| | Il Criticone
Testata
2.5.2013

“Non volare via” di Sara Rattaro

Scritto da in Colpo al cuore

Un anno e mezzo fa, ricevendo le bozze di Un uso qualunque di te (Giunti) mi colpì il luogo di nascita di Sara Rattaro: Genova. Non per campanilismo, anche se lì sono nato e cresciuto. La mia città ha dato al mondo cantautori, attori, comici (ed ex comici), registi, ma nella letteratura ha avuto ben poco da mostrare: eccesso di discrezione e scarsa propensione alla prodigalità, a darsi (secondo la tradizione fanno parte del genius loci). Luoghi comuni spazzati dal nuovo millennio in cui si è affermata una generazione di scrittrici: le donne sono più generose. Mi vengono in mente Claudia Priano (ultimo libro Il cuore innanzitutto, Guanda), Ester Armanino (Storia naturale di una famiglia, Einaudi) e Barbara Fiorio (Buona fortuna, Mondadori), oltre a Sara Rattaro che su queste pagine ho segnalato con entusiasmo. Quel romanzo è stato uno dei casi letterari del 2012 (cinque ristampe e traduzioni in tutta Europa). Facile prevedere lo stesso destino per questo nuovo, dove si racconta di sentimenti irrisolti che sconvolgono una famiglia provata nell’emotività per via di Matteo, figlio nato sordo, di cui Sandra, la madre, e Alice, la sorella più grande, si occupano con delicatezza. L’autrice, che conferma il talento di narrare con introspezioni profonde dei personaggi alternate a improvvise accelerazioni nella trama, è bravissima nell’assumere il punto di vista di un uomo, Alberto, il padre, e a rendere partecipe chi segue pagina dopo pagina. Questa storia si vive. Partite a scacchi (il piccolo Matteo è campione), amori grandi e imperfetti, eros travolgente, genitori fragili come adolescenti, sensi di colpa. Sara Rattaro ci porta in mezzo a tante ferite da curare stando vicini, come accade anche nella vita: “Perché la realtà è questa. Nessuno beve solo Martini. Nessuno si salva da un’esplosione avvenuta a pochi metri o decide di prendere l’autostrada contromano se è inseguito dalla polizia”.

Sara Rattaro, Non volare via, Garzanti, pp. 212,  euro 14.90

 


29.4.2013

“La figlia” di Clara Usón

Scritto da in Colpo al cuore

La Storia in un romanzo. Ana è la figlia orgogliosa del generale serbo Ratko Mladic, una delle belve sanguinarie del conflitto nell’ex Jugoslavia di inizio Anni 90. Durante un viaggio a Mosca scopre che il padre non è l’eroe che crede. Clara Usón scrive una storia intensa, documentata e bellissima sulla malvagità, sul fanatismo, ma anche sulla fragilità. Ana, che acquista piano piano consapevolezza, è una figura tragica degna di una tragedia di William Shakespeare. Questo romanzo spietato, eppure pieno di pietas, è bellissimo anche per come racconta i fatti storici attraverso i sentimenti di chi li vive, non solo di Ana e della sua famiglia. Non è facile, non rassicura ma chi lo legge non se lo dimenticherà mai. Imperdibile.

Clara Usón, La figlia, Sellerio, pp. 485,  16

 


24.4.2013

A lezione di triangolo da Veronica Raimo

Scritto da in Senza categoria

Alberta, laureanda squinternata, sexy, crudele e fragile, ha uno sguardo “che richiede attenzione e al tempo stesso mantiene le distanze”. Il minimo è cadere ai suoi piedi: capita a Flavio, brillante professore di filosofia. Il quale, quando la sposa, sottovaluta il neo suocero: “Puoi sforzarti quanto ti pare, ma non saprai mai come farla felice”. Il problema, infatti, è che neanche lei lo sa. Di conseguenza il romanzo è scoppiettante, sensuale (lei ha un amante fisso e molti altri). Una materia che Veronica Raimo, come aveva dimostrato non ancora trentenne nel suo brillante esordio Il dolore secondo Matteo (minimum fax, 2007) altro romanzo dallo sviluppo “triangolare”, sa trattare con molta abilità narrativa. La scrittura rende alla perfezione una crudeltà che paradossalmente si rafforza grazie a un lato innocente che Alberta non perde mai. In questo gioco di contrasti, nella costruzione dei periodi, si coglie tutto il talento di Veronica Raimo.

Veronica Raimo, Tutte le feste di domani, Rizzoli, pp. 298,  18


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22.4.2013

Nella casa di Anne B. Radge

Scritto da in In breve

Tre fratelli norvegesi che in comune hanno solo la mamma ottantenne, quando quest’ultima ha un infarto, sono costretti a rivedersi e, soprattutto, a parlarsi. Ma, soprattutto, sono costretti ad ascoltare. E via via che la storia cresce scoprono anche che non lo fanno molto volentieri. I segreti di famiglia, in particolare alcuni legati all’anziana genitrice, diventano altrettanti colpi di scena che fanno di questa saga di Anne B. Radge una lettura sostanziosa. Zone d’ombra, intemperanze e atmosfere piene di tensione rendono interessante La casa delle bugie.

Anne B. Ragde, La casa delle bugie, Neri Pozza, pp. 316, € 17

 

 

 


18.4.2013

“Un uomo molto cattivo” di Giuseppe Di Piazza

Scritto da in Da non perdere

Sari De Luca ha più soldi che emozioni. Vive a Milano, dove ha un ottimo lavoro, una ex moglie, una attuale (molto rifatta) e un’amante, unica persona che gli scalda il cuore insieme al figlio ventenne. Sari discende da una famiglia palermitana totalmente rimossa sinché non ricompare in modo travolgente nella sua vita. Al secondo romanzo, Giuseppe Di Piazza con efficace crudezza costruisce un thriller che corre nell’arco di sette giorni di un’estate resa ancora più calda dal coraggio di Sari. E al tempo stesso affonda lo sguardo nel lato oscuro dell’Italia. Regalando anche un personaggio femminile, l’amante di Sari, molto ben disegnato (soprattutto pensando che l’autore è un uomo). Infine, menzione speciale per la segretaria del protagonista: se ci fosse un Oscar per non protagonisti dei libri, lo vincerebbe lei.

Giuseppe Di Piazza, Un uomo molto cattivo, Bompiani, pp. 288, € 17.50


15.4.2013

Christopher Coake, grande maestro di infelicità

Scritto da in In breve

Sette anni fa con la raccolta di racconti Siamo nei guai (Guanda) Christopher Coake, scrittore scoperto e lanciato da Nick Hornby, si presentava come uno degli esordienti più interessanti del nuovo millennio. Anche perché, nell’aratissimo terreno delle relazioni familiari, la sua era davvero una voce originale. Come conferma ora il romanzo Sei tornato dove protagonista è un padre cui muore un figlio e che supera il dolore dopo aver nuotato in un mare d’alcol. Aggiungete il fantasma del piccolo e avete tutti gli elementi di una storia piena di sfumature.

Christopher Coake, Sei tornato, Guanda, pp. 350, € 17


11.4.2013

Arianna Occhipinti la Natural Woman

Scritto da in Sguardi

È stata la copertina di questo libro a chiamarmi. Ero nel negozio di Eataly di Roma, presso la stazione Ostiense in attesa di prendere il treno. E nella baraonda del lunedì di Pasquetta, quando avvicinarsi al banco del bar era pura utopia, ho trovato ristoro nell’unica zona non affollata: la libreria (ahimè, capita). Tra i tanti ricettari di chef (perlopiù) catodici, questa ragazza ritratta senza trucco, dallo sguardo deciso, ma dai lineamenti così femminili, specie il disegno della bocca, mi diceva: leggimi. Guardate la copertina, capite il perché dell’imperativo e ci ritroviamo sotto.

 

Arianna Occhipinti si presenta al naturale, come dice il titolo (ripreso da un articolo a lei dedicato da Todd Edible Selby sul Magazine del New York Times) e come le piace fare il vino. La citazione esplicita dall’omonima canzone (scritta da Carole King e Gerry Coffin e resa immortale da Aretha Franklin a fine anni Sessanta) è più che mai pertinente perché l’incontro con  “il canto della terra verso il cielo” (definizione del vino by Luigi Veronelli) descritto nel libro è paragonabile a quello della donna che in note esprime la potenza dell’amore (la mia anima era persa sinché non sei arrivato tu, traduzione pressapochista mia). Attenzione, non con il vino tout court, piuttosto con un modo di fare il vino.

Certo la vocazione di Arianna Occhipinti, era segnata da come era stata registrata all’anagrafe. Si chiama come la moglie di Bacco: “Dentro il mio nome c’era un destino dionisiaco, alcolico, euforico. Che in parte devo a mia mamma”. Così racconta quasi all’inizio, poco dopo aver descritto la festa dei suoi trent’anni. La cifra piena, raggiunta nel cuore dello scorso agosto, è l’occasione giusta per fare un bilancio tra vigna e cantina dove, da quando il 7 gennaio 2004 fa ha iniziato a lavorare la terra aprendo di fatto l’azienda che porta il suo nome, passa la maggior parte del tempo. Siciliana, appassionata, da adolescente si immaginava diplomatica sinché uno zio produttore non le fece scoprire la magia dell’uva. E quindi studi in enologia a Milano (dove si rende conto che la scienza nel vino può essere utile, ma farne a meno ancora di più), incontro dieci anni fa con Veronelli a La Terra trema (fiera del vino al Leoncavallo di Milano), ritorno a casa a Contrada Fossa di Lupo sulla strada che collega Vittoria a Pedalino (certi nomi aiutano a realizzare i sogni) con la certezza di voler fare il vino naturale con pieno rispetto della natura ecc ecc

Perdonate l’ecc ecc. L’appassionata difesa di un’agricoltura che non offenda la terra, ma le voglia bene; il giusto orgoglio per il suo vino che è quello che la vigna dà e relativo successo in giro per il mondo, insomma il racconto di tutto ciò è il cuore (e la ragione) di Natural Woman inteso come libro. Ma io, che l’ho letto tutto di un fiato nel tratto tra Roma e Bologna, di queste pagine mi sono innamorato per altre ragioni.

Arianna Occhipinti è dolcemente e giustamente decisa nel descrivere il suo lavoro, ma è molto più seducente (nella scrittura) quando fa affiorare la sua parte femminile. Quando racconta che “l’aria del mattino è come l’alito di un animale” che lei sente “arrampicarsi sulle lenzuola, lambirmi i piedi doloranti, salire sul corpo e cercare il collo”. E che poi, aprendo gli occhi, vede “di scorcio le ruote del carretto siciliano e i limoni che le contornano: carretti dorati e limoni gialli su uno sfondo rosso melograno. È il vestito di seta che ho comprato due giorni fa”.

O quando mette a fuoco le amiche del vino come la trentina Elisabetta Foradori “si muove sinuosa, tocca le viti del suo Teroldego come se fossero la chioma lunga e rigogliosa della terra” o la piacentina Elena Pantaleoni de La Stoppa “dentro un abito anni Settanta, attillatissimo, argentato e con uno spacco da urlo, mentre ballava con sapienza femminea”. E, per finire, quando rende omaggio a Nick Cave (in particolare al suo album più tormentato No More Shall We Part) o a Thomas Bernhard (e al suo intenso romanzo Soccombente). In queste parti più private dove non deve sostenere la sua scelta in modo apodittico, Arianna Occhipinti è più forte, calda. È quello sguardo che mi ha chiamato con insistenza in mezzo al caos di Eataly. È una voce forte e originale che incrementa il settore vignaioli naturali che si raccontano (pochi mesi fa qui scrivevo di Corrado Dottori e del suo bel libro Non è il vino dell’enologo). Resta da dire del suo vino. In questi giorni non ce l’ho fatta ad assaggiarlo, ma rimedio al più presto. Giovanna Lazzari, la mia sommelier di fiducia, suggerisce il Siccagno (un Nero D’Avola e quindi rosso). Ma estenderò di scuro il piacere anche al Frappato (altro rosso) su cui Occhipinti torna più volte nel libro: “È un uomo di origine contadina, che però ha studiato come autodidatta, andando contro tutte le aspettative della sua famiglia e della sua terra (…) Non è sposato, non ci pensa, anche se in fondo al cuore lo vorrebbe”.

 Arianna Occhipinti, Natural Woman, Fandango


9.4.2013

La fascetta “inedita” di Hans Tuzzi

Scritto da in Occhio ai particolari

Di Hans Tuzzi, lo scrittore più citato di questo blog, non sono lettore, ma tifoso. I suoi libri (romanzi o saggi che siano) aprono la mente, non annoiano e hanno sempre quel pizzico di carattere che li fanno tutti pezzi unici. Anche, e soprattutto, la serie che raccoglie le indagini del vicequestore Norberto Melis. Questa che vedete qui sotto è l’ultima, appena uscita. Per capirci non l’ho ancora letta (ma so già che mi piace). Mi ha, tuttavia, colpito la fascetta rossa con la quale la casa editrice lo presenta. E che, conoscendolo, non ha scritto Tuzzi. Mi ha colpito quella combinazione di aggettivi – nuova, inedita – come a dare per scontato che tutte le indagini di Melis pubblicate prima fossero in realtà già edite. È vero che esiste anche chi pubblica libri usciti mille volte come nuovi, ma Tuzzi  (che conosco da lettore e da tifoso) non lo farebbe mai. È quindi perché nuova+inedita? Viene da farci un’indagine, intanto mi godo Un enigma dal passato.

Hans Tuzzi, Un enigma dal passato, Bollati Boringhieri


5.4.2013

Ridere della crisi con Eduardo Mendoza

Scritto da in In breve

Qui si ride e si medita. Benvenuti a uno spettacolo pirotecnico di follia e intelligenza. Un parrucchiere di Barcellona senza clienti (e tanto meno soldi) indaga sulla scomparsa di un caro amico dei tempi del manicomio (dove entrambi erano ricoverati). E mette insieme una squadra imprevedibile, dove l’unica che può permettersi un telefonino è una quattordicenne che si chiama Formaggino. La crisi economica ha ispirato un bel romanzo a Eduardo Mendoza, splendido settantenne.

Eduardo Mendoza, O la borsa o la vita, Feltrinelli, pp. 235, € 14


3.4.2013

Una tenera Rosa di Aldo Dalla Vecchia

Scritto da in Personaggi

Profondo Nordest, fine Anni 60, Italia che più Italia non si può. Rosa è la classica brava ragazza che fa un buon matrimonio. Nella sua vita di provincia il tempo è quasi fermo. Ma in questo racconto lungo il narratore esordiente Aldo Dalla Vecchia ricostruisce un’esistenza che tranquilla non è mai. Una storia piena di tenerezza, fatica, leggerezza, amore, piccole follie, dolore, delusioni, e, per fortuna di Rosa, anche qualche colpo di testa. Leggendo queste pagina si ritrova la magia di una quotidianità che chi ha qualche capello grigio riconosce.

Aldo Dalla Vecchia, Rosa Malcontenta, SEI, pp. 114, € 8


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