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12.3.2010

Chloe – Tra seduzione e inganno

scritto da: Redazione
in Portami al cinema

Chloe

Chloe

Just: Caro Mad questa settimana perché non ci andiamo a vedere un bel thriller vecchio stile come “Chloe – Tra seduzione e inganno“?

Mad: No!

Just: Vorrei che apprezzassi lo sforzo creativo che ho fatto nella scelta di questo film, perché l’alternativa era “Mine vaganti” di Ozpetek, che ti avrebbe causato irritazione e nervosismo. Invece “Chloe” si propone come un bel thriller d’antan, in cui la protagonista (l’etera Amanda Seinfeld) è una prostituta bisessuale che si innamora di un professore e di sua moglie. Direi che si ravana nel torbido, corriamo!

Mad: Ho apprezzato. Ma fammi ricapitolare. 1) Prostituta. 2) Bi-sessuale. 3) Bi-innamorata. Beh, perché non concorre al Grande Fratello come farebbe chiunque nella sua situazione? Forse perché non è anche orfana o curda – in effetti mancando di tali requisiti sarebbe il caso di accontentarsi di un obiettivo minore, tipo una candidatura in Regione, o al Parlamento Europeo. Senti, ma chi concepisce questi soggetti lo fa per convincerci che la nostra vita è una passeggiata? Comunque, ho apprezzato.

Just: Ti aggiungo che la suddetta moglie è interpretata dalla bravissima Julianne Moore, ultimamente sempre più raggiante, che dovrebbe garantire la serietà della pellicola. Se poi ci aggiungi che la regia è quella dell’immenso Atom Egoyan, già autore del torbidissimo “Exotica”, dell’angosciante “Il dolce domani” e del disturbante “Felicia’s Journey”, direi che il quadro è completo per un film che solo apparentemente è una boiata. Ma è nostro dovere verificare. Andiamo!

Mad: Ma quando hai trovato il tempo di vederli, tu, il Torbidissimo, l’Angosciante e il Disturbante girati dall’Immenso? E poi, questa Julianne Moore. Sono andato a vedere chi è su Wikipedia. Ha 50 anni e ha fatto 50 film. Di questi, ne ho visti 5. America Oggi, Magnolia, Il Grande Lebowski, Boogie Nights, e Body of Evidence. E insomma, non posso dire che mi sia rimasta così impressa. Secondo me è finita in tutti quei film perché i registi sbagliano numero. Sai, vuoi fare il numero di Demi Moore, ma la rubrica del cellulare ti visualizza il numero vicino e oplà, risponde lei. Sarà capitato un sacco di volte, magari non solo con Demi, ma anche con Mandy Moore o persino Mary Tyler Moore. O con Roger Moore! E risponde sempre lei – e chi chiama è troppo imbarazzato per mettere giù e dire “No, in realtà non volevo fare un film con lei, mi dispiace!”; sai, c’è un sacco di gente che non se la sente di deludere una persona, e pur di non dirle di no poi fa cose di cui si pente. Ecco quanto sei fortunata ad aver trovato me che non vivo questa contraddizione.

Mad&Just


11.3.2010

Libri su Napoli

scritto da: Redazione
in L per Libro

Tu si' stata traduta... Tu si' stata lassata... Tu si' stata 'nchiantata... pure tu...pure tu!...

Tu si' stata traduta... Tu si' stata lassata... Tu si' stata 'nchiantata... pure tu...pure tu!...

Non ho mai messo piede a Napoli e  so che è gravissimo. Della costiera, della pastiera e dei motociclisti senza casco ho solo sentito abbondantemente parlare. Ma credo che andarci sia tutta un’altra cosa. D’altronde il fascino speciale di questa città va sperimentato di persona né basta dare una scorsa ai luoghi comuni per emettere sentenze. Possibile che non abbia nemmeno un parente partenopeo da cui recarmi in visita? Potrei portare un panettone in cambio degli struffoli.

Il paese di cuccagna, Matilde Serao
Avagliano, 18.00 euro
La grande giornalista di cronaca Matilde Serao racconta Napoli e in particolare l’ossessione dei suoi abitanti per il gioco del lotto. Tra personaggi indimenticabili, travolgenti scene di massa e grandi sentimenti ne emerge un ritratto sufficiente a resuscitare questa città, nel caso tra cent’anni fosse stata distrutta, secondo l’importante critico letterario Pietro Pancrazi.

Il giorno prima della felicità, Erri De Luca
Feltrinelli, 13.00 euro
Un ragazzo assetato di sapere, si nutre della saggezza della sua terra. Prima che arrivi il momento di lasciarla deve assaporarne il gusto a crudo, attraversarla di petto, e poi lasciare che tutto cambi.

Certi bambini, Diego De Silva
Einaudi, 10.00 euro
Rosario, 11 anni, dopo un lungo periodo di apprendistato si reca ad uccidere. E’ la sua prima esecuzione di camorra e mentre torna nel suo quartiere ripercorre gli eventi che lo hanno condotto a compiere quel gesto.

La città perfetta, Petrella
Garzanti Libri, 17.60 euro
Gli anni delle lotte di clan tra l’88 e il ‘96, gli intrighi tra politica e camorra, il terrorismo, i servizi segreti, la ribellione del movimento studentesco… in un romanzo denso di intrighi, suspense e realismo che si addentra nel cuore più oscuro del nostro paese.

Napoli ferrovia, Ermanno Rea
Rizzoli, 19.00 euro
Un anziano giornalista, l’io narrante, torna a Napoli dopo molti anni e ritrova Caracas. Caracas è nato in Venezuela ed è il re della zona della stazione. Insieme ripercorrono i luoghi più inospitali della città e la storia di un passato prossimo già lontanissimo.

Foto via | Flickr

L.

matilde-serao-il-paese-cuccagnail-giorno-prima-della-felicitàcerti-bambini-de-silvala-citta-perfetta-petrellanapoli-ferrovia-rea


10.3.2010

Fergie feat. Will.i.am – Quando quando quando

scritto da: Redazione
in Cantami una canzone

Perché è la canzone del momento: il musical “Nine” non ha avuto molta fortuna, anzi, è stato un disastro, nonostante quattro candidature all’Oscar e un cast da paura. Chissà, forse in questo momento incitare gli americani a “fare gli italiani” (“Be italian”) non risulta molto convincente. Però la vecchia canzone di Tony Renis (1962) è riuscita a farsi notare anche stavolta, nell’interpretazione di Fergie e Will.i.am dei Black Eyed Peas, che ormai trasformano in dollari tutto quello che toccano.

La frase da ripetere con un sospiro: “Tell me when will you be mine, tell me quando quando quando”. (O anche, in italiano: “Dimmi quando ti avrò, dimmi quando quando quando”)

Il significato nascosto della canzone: in settimana, annunciati scioperi di tutti i mezzi di trasporto, soprattutto i treni. Quando, quando, quando si potrà tornare a casa? In varie zone d’Italia è anche nevicato, quindi figuriamoci: quando, quando, quando partirà il treno – sempre che parta? Ma poi, gente, alla fine, è davvero un problema? L’amministratore delegato di Trenitalia Mauro Moretti ha dichiarato in un’intervista che i pendolari protestano e protesteranno sempre, ma lui non si fa infastidire: “Tutti sanno che sarebbe peggio prendere la macchina”. Mmh. Mah. Chissà se lui il treno lo prende mai. Mauro Moretti è lo stesso che quando sotto Natale il traffico ferroviario andò in tilt, disse che non era vero, le cose funzionavano benino, che negli altri Paesi (chissà quali) era peggio, non c’era da lamentarsi, e quanto ai rimborsi, ce li potevamo scordare – però i suoi clienti erano invitati a portarsi un panino, acqua e parecchi maglioni perché era capitato, ehm, che un po’ di treni si fermassero in mezzo al niente per dieci ore con il riscaldamento rotto e i bagni rotti. Uff, certo che la gente protesta sempre, che noiosi.

Dopo di che, a gennaio ha aumentato i prezzi.

Sapete quanto, quanto, quanto guadagna il bravo manager Mauro Moretti? 690.000 € di stipendio e 190.000 € di bonus se raggiunge gli obiettivi. Ma quali saranno gli “obiettivi”? Treni vecchissimi, costosi, sporchi, pieni come carri bestiame e che non si sa quando partono e quando arrivano? No, l’obiettivo è riportarci a cinquant’anni fa, e farci apprezzare canzoni come Quando quando quando – per non parlare di Claudio Villa e del suo Binario, triste e solitario.

Paolo Madeddu


5.3.2010

Crazy Heart

scritto da: Redazione
in Portami al cinema

Crazy Heart

Crazy Heart

Just: Caro Mad, questa settimana ci meritiamo un film intimista e di spessore, ti propongo “Crazy Heart

Mad: No!

Just: Mi spiace, non accetto rifiuti. Innanzitutto questo film è interpretato dall’immenso Jeff Bridges e poi segue le vicende di un vecchio cantante country molto divorziato e mezzo alcolizzato. Un mix irresistibile: musica country, un grande attore e due candidature all’Oscar per le migliori interpretazioni del protagonista e della coprotagonista. Cosa chiedere di più? Non tralasciamo poi l’aspetto sempre affascinante del biopic sulla star caduta in disgrazia: la decadenza, lo sai, esercita sempre una discreta attrazione su di me.

Mad: Non la sapevo questa cosa della decadenza – è per questo che mi frequenti? Comunque la musica country non esiste realmente. E’ quel suono che fa l’America quando la attraversi in macchina e tiri giù il finestrino: un suono tutto uguale, interminabile e privo di vita che ti accompagna per migliaia di chilometri. Non credo di poter ascoltare musica country a meno che durante il film le poltrone del cinema non si muovano tipo autoscontro.

Just: Anche se il genere country non è il tuo preferito, sei un uomo di musica per cui è anche un po’ il tuo dovere accompagnarmi in questo viaggio musicale. Presto, corriamo sennò non smetto più di cantare: “Country rooooaaaad take me hoooooome to the plaaaace I beloooong…” Ti arrendi o continuo?

Mad: Oh, John Denver, la più grande star del country. Interessante che ti piaccia, perché è morto nel modo che più ti terrorizza, caduto con l’aereo. Eh, proprio così, lui non è de-caduto, è proprio caduto con l’aereo. Caduto con l’aereo, caduto con l’aereo, caduto con l’aereo… Ti arrendi o continuo?

Mad&Just


8 marzo: La pessima madre

scritto da: Redazione
in L per Libro

La pessima madre

La pessima madre

l’8 marzo a Brescia la festa della donna non è solo una ricorrenza. Oltre alle mimose obbligatorie, alla Latteria Molloy (via B.Maggi) saranno presentate le fotografie di Rinaldo Capra e il libro La pessima madre da cui sono tratte. Un doppio progetto, tra fotografia e scrittura, che vuole raccontare il significato dell’essere madri oggi.

Cosa provano le donne quando si parla di maternità lontano dagli stereotipi?

Come sono seguite, curate, consigliate?

Quali sono i sostegni e gli incentivi reali  per la maternità e la famiglia?

Esistono altri esempi, in altri paesi d’Europa, da cui possiamo imparare?

Esistono modi nuovi di pensare le donne, la loro salute, il loro ruolo nella società, nel mondo del lavoro e della famiglia?

Il collettivo di giovani autrici composto da Arianna Chieli, Irene Panighetti Ghidinelli, Stefania Balotelli e Sara Balsamo, coordinate da Nadiolinda, racconta  l’odissea della maternità con il chiaro intento di essere ‘utile’. L’intero ricavato della vendita del volume sarà devoluto a La Casa della Donna di Brescia, un gruppo di volontarie attive sul territorio.

L.


4.3.2010

Malika Ayane – Ricomincio da qui

scritto da: Redazione
in Cantami una canzone

Perché è la canzone del momento: Come faceva Adriano Celentano in Mondo in Mi7, prendiamo il giornale di oggi. Vediamo: quasi un dodicenne su cinque si ubriaca. A Firenze un ladro entra in casa di una 89enne e la prende a sprangate per rapinarla. Il signore con la faccia da buono distribuiva gli appalti coi soldi dei terremotati in cambio di massaggi. Il principale tg dell’azienda di Stato dice le bugie per compiacere il SuperPadrone.  Le due principali aziende telefoniche italiane hanno riciclato denaro sporco ed evaso due miliardi e mezzo di euro (avete idea di cosa ci si può fare?). Un senatore era un uomo della ’ndrangheta. Le liste elettorali sono state consegnate tardi perché ogni 5 minuti venivano cambiate per infilarci l’igienista dentale del SuperPadrone, il figlio deficiente del ministro o qualcun altro cui si doveva un favore. Riassumendo: va sempre peggio e non c’è nessuna svolta, nemmeno nel meteo: continua a fare un freddo becco.

Dev’essere per contrasto con questo scenario barbarico che si trascina da anni, che la canzone di Malika Ayane sta incontrando tanti consensi rispetto alla maggior parte di quelle presentate a Sanremo. Forse riflette il desiderio di un’eleganza d’altri tempi, vintage. Questa parola, sempre più usata in campi diversi (musica, moda, arredamento) deriva – insegna Wikipedia – dal latino vindemia, che indicava i vini d’annata, di pregio. E lo stile di Malika Ayane nell’interpretare questo brano ricorda parecchio l’eleganza di Ornella Vanoni ma soprattutto quella con cui Dionne Warwick cantava i brani del compositore più pregiato di tutti, Burt Bacharach: ad esempio questo o questi tre eseguiti in medley.

La frase da ripetere con un sospiro: “Non mi piace sia tu il centro di me”.

Il vero significato della canzone: Scritta insieme a Pacifico e a Ferdinando Arnò, al suo fianco da quando (neanche molto tempo fa, era il 2006) componevano per gli spot pubblicitari, per la cantante italo-marocchina è la descrizione del momento in cui “Qualcosa non ci piace più, capiamo che una situazione si trascina e desideriamo una svolta, ma non sappiamo con che strumenti affrontarla”.

In questi 4 anni Malika è passata dall’essere una giovane mamma abitante nella multietnica e problematica via Padova a Milano a tutta una serie di svolte: collaborazioni con Andrea Bocelli, Paolo Conte, Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, la versione de “La prima cosa bella” per il film di Virzì, una storia d’amore con Cesare Cremonini, due festival di Sanremo. L’ultimo dei quali terminato con l’orchestra a lanciare spartiti in aria per protestare contro il parere del pubblico italiano, che in finale le ha preferito altri interpreti. Da tutte queste polemiche, Malika si è tenuta fuori con eleganza, avendo capito che non tutti sono pronti ad apprezzare il suo stile e preferiscono votare i personaggi resi popolari dalla tv. E’ un problema generale italiano, questo. Una di tante situazioni che si trascinano, e ci vorrebbe una svolta – ma non sappiamo con che strumenti affrontarla. Uno strumento potrebbe essere un po’ di eleganza, che nella vita non si applica solo ai vestiti – perché chissà come mai, anche se ci vestiamo meglio di tutti, ultimamente siamo il Paese meno elegante del mondo.

Paolo Madeddu


26.2.2010

Invictus

scritto da: Redazione
in Mi sono perso

Invictus

Invictus

Just: Caro Mad, questa è una settimana che tutti i cinefili aspettano da mesi, finalmente esce “Invictus“, corriamo!

Mad: No!

Just: Scusa, provo a spiegarmi meglio, esce nelle sale “I n v i c t u s” il film di Clint Eastwood su Nelson Mandela e la nazionale di rugby sudafricana. Oddio solo a dirlo mi emoziono: grande regista, grande storia, grande sport. Non voglio sentire ragioni!

Mad: Ma Clint Eastwood fa un film al mese? Non che siano brutti, ma io devo ancora riprendermi da Gran Torino, e dai precedenti: ogni volta che vado a vedere un suo film so che qualcuno finirà malissimo. Quindi, siccome Nelson Mandela è ancora vivo, ho paura di finire malissimo io.

Just: Peraltro Morgan Freeman è uguale a Nelson Mandela e quel bietolone di Matt Damon è un perfetto giocatore di rugby, la storia poi è quella di uno Stato che lotta per la libertà e l’identità nazionale. Certo, a ben guardare, io quell’anno avevo tifato con tutto il cuore per gli All Blacks e secondo me i sudafricani hanno vinto solo per via delle infezioni intestinali dei loro avversari (e solo per 3 punti)… ma diciamo che mi fido della capacità di Eastwood di rendere epico anche un incontro di badminton, figuriamoci quindi la coppa del mondo di rugby del 1995. Su! Andiamo!

Mad: Non posso, da calciofilo non ne posso più del rugby e di come in questi anni viene dipinto come sport nobile, leale, generoso, gagliardo e sexy, con i neozelandesi che fanno il loro balletto e con i tifosi avversari che vanno a bere insieme blablabla: mi piace il calcio e mi piace che sia ignobile, sleale, ingeneroso, vile e… qual è il contrario di sexy? Infezione intestinale? In effetti, sai che il titolo fa pensare a quel coso reclamizzato dalla Marcuzzi, come si chiama? Invictus bifidus? E quindi non sarà che come film, fa un po’ – ehm?

Mad&Just




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25.2.2010

Glee Cast – Don’t stop believing

scritto da: Redazione
in Cantami una canzone

Perché è la canzone del momento: è il brano che ha aiutato la serie televisiva Glee a sfondare in America: un vecchio pezzo dei Journey, cantato dal cast di ragazzi un po’ sfigati che hanno un sogno, ovvero: interpretare in tv dei ragazzi un po’ sfigati che hanno un sogno. Glee, precipitosamente mandato in onda sulla tv satellitare anche in Italia, può piacere ma onestamente non si basa su un’idea originalissima, è un musical a puntate la cui trama ricorda Saranno famosi e tutti i suoi figli, tra i quali Amici (se vi ricordate, all’inizio il programma di Maria De Filippi già che c’era ne copiava anche il nome, finché dall’America non hanno ringhiato minacciando una causa). D’altro canto sono innumerevoli i musical, da Cantando sotto la pioggia a A chorus line (con varianti rock come The Commitments) che hanno come semplice trama quella di mostrare dei ragazzi un po’ sfigati che hanno un sogno, e provano contro tutto e tutti a farlo avverare.

La frase da ripetere con un sospiro: “Some will win, some will lose, some were born to sing the blues”. (O anche, in italiano: “Qualcuno di loro vincerà, qualcuno di loro perderà, qualcuno di loro era nato per cantare il blues”)

Il significato nascosto della canzone: “Continua a crederci!” – è la filosofia americana, e ormai è anche la filosofia italiana: il Festival di Sanremo dell’era del televoto ha portato sul podio tre vincitori di show televisivi. Le loro canzoni non erano straordinarie, ma non è importante: nessuno le ascolta, ormai è chiaro che a vincere è il personaggio. Tanto che quasi commuove che Sanremo rispetto ad Amici, X Factor e Glee (che puntano, al 90%, sul ripescaggio di canzoni vecchie e già collaudate) si ostini a puntare su canzoni nuove. Non a caso guardando il Festival di Antonella Clerici quest’anno si veniva travolti dai classiconi ad alzo zero: da O’ sole mio a Nel blu dipinto di blu, da Perdere l’amore a Un amore così grande. Chissà, forse è un modo di dirci che il sogno continua, ma la solfa sarà sempre quella. E se la solfa di questo Paese non cambierà mai più, allora è giusto riconoscere che è fastidioso l’ostracismo di parte del pubblico e dell’indisciplinata orchestra di Sanremo verso Emanuele Filiberto, che in fondo rappresenta tanti giovani italiani. Come tanti di loro, le ha provate tutte: ballerino, presentatore, cantante, candidato in due elezioni. Non smettendo mai di crederci, ha lavorato duramente per il suo sogno. Quello di non lavorare.

Paolo Madeddu


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19.2.2010

Che fine hanno fatto i Morgan?

scritto da: Redazione
in Portami al cinema

Che fine hanno fatto i Morgan

Che fine hanno fatto i Morgan

Just: Caro Mad, questa settimana ti voglio spiazzare. So che ti aspetteresti un invito per il gotico Wolfman, ma no! Ti propongo invece il brillante “Che fine hanno fatto i Morgan?

Mad: No!

Just: Ma come? Non sei curioso di vedere che bizzarra coppia formano Sarah Jessica Parker e Hugh Grant? Io sì! E poi, la storia di due persone affermate e impegnate nella city che di colpo si ritrovano tra mucche e gauchos credo che ci possa insegnare qualcosa.

Mad: Quanto consideri prevedibile, da parte mia, il ricorso a battute sulla fine che ha fatto Morgan, e sul fatto che dopo essersi impegnato tanto per affermarsi, di colpo ha mandato tutto in vacca?

Just: Sappi che ho sempre sognato di imparare a ballare l’inline dancing, infatti voglio vedere questo film per capire come si fa a farsi deportare in Texas, già ci vedo con cappello a tesa larga in mezzo ai bisonti. Presto, corriamo! “La vita, l’amore, le vacche” non possono aspettare!

Mad: Loro forse no, ma Hugh Grant sicuramente sì. Ora ti dirò la grande differenza tra il film per maschi e il film per femmine. Nel film per maschi, sparano al protagonista. Nel film per femmine, c’è Hugh Grant. Per qualche motivo che mi sfugge, nessun produttore ha mai pensato all’unico film che può mettere d’accordo uomini e donne: uno in cui qualcuno spara a quello stupido manichino. Inutile dire che il lieto fine per femmine consiste in lui che sopravvive e cambia radicalmente abbandonando la propria indole superficiale. Il lieto fine per maschi consiste nel vederlo tirare le fottute cuoia.

Mad&Just


18.2.2010

The Knack, My Sharona

scritto da: Redazione
in Cantami una canzone

Perché è la canzone del momento: il cantante e autore del brano, Doug Fieger, si è arreso a 57 anni dopo una battaglia col proprio corpo durata diversi anni. Pochi lo avrebbero riconosciuto per strada, tanti riconoscono il suo pezzo dalle prime note, ancor oggi, trent’anni dopo che è stato scritto. Spesso succede nel rock: scrivi il brano che stende la gente, ti ascoltano in tutto il mondo – ma poi non succede più nulla, e tu sparisci. Però il tuo pezzo sopravvive. Forse altri trent’anni, forse di più.

La frase da ripetere con un sospiro: “Oh, you make my motor run, my motor run”. (O anche, in italiano: “Oh, tu fai andare il mio motore, il mio motore”).

Il significato nascosto della canzone: Qui c’è una versione dei Nirvana – un po’ sciamannata, a dire il vero – preceduta da una breve intervista al gruppo: “My Sharona, non so cosa volesse dire, ma ha cambiato la mia vita”. In realtà un significato nascosto c’è (c’è sempre, cosa credete…) Sharona Alperin era una ragazza che fece andare fuori di testa Doug. Lei aveva 17 anni, lui 25. “Quando la incontrai fu come essere colpito alla testa da una mazza da baseball. Mi innamorai all’istante”. Il testo parla sostanzialmente di un arrapamento incontrollabile: il buon Doug doveva essere un po’ frustrato, e si sfogò anche in altre canzoni molto meno fortunate, intitolate “Good girls don’t” (“Le brave ragazze non lo fanno, ma io sì”) e “Baby talks dirty” (“Alla mia damigella piace una leccatina, lo fa bene, anche se poi, oh, la cosa diventa appiccicosa”). In “My Sharona” in particolare lui ammetteva: “I always get it up for the touch of the younger kind”. O anche, in italiano: “Mi eccita sempre il tocco di una più giovane”. Beh, se guardiamo le prime pagine dei giornali di questi giorni, di nuovo si parla di uomini di una certa età, che sembrano così ammodo in pubblico, ma non capiscono più niente quando gli si prospetta una “ripassata” con donne più giovani. Speriamo che almeno facciano sesso sicuro: pensare alla protezione è civile.

Paolo Madeddu



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