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23.5.2012

La fuga di Martha

Scritto da in Schermi invisibili | Permalink

Negli Stati Uniti vengono chiamate le Golden Twins (le Gemelle d’oro), attrici fin dall’età di un anno, entrate nel Guinness dei Primati come le produttrici più giovani della storia e posseditrici di una casa di moda, sono Mary-Kate e Ashley Olsen, famose fra le ragazzine italiane per film dai titoli che iniziano tutti per “Due gemelle…”. Quella però che ha fatto scalpore per le sue doti di attrice è la sorella minore Elizabeth Olsen (di due anni più giovane) grazie a La fuga di Martha, come al solito banale traduzione di Martha Marcy May Marlene, film indipendente di Sean Durkin regista alla sua prima prova e a sorpresa vincitore del Sundance Film Festival.

I significativi quattro nomi del titolo originale non sono quelli di altrettanti personaggi ma rappresentano i tre, dolorosi passaggi che segneranno la vita della protagonista. Venuta al mondo come Martha e fuggita dalla famiglia, il personaggio di Elizabeth Olsen si ritrova a vivere in una comunità isolata fra le montagne, una setta guidata da un carismatico e giovane leader (John Hawkes) che accoglie quelle ragazze che la società non aiuta e che non si lasciano aiutare da essa, rassicurandole fondamentalmente col solo sesso come obbiettivo. Ma è la seconda fuga di Martha quella con cui inizia il film, la fuga dalla setta e la sua ricerca della sorella (Sarah Paulson), unico parente rimastale, che la accoglie assieme al marito (Hugh Dancy) nella loro casa delle vacanze. Ed è in questo luogo placido di villeggiatura, immersa nei tentativi di affetto e comprensione di una coppia benestante, che Martha viene ossessionata dai ricordi di quando era Marcy May, nome con cui la chiamava Patrick, il suo alterego di quella vita vissuta nella campagna americana. Nelle scene di calma familiare e normalità Martha rivede le stesse azioni all’interno della setta, tutte mirate alla manipolazione per giustificare l’abuso, e la paranoia cresce. Cresce a causa della sensazione di non poter far parte del mondo “normale” che non la capisce e a cui non può raccontare la propria esperienza, cresce a causa dell’idea che il ritorno alla setta sia l’unica scelta possibile, cresce nella consapevolezza che è proprio dalla setta  che deve stare lontana, fino a che Martha perde il controllo e il mondo “normale” la obbliga all’unica scelta che le può proporre.

Sean Durkin ha portato al Sundance Film Festival e nella sezione Un Certian Regard del Festival di Cannes del 2011 un’opera difficile e incredibilmente densa che ha il pregio di non pretendere di spiegare ma di limitarsi al racconto dei fatti. Durkin non ci fa vedere le ragioni per cui Martha se n’è andata di casa, ne’ quali sentimenti le attraversino la testa dopo aver abbandonato la comunità, ma lentamente ci rendiamo conto assieme a lei, dello scollamento che è avvenuto fra lei e la realtà e di come, forse, sia ormai troppo tardi per tornare indietro. Facile a dirsi ma meno a farsi e qui arriva il talento di Elizabeth Olsen che attraverso un’ottima recitazione ci trasmette il terrore claustrofobico della solitudine non di chi è stato abbandonato da tutti ma di chi non ha più nessuno che lo possa capire.

La fuga di Martha di Sean Durkin. Con Elizabeth Olsen, John Hawkes, Sarah Paulson e Hugh Dancy.

Al cinema dal 25 maggio

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