tracce nascoste di poesia, anche nei centri per immigrati. Di questo libro, tradotto benissimo da Gioia Guerzoni, che ricorda quelli di W. G. Sebald, ho capito subito che mi sarei innamorato già dal titolo e per il suono del nome dell’autore: Teju Cole. Nigeriano, come il suo protagonista, vive a New York. Ha 38 anni, è all’esordio, ma è destinato a diventare un grande scrittore.
Teju Cole, Città aperta, Einaudi, pp. 273, € 16,50

Scritto da Pietro Cheli in Occhio ai particolari
La bravura di uno scrittore si misura con l’abilità che ha di inventarsi una verità. Alla fine di La cucina degli amori impossibili non avrete dubbi che nella Liguria di Levante esistano a pochi chilometri di distanza due ristoranti imperdibili: uno con tre e l’altro con due stelle Michelin (il riconoscimento della guida gastronomica più autorevole al mondo). Merito di Roberto Perrone: leggendo la sua Cucina si passano ore magiche. Perrone è uno scrittore che fa miracoli in una regione dove per mangiare bene è meglio farsi invitare nelle case che andare fuori: i locali davvero buoni non superano le dita di una mano. Ma veniamo alla storia. Augusto Cavasso, campione di basket italiano che gioca negli Usa, sull’aereo che lo porta a casa per andare al funerale del padre – mitico chef, il pù grande non solo in Italia delle sua epoca – incontra una ragazza che lo seduce al primo sguardo. Seguono baci appassionati e una magia che si interrompe di colpo quando arrivato a Milano scopre che la tipa in questione è la figlia dell’ex vice e poi peggior nemico del genitore. Siamo solo all’inizio che vi rendete già conto che trama che segue, costruita com’è abitudine dell’autore soprattutto con una lunga serie di flashback, è piena di passione. Due famiglie in guerra, qualche reciproca e sgradevole scorrettezza, e due ragazzi che vorrebbero amarsi. Roberto Perrone, che nella vita di tutti giorni è un cronista sportivo e poi al sabato consiglia i posti migliori dove godersi la vita a tavola sul Corriere della Sera, rende ancora più prezioso il tutto con alcune ricette che fanno sognare solo a leggerle (chieste ad amici chef in giro per l’Italia). E, alla fine, non ci sono dubbi che i posti stellati esistano davvero anche in Liguria.
Roberto Perrone, La cucina degli amori impossibili, Mondadori

Scritto da Pietro Cheli in In breve
Peggio di chi non fa beneficenza, c’è solo chi la fa per farlo sapere. Paola Jacobbi si diverte a prendere una trentenne (non più) in carriera, una ricca moglie annoiata, un regista che sembrava una promessa (e si è rivelato una smentita), l’unica star italiana conosciuta nel mondo, una designer very cool e il solito consulente trafficone (che aiuta le aziende e le celebrities a rifarsi l’immagine). E nel romanzo Tu sai chi sono io li spedisce tutti in un Paese immaginario dell’America Centrale dove, con prosa impietosa, mette a fuoco i meccanismi della charity in favore di se stessi. Crudele e lieve. Da leggere immaginando che diventi un film, per divertirsi a stabilire chi potrebbero essere gli attori.
Paola Jacobbi, Tu sai chi sono io, Bompiani, pp. 240, € 11
