Scritto da Simona Tedesco in attualità, società
-Ciao, come stai?
-Ciao, bene, e tu?
da “Fisica quantistica della vita quotidiana”. 101 Microromanzi di Piergiorgio Paterlini (Einaudi, 13 euro).
“Chissà chi era” è il titolo a pag. 31 del microromanzo del giornalista, scrittore Piergiorgio Paterlini.
Il testo del racconto è in queste due frasi. Tutto lì . Tutto qui quel mondo.
Ma è il grande il freddo della pagina bianca sotto queste righe che mi ha fermato e invece di lavorare ora vi invito a scoprire la sua terapia omeopatica, oggi.
Sì proprio oggi, giornata del grande boh post-elettorale.
101 scene di vita quotidiana magistralmente sintetizzate da Paterlini in cui nulla è mai come appare.
Ho aperto a caso e sono cascata in “Chissà chi era”.
Mi è tornato in bocca il sapore acido di un recente incontro dove alla cortese e affettuosa domanda di un ex collega “Ciao, come stai?” ho prima risposto con un grande sorriso “Benone, e tu?” . Poi ho aspettato che il dialogo lievitasse, invece ho solo letto sulla sua fronte quel “Chissà chi era”.
Nel microromanzo la prospettiva è ribaltata, lo so, il soggetto non ricorda, quindi fila via solo con il suo vuoto. Comunque sia, sono doloranti tutti e due.
Non posso allora non pensare alle tante mail di lavoro che mi arrivano con “Ciao, come stai?” traduzione letterale (insulsa) del convenevole inglese “How are you?” che non prevede risposta.
Per capire che non dovevo raccontare i fatti miei via mail, lo ammetto, ci ho messo un pochino, ho imparato a suon di silenzi in faccia.
Di persona, no, ancora ci casco.
Ancora spero che le parole abbiano un senso: se ti interessa davvero sapere, ti fermi, sprechi un minuto per ascoltare la risposta al tuo How are you . Altrimenti continua a far finta di non vedere l’altro essere umano, è più onesto, dai.
E vero Piergiorgio, nulla è come appare. E i tuoi microracconti sono piccole dosi crudeli di una realtà disumana che viviamo tutti i giorni. Ma capaci di scatenare una buona difesa immunitaria.
Se ne consiglia la lettura di uno al giorno, da sciogliere lentamente sotto la lingua.

Scritto da Simona Tedesco in attualità, società
Foto 1. Un ragazzino in pigiama azzurro davanti a una grande tv guarda un cartone animato abbracciando un bimbo. Ai loro piedi un’alce di peluche sorride. La stessa espressione serena di una signora che, in un’altra stanza di questa casa calda e colorata apre e guarda un frigorifero come una mamma indecisa sulla cena da fare (Foto 2). Un angolo studio con un computer dove un altro bambino sta disegnando un fiore tutto giallo. (Foto 3) . Un’altra giovane donna dallo sguardo dolcissimo sistema la biancheria profumata e stirata (Foto 4). E ancora: una torta fa capolino da un forno, un bel trofeo esibito da un uomo quasi stupito del bel risultato (Foto 5) .
Immagini di una banale serata in famiglia? Assolutamente sì. Ed è questa la bella notizia. La casa è la comunità educativa Barrhouse. La famiglia? Il calore di Francesca, Rossella, Maria Chiara, Sergio e Andrea che ogni giorno si occupano dei sette bambini con gli stessi gesti e le stesse emozioni di tutti noi che alla sera ci rifugiamo tra pigiamini azzurri, cartoni animati e cene da inventare.
Le foto non le pubblico, perdonatemi, perché sono momenti di vita privata di questo meraviglioso gruppo, che oggi può contare su alcune cose utili che mancavano e invece ora troneggiano nelle stanze. Questo grazie a tutti voi che avete partecipato alla nostra charity, dando un senso diverso al nostro Natale, al nostro lavoro.
I dati per aiutare i nostri amici della Barrhouse sono sempre qui , se per caso qualcuno volesse lanciarsi in un piccolo dono, per carità, si butti, qui non scade nulla, e per i bambini c’è sempre da fare o da comprare qualcosa.
Mi piace pensare che domani mattina arrivino nuove donazioni solo per aver rintracciato questo link e questa storia. Nel web nulla sparisce mai. E in questo caso è davvero una fortuna. Tutto scorre, ma tutto resta. Come il nostro sorriso e quello dell’alce di peluche ai piedi di un bimbo sereno.
Grazie a tutti, di cuore.
Scritto da Simona Tedesco in attualità

I Maya non avevano torto, noi non li abbiamo capiti. Oggi, dopo aver raccolto in meno di un’ora i soldini per comprare il frigorifero ai nostri 7 bambini, qualcosa è crollato. In ogni piccolo gesto di solidarietà abbiamo sentito abbattersi l’indifferenza, annientare l’egoismo e sbriciolare la noia delle tante mail-appello che si cestinano per non sentisi in colpa. Tutto questo oggi l’abbiamo visto scomparire.
La nostra charity prosegue fino a quando non riusciremo a donare tutto quello che serve alla casa-famiglia. Quindi tornerò a tormentare tutti. Ma per oggi questo è il nostro Natale, questo è l’augurio più bello che potevamo condividere qui in redazione, tra un articolo pubblicato e un panettone smangiucchiato al telefono.
Ringrazio di cuore tutti, uno a uno. Tornare a casa questa sera con il ‘nuovo mondo’ intorno, trasforma le parole di speranza in terra sana e fertile, dove far abitare i nostri figli.
Insieme ai ragazzi sempre sorridenti di Leiweb e di Astra che lavorano con me tutti giorni, vi auguro feste serene, immersi negli affetti più cari e nel più calorico mascarpone.
Buon Natale!
Scritto da Simona Tedesco in attualità, Informazione, società

Caro Babbo Natale,
la lista dei desideri quest’anno è troppo lunga per tutti noi quaggiù, ma siccome mio figlio Tommaso di 10 anni vuol ancora credere alla tua esistenza (solo perché -dice-il tuo budget è illimitato, mentre quello di mamma no..) , allora spero anch’io di trovare una sorpresa sotto l’albero.
Ai nostri bambini della Barrhouse serve ancora un frigorifero, due computer e, se proprio riesci, anche una tv (sai che hanno ancora quella con il sederone grosso grosso che non funziona benissimo? Certo se parti dal frigorifero è meglio, ovviamente…). Per ora siamo riusciti insieme a donare tutto il resto della lista e ringrazio personalmente uno a uno tutti gli amici , i lettori che ci hanno aiutato. E le aziende che in poche ore hanno regalato ai bimbi i loro prodotti. Si meritano la citazione e il nostro abbraccio:Aboca, Chicco, Hasbro. e Nikon.
Ma Natale sta arrivando e i 43 euro -tutti in monetine- che Tommaso mi ha dato questa mattina, (frutto della vendita a scuola di un giornalino inventato con il suo amico Fabrizio), non bastano.
Ora, ti prego, in queste ultime ore buttati anche tu sulla spending review e, per cortesia, evita l’ennesimo gioco inutile ai bimbi straviziati, la quinta sciarpa marrone di lana alla zia, il ventesimo paio di orecchini alla figlia adolescente che ne perde uno al giorno.
Manda loro un bel bigliettino con il secondo articolo della nostra Costituzione così magistralmente raccontata da Roberto Benigni in tv:
” La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.
Solidarietà. Questo è quello che vogliamo caro Babbo Natale, in questo 2012 davvero difficile per tanti. Dai una svegliata a chi può rinunciare a qualcosa e carica ‘sta slitta con quello che serve davvero.
Io sotto l’abero vorrei trovare le belle notizie per i nostri bimbi della Barrhouse e qui ti lascio le istruzioni per come fare:
1: donazione on line, con una qualsiasi carta di credito (anche prepagata)
2: bonifico bancario al seguente IBAN: IT22U0335901600100000013626 di Banca Prossima intestato a Comunità Nuova, via Gonin 8 – 20147 Milano. Causale: Progetto Leiweb
ma ascolta tutti, ma proprio tutti quelli che hanno bisogno,
tanto il tuo budget è illimitato, no?
Scritto da Simona Tedesco in attualità, società
Quest’anno Leiweb nel suo grande speciale Natale 2012 ha acceso una stella di speranza per un gruppo di bimbi.
Tra crisi economica e difficoltà per tutti, la redazione ha sentito più urgente che mai il desiderio di fare qualcosa di utile.
Abbiamo scelto una piccola realtà, la Comunità “Barrhouse” (ospita 7 minori alla volta), solida, cresciuta all’interno di un’associazione importante come Comunità Nuova , presieduta da don Gino Rigoldi, che lavora da 30 anni nella periferia più dimenticata di Milano.
Insieme agli educatori abbiamo fatto un elenco di oggetti necessari alla vita quotidiana dei piccoli, quelle semplici cose che trasformano un luogo anonimo in uno spazio accogliente, di qualità, come spiega bene Andrea Marnoni, il responsabile della Comunità Barrhouse, nel nostro video.
Ecco quello che serve SUBITO e con tante piccole donazioni possiamo regalare INSIEME:
1 frigorifero
1 forno elettrico
1 televisore
2 computer
1 aspirapolvere
lenzuola e copripiumini
tovaglie
teli bagno e asciugamani
Se per miracolo superassimo il budget, a questi doni urgenti si possono aggiungere altri regali che verranno scelti dagli educatori e messi sotto l’albero ai bimbi (pensate che meraviglia!).
Entrate qui, troverete una divertente sorpresa: possiamo completare insieme l’arredamento di questa casina “sbloccando” con i nostri versamenti gli oggetti che adesso non si possono muovere. (ho fotografato un pezzettino della pagina)

Al progetto Barrhouse si può partecipare con una cifra libera (da 1 euro in su):
1: la donazione on line, con una qualsiasi carta di credito (anche prepagata)
2: il bonifico bancario al seguente IBAN: IT22U0335901600100000013626 di Banca Prossima intestato a Comunità Nuova, via Gonin 8 – 20147 Milano. Causale: Progetto Leiweb
(Naturalmente, ogni donazione a Comunità Nuova onlus è fiscalmente deducibile)
Sostenere questa charity è davvero semplice. Sarebbe il Natale più buono della storia di Leiweb. Volete aiutarci?
Scritto da Simona Tedesco in attualità, donne, Informazione, Senza categoria, società

Da oggi per tutto il mese di ottobre penzolerà dalla nostra testata il fiocco rosa, il simbolo della Campagna Nastro Rosa, dedicata alla prevenzione del tumore al seno, della
Lilt (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) con Estée Lauder Companies, in prima linea nella lotta contro questa grave patologia neoplastica.
Qui trovate tutte le informazioni per poter avere visite gratuite, contribuire alla causa e partecipare a un evento che negli ultimi diciannove anni ha contribuito con forza alla cultura delle prevenzione.
Ogni anno in Italia ci sono 45 mila casi di tumori al seno, ma la sopravvivenza arriva toccare quota dell’ 87%. Questo grazie alla ricerca, alle diagnosi tempestive e allo sviluppo delle cure.
Da una recente ricerca-sondaggio della Lilt, è emerso che oggi “Le donne italiane sanno che il tumore al seno è il più frequente in Italia ma ne sottovalutano la diffusione: il 60% non sa che può colpire la donna anche sotto i 50 anni. Il tumore al seno è il più frequente in quanto ne è colpita un a donna su dieci, nel 30% si manifesta prima dei 50 anni ma può essere guarito facilmente anche senza danni estetici della donna purchè diagnosticato precocemente”. E le più disinformate sembrano proprio le giovani.
In un Paese come il nostro
dove un italiano su due è su Facebook, dove l’informazione è sempre più digitale, stupisce leggere che le 25-34 sanno poco o quasi niente del tumore al seno. Ecco perché oggi Leiweb si infiocchetta di rosa, per attirare l’attenzione, per far circolare le informazioni, per rendere virale lo slogan della Lilt “Prevenire è vivere”.
Ho accettato con entusiasmo l’invito di
Ilaria Malvezzi (direttore generale Lilt Sezione Provinciale di Milano)
di moderare l’evento a Palazzo Marino (VIDEO) per il lancio della campagna. Sentirsi utili anche solo donando un’ora del proprio tempo è una sensazione impagabile. Ma non possiamo fermarci qui. Dobbiamo far circolare queste informazioni sui siti, sui blog, sui social. Non sono visite piacevoli, diciamocelo. Alcune di noi preferiscono il dentista a una mammografia o a una palpazione del seno, ma i dati (positivi) sulla prevenzione dovrebbero incoraggiare tutte le donne a superare fastidi, imbarazzie e paure. Allora usiamo la rete per una buona causa. Ogni giorno quel fiocco appeso a Leiweb ci aiuterà a non dimenticare.
Scritto da Simona Tedesco in attualità, Informazione, società
Dentro la notizia. Quando ti capita di toccare con mano uno dei titoli che leggi distrattamente ti sembra ti prendere una secchiata d’acqua gelata in testa. ” La disoccupazione corre, in Italia e in Europa, e a maggio raggiunge livelli record: colpiti in particolare i giovani, con tassi sempre più elevati. In Italia, secondo l’Istat, a maggio il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 10,1%, in aumento dell’1,9% su base annua: record storico per i giovani tra i 15 e i 24 anni, al 36,2%, il dato più alto dall’inizio delle serie storiche mensili e trimestrali, nel 2004 e nel 1992″.
Ecco, dopo un secondo sai che il problema c’è, anche se hai dimenticato cifre e dati… Ma le decine di mail che ricevo tutti i giorni, in risposta a una ricerca di un-una babysitter per mio figlio , mi stanno togliendo il sonno. Fuori quei giovani hanno nome e cognome, curricula impressionanti, lauree, specializzazioni, master, esperienze all’estero… il mix perfetto, da manuale, per riuscire a trovare uno straccio di posto. E invece no, pur di non pesare sui bilanci delle famiglie cercano disperatamente anche di occuparsi di un bambino “almeno ho la sicurezza di portare a casa qualcosa” mi ha detto un’assistente universitaria. Guardi nelle loro esperienze e vedi che laureati in Lettere con tesi complicatissime hanno trascorso mesi come precari in imprese di pulizie , tanti poi, i più fortunati sono riusciti a trovare qualche spazio tra i commessi e le cameriere.
Rispondo a tutti, giro loro il nostro servizio gratuito di consulenza con Stefania Celsi, ma so che non posso fare di più. Solo uno di loro trascorrerà i pomeriggi con mio figlio, gli altri continueranno a inviare cv ovunque. Siamo in attesa febbrile dei provvedimenti per lo sviluppo, dopo i tagli. Vorrei che l’agenda dei lavori fosse condizionata dal primo articolo della nostra Costituzione. Perché quei numeri, fuori, hanno nomi e cognomi e pochissime speranze.
Scritto da Simona Tedesco in attualità
Questo il titolo della conferenza di Brian Goldman, medico di Toronto e noto per il suo show “Camice bianco, arte oscura”. Un intervento che potete trovare sottotitolato in italiano qui, su Ted.com, luogo dove mi perdo facilmente. In questi 19 minuti lo specialista di medicina d’urgenza confessa i suoi errori che sono costati la vita a una signora, le sue diagnosi sbagliate che hanno messo in pericolo la vita di altri pazienti, salvati per un soffio da altri colleghi. La domanda che lo perseguita è quella dell’infermiera che gli chiede “Si ricorda quel paziente che ha dimesso? Ecco ora è in fin di vita..”. Quel ” Si ricorda?” è l’ossessione di un dottore. E qui Brian Goldman invita alla diffusione della cultura del medico ‘ridefinito’, quello che condivide con altri l’errore, sa di essere umano:
“E lavora in una cultura medica che riconosce che gli esseri umani guidano il sistema, e quando gli esseri umani guidano il sistema, faranno errori di tanto in tanto. Così il sistema evolve per creare un sostegno che renda più facile identificare quegli errori che gli umani inevitabilmente commettono e incoraggi con affetto e sostegno ruoli in cui chi si occupa dell’osservazione nel sistema sanitario possa evidenziare ciò che può essere un potenziale errore e viene premiato per farlo, e in particolare persone come me, quando fanno errori, vengano premiate per venirne fuori.
Mi chiamo Brian Goldman sono un medico ridefinito. Sono umano. Faccio errori. Mi dispiace,ma mi sforzo di imparare una cosa che posso trasmettere agli altri. Ancora non so cosa pensiate di me, ma posso conviverci.
E fatemi concludere con tre parole: Io mi ricordo.
Pensavo a quella brutta storia in provincia di Napoli dei sanitari intercettati che parlano di manomettere una cartella clinica, dopo la morte di una neonata, pensavo a quella madre che all’Ospedale San Giovanni di Roma ha perso un figlio prematuro per un scambio di tubi nell’incubatrice… Due tragedie, due modi di reagire, comunque, due esseri umani morti per sbaglio.
Ammettere, condividere e imparare dagli errori penso sia doveroso per tutti. Ma abbattere le probabilità degli errori umani nelle strutture ospedaliere pubbliche non può essere solo una vuota dichiarazione di qualche politico a caccia di voti, deve essere un impegno concreto con piani di tagli negli sprechi e finanziamenti mirati.
Quando sei sdraiato sul lettino di un pronto soccorso no, non puoi sperare solo che ti vada bene, devi sapere che chi si prenderà cura di te ha tutto il merito di quel ruolo e potrà lavorare nelle migliori condizioni possibili.
Nessuno di noi, caro Brian, ci tiene a diventare un suo ricordo, mi creda.
Scritto da Simona Tedesco in attualità, Informazione, società

Grazie a voi abbiamo chiuso un maggio da record con oltre 4 milioni di browser unici e 60 milioni di pagine viste (fonte Nielsen Site Census). Un risultato che premia il lavoro del mio dream team , un gruppo davvero unico.
In momenti complicati come questi, dove l’attualità è soprattutto cronaca di sofferenza e sacrificio, oggi (e non a caso) inauguriamo una nuovo spazio, Leiweb Corner, un angolo dedicato a chi vuole mettere alla prova fantasia e manualità.
Penso sia doveroso in periodi difficili come questo dare visibilità a chi prova a inventarsi alternative, a chi non si arrende, a chi comunque crea per sé e per gli altri speranza, ma oggi con Blomming possiamo fare un passo in più : offrire una vetrina dove vendere le proprie creazioni.
Da una lunga chiaccherata con Matteo Cascinari, amministratore delegato di Blomming, (giovane start up interamente dedicata all’e-commerce con circa 6.000 shop aperti in poco più di un anno) è nata l’idea di questa patnership. Ogni settimana segnalerermo le migliori proposte nella vetrina “Colpo di fulmine”e racconteremo le storie più curiose del mondo contemporaneo del fai-da-te.
Per qualcuno questa potrà diventare un’opportunità professionale, per altri un luogo dove trovare pezzi unici e originali. Per tutti sarà la dimostrazione che le buone idee valgono.
Scritto da Simona Tedesco in attualità, Informazione, società, tecnologia
I social network come boomerang?. In America aumentano scuole e enti pubblici che chiedono ai candidati di esibire la pagina personale di Facebook durante il colloquio per la selezione, come scriveva ieri il Corriere.it. Un dato interessante e preoccupante ovviamente. Ognuno di noi governa e gestisce le informazioni che pubblica sui social, quindi dov’è il problema? Basta frequentare questi siti per rendersi conto, però, quanto spesso si possano ritrovare commenti che potrebbero diventare armi in mano a direttori del personale o a futuri datori di lavoro.
Ho spiegato più volte a mia figlia 17enne il pericolo della reputation on line, della protezione della privacy, anche in vista di scelte scolastiche o professionali future. Ma spesso il governo delle informazioni può sfuggirti di mano se pensi a quello che i tuoi ‘amici’ , magari senza dolo, possono diffondere su di te (foto alle feste, dettagli della tua vita privata, ecc). Quindi? Possiamo passare ore a controllare tutto, mandare mail per chiedere di cancellare post, quando poi, come sappiamo, nel web nulla si distrugge mai veramente?. No, certo, ma qualche pulizia di primavera va fatta. Rapidi a trasformare un problema in business, gli americani si stanno muovendo e creano società specializzate. Ho appena trovato questo sito neonato Networkclean.com (ma ce ne sono tanti ) e leggendo le norme della privacy, ancora una volta, ovviamente, dobbiamo essere consapevoli che consegnamo dati e informazioni a qualcuno. Insomma un bel circolo vizioso.
Non ci resta che pensare, prima di postare e, ogni tanto, tirare su le maniche e passare l’aspirapolvere. Basterà?