Scritto da Pietro Cheli in In breve
Potete prenderlo come una guida per divertirsi con i santi. Una scorciatoia per avvicinarsi con leggerezza al Paradiso. Sono sacri e profani al tempo stesso quelli che Jean Blanchaert, gallerista milanese con il piacere della calligrafia, disegna da anni raccogliendo intorno ai ritratti le loro storie. Hanno accompagnato day day il giornale on line linkiesta regalando ai fedeli (a prescindere dalla fede) momenti di buonore e meditazione. Nel volume Un santo al giorno ne sono proposti canonicamente 365 tra i meno e i più noti (come Sant’Antonio da Padova, qui sotto, oltre la copertina). In appendice anche festività o eventi come le apparizioni della Madonna a Lourdes.
Jean Blanchaert, Un santo al giorno, Rizzoli

e anche una tavola dall’interno

Scritto da Pietro Cheli in Da non perdere
I romanzi di Penelope Lively, meravigliosa signora inglese nata al Cairo 80 anni fa, sono come il buon vino: il tempo li rende più preziosi e complessi. L’estate in cui tutto cambiò risale al 1976, ma è universale. Protagonista è Maria 11 anni, figlia unica da sempre abituata a perdersi in se stessa. Anche perché non gradisce la compagnia degli adulti. Parla più facilmente con gli oggetti. E si innamora dei fantasmi. Quando capisce che forse ce n’è uno nella casa al mare nel Dorset dove trascorre le vacanze, si infiamma. Segue le tracce della bambina vissuta lì un secolo prima, della quale le parla la padrona di casa. Ma conosce anche un ragazzo che coinvolge in queste strane avventure. Ha il passo di una fiaba, venata di seduzione gotica, ma è è anche una vicenda di formazione, piena di tenerezza. Non mi stanco di leggere (e rileggere) Penelope Lively che con garbo sa sempre come mescolare piccoli accidenti che modificano il tran tran di esistenze in apparenza tranquille. E che rende universale ogni storia.
Penelope Lively, L’estate in cui tutto cambiò, Guanda

Scritto da Pietro Cheli in Si presenta bene
Ho iniziato a leggere questo romanzo per la perfetta combinazione tra la copertina, che vedete qui sotto, il titolo L’animo leggero e il nome dell’autrice Kareen De Martin Pinter. Un incontro di suoni, segni grafici e immagine che prometteva la storia di una ragazzina non troppo innocente. (Inutile sottolineare che se i personaggi non sono un po’ cattivi, le storie non sono belle). E in effetti sin dalle prime pagine è evidente che la bontà non sfiora più di tanto queste pagine. Marta, la protagonista, ha dieci anni ed è cresciuta a Bolzano (città che è in Italia senza orgoglio) dove anni e anni di contrasti etnici, rivendicazioni e quant’altro fanno circolare quei cattivi sentimenti che contagiano lei e le sue amiche. Tanto da inventare un gioco in cui a turno una di loro diventa la nemica delle altre e può essere maltrattata a piacimento. Ora, se una cosa del genere ci capita di subirla o di vederla, viene da indignarsi, ma in una narrazione è un’ottima chiave per capire il groviglio in cui l’autrice, bolzanina di 38 anni, è cresciuta. Scrollarsi questa consapevolezza diventa giocoforza una sfida, verso un allegerimento, previsto già dal titolo, che aiuta a superare la (piccola) perfidia dello sguardo nella copertina. È il secondo esordio nel giro di pochi anni, il precedente è Eva dorme di Francesca Melandri (Mondadori, 2010) che metteva a fuoco il fenomeno terrorista, nel quale si punta lo sguardo in profondità in quell’angolo del nostro Paese rimosso e temuto al tempo stesso. Fonte di eterna discussione per buona parte del secolo scorso. Grazie a Marta (e a Kareen) si capisce molto.
Kareen De Martin Pinter, L’animo leggero, Mondadori

Scritto da Pietro Cheli in In breve
Una bella fotografa (la bionda del titolo), l’ex marito e il suo (di lei) amante. E anche se parte da una torrida scena di sesso nella toilette del Centre Pompidou di Parigi, a dominare queste pagine non è l’eros, quanto il mistero. Tutto inizia nella casa della donna a Montmartre “che da fuori sembra un bunker imbiancato di fretta e furia”. Una fotografia che deve sparire, una preziosa collezione d’arte che non si sa se esista davvero e altri enigmi, per una vicenda in cui Jakuta Alikavazovic non smette di proporre colpi di scena.
Jakuta Alikavazovic, La bionda e il bunker, 66thand2nd, pp. 184, euro 15

Scritto da Pietro Cheli in Senza categoria
Il dubbio mi è venuto dopo aver sfogliato i principali quotidiani italiani di oggi che in un’esemplare esibizione di conformismo pubblicano in anticipo un capitolo di Inferno dello scrittore americano. Ma perché, anziché esibire le pagine come se fossero primizie sul bancone, non hanno letto l’intero volume e ci dicono com’è davvero questo romanzo? Ubbidiscono a qualche autorità superiore? Tipo offerta che non si può rifiutare (sempre meglio che lavorare)?
Scritto da Pietro Cheli in Buono il titolo
Questa è una storia che nasce in un carcere, lo stesso dove è nata la trentenne autrice che è di origine iraniana ma domicilio torinese. Non è una storia solo di dolore. Mettendo a fuoco un episodio oscuro della storia del suo Paese, quando a Teheran il regime giustizia molti oppositori tra cui un suo zio, Sahar Delijani fa capire con delicatezza e carattere quanto sia importante resistere e non rinunciare alla forza delle idee. L’unica libertà che nessun regime può togliere. I fiori viola del titolo sono quelli della jacaranda, albero generoso e forte che regala le stesse bellezza ed emozione che si trovano in queste pagine.
Sahar Delijani, L’albero dei fiori viola, Rizzoli, pp. 346, euro 18

Scritto da Pietro Cheli in Personaggi
Dopo anni passati a Trieste, Adela torna in Calabria e tutta la luce, i profumi e i ricordi della costa ionica la fanno sentire di nuovo bambina. Le piombano addosso i rapporti familiari irrisolti, in particolare quello con la madre. Ma per capire se stessa ora deve rivedersi come allora. A dominare è l’emotività e, benché non succeda molto, questo libro è pieno di particolari, presentati con una scrittura (solo in apparenza) semplice, che va diritta al cuore. E, alla fine, Il mare di Palizzi diventa anche un po’ di chi lo scopre in queste pagine.
Ada Murolo, Il mare di Palizzi, Frassinelli, pp. 288, euro 17,50

Scritto da Pietro Cheli in Da non perdere
Avvocato cinquantenne da ragazzo ha fatto parte di una gang. Erano i tempi seguenti alla fine del regime di Francisco Franco ed essere nella mala era quasi una scelta politica. Il nostro legale ci vive poche settimane, abbastanza però per segnarlo per sempre nel rapporto con il seducente Zarco (más o meno un Vallanzasca spagnolo) e la malinconica Tere. Javier Cercas è lo scrittore più bravo al mondo, in questo momento, a maneggiare frammenti di memoria. E a renderli un romanzo di formazione dallo sviluppo ipnotico, in cui si scopre che il potenziale erotico di Ti amo di Umberto Tozzi supera i confini e le generazioni.
Javier Cercas, Le leggi della frontiera, Guanda, pp. 394, euro 16

Scritto da Pietro Cheli in In breve
È notte e un giovane uomo viene investito da un pirata della strada. Siamo in una cittadina campana e di sicuro c’è solo che lui ha detto alla moglie: “Esco”. Seguono i punti di vista della donna, di vari uomini che si innamorano di lei, di un amico di famiglia, dei poliziotti… L’indagine cresce grazie a tutte queste voci che Tony Laudadio, bravissimo attore nella compagnia di Toni Servillo, oggi all’esordio (ottimo) come narratore, alterna più volte. La scrittura si colora di diverse sfumature mentre ogni personaggio è subito evidente, e con la sua personalità e la sua fragilità confonde benissimo le idee di chi legge e non sa come staccarsi dalla storia. Ci sono passione, dolore, ma anche umorismo sottile. Finale sorprendente. Ne ho già regalate diverse copie.
Tony Laudadio, Esco, Bompiani, pp. 233, 17

Scritto da Pietro Cheli in Colpo al cuore
Un anno e mezzo fa, ricevendo le bozze di Un uso qualunque di te (Giunti) mi colpì il luogo di nascita di Sara Rattaro: Genova. Non per campanilismo, anche se lì sono nato e cresciuto. La mia città ha dato al mondo cantautori, attori, comici (ed ex comici), registi, ma nella letteratura ha avuto ben poco da mostrare: eccesso di discrezione e scarsa propensione alla prodigalità, a darsi (secondo la tradizione fanno parte del genius loci). Luoghi comuni spazzati dal nuovo millennio in cui si è affermata una generazione di scrittrici: le donne sono più generose. Mi vengono in mente Claudia Priano (ultimo libro Il cuore innanzitutto, Guanda), Ester Armanino (Storia naturale di una famiglia, Einaudi) e Barbara Fiorio (Buona fortuna, Mondadori), oltre a Sara Rattaro che su queste pagine ho segnalato con entusiasmo. Quel romanzo è stato uno dei casi letterari del 2012 (cinque ristampe e traduzioni in tutta Europa). Facile prevedere lo stesso destino per questo nuovo, dove si racconta di sentimenti irrisolti che sconvolgono una famiglia provata nell’emotività per via di Matteo, figlio nato sordo, di cui Sandra, la madre, e Alice, la sorella più grande, si occupano con delicatezza. L’autrice, che conferma il talento di narrare con introspezioni profonde dei personaggi alternate a improvvise accelerazioni nella trama, è bravissima nell’assumere il punto di vista di un uomo, Alberto, il padre, e a rendere partecipe chi segue pagina dopo pagina. Questa storia si vive. Partite a scacchi (il piccolo Matteo è campione), amori grandi e imperfetti, eros travolgente, genitori fragili come adolescenti, sensi di colpa. Sara Rattaro ci porta in mezzo a tante ferite da curare stando vicini, come accade anche nella vita: “Perché la realtà è questa. Nessuno beve solo Martini. Nessuno si salva da un’esplosione avvenuta a pochi metri o decide di prendere l’autostrada contromano se è inseguito dalla polizia”.
Sara Rattaro, Non volare via, Garzanti, pp. 212, euro 14.90
