Cerco babysitter, risponde l’assistente universitario
Scritto da Simona Tedesco in attualità, Informazione, società | PermalinkDentro la notizia. Quando ti capita di toccare con mano uno dei titoli che leggi distrattamente ti sembra ti prendere una secchiata d’acqua gelata in testa. ” La disoccupazione corre, in Italia e in Europa, e a maggio raggiunge livelli record: colpiti in particolare i giovani, con tassi sempre più elevati. In Italia, secondo l’Istat, a maggio il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 10,1%, in aumento dell’1,9% su base annua: record storico per i giovani tra i 15 e i 24 anni, al 36,2%, il dato più alto dall’inizio delle serie storiche mensili e trimestrali, nel 2004 e nel 1992″.
Ecco, dopo un secondo sai che il problema c’è, anche se hai dimenticato cifre e dati… Ma le decine di mail che ricevo tutti i giorni, in risposta a una ricerca di un-una babysitter per mio figlio , mi stanno togliendo il sonno. Fuori quei giovani hanno nome e cognome, curricula impressionanti, lauree, specializzazioni, master, esperienze all’estero… il mix perfetto, da manuale, per riuscire a trovare uno straccio di posto. E invece no, pur di non pesare sui bilanci delle famiglie cercano disperatamente anche di occuparsi di un bambino “almeno ho la sicurezza di portare a casa qualcosa” mi ha detto un’assistente universitaria. Guardi nelle loro esperienze e vedi che laureati in Lettere con tesi complicatissime hanno trascorso mesi come precari in imprese di pulizie , tanti poi, i più fortunati sono riusciti a trovare qualche spazio tra i commessi e le cameriere.
Rispondo a tutti, giro loro il nostro servizio gratuito di consulenza con Stefania Celsi, ma so che non posso fare di più. Solo uno di loro trascorrerà i pomeriggi con mio figlio, gli altri continueranno a inviare cv ovunque. Siamo in attesa febbrile dei provvedimenti per lo sviluppo, dopo i tagli. Vorrei che l’agenda dei lavori fosse condizionata dal primo articolo della nostra Costituzione. Perché quei numeri, fuori, hanno nomi e cognomi e pochissime speranze.











































Gentile Simona,
in questo articolo forse si parla di me, assistente universitaria che si candida per fare la baby-sitter, o forse si parla di qualcun altro. Non importa, siamo in tanti nella mia condizione: giovani “brillanti”, ma che faticano ormai a intravvedere barlumi di speranza e, quel che è peggio, sono senza voce.
Sì, perché per avere voce e per farla sentire, per rivendicare qualcosa anche per noi, avremmo bisogno di uno spazio (un posto di lavoro, un posto nella società, …) da cui farlo, o quanto meno di tempo per scendere in piazza. A me mancano sia lo spazio, sia il tempo: il mio tempo è occupato dalla ricerca di un lavoro, dai vari lavori “purchessia” che svolgo e dal tentativo di costruirmi un futuro continuando a studiare e a scrivere … nell’ostinata illusione che un giorno impegno e merito saranno ripagati.
Vorrei perciò ringraziarla per avere, in qualche modo, dato voce alla condizione che condivido con molti altri. La voce di questo articolo è una conferma che esisto/esistiamo: è un sollievo alla terribile sofferenza di sentirsi inesistenti.
Grazie davvero
Cara M, sì parlavo di lei e tanti ragazzi come lei che mi stanno scrivendo in questo giorni. La ringrazio per il suo gentilissimo commento. Cercherò anche nei prossimi giorni di tenere con Lieweb alta l’attenzione, in modo che la vostra voce abbia sempre spazio e non si riduca a una statistica ogni tanto. Ma è arrivato il momento di un’assunzione di responsabilità collettiva. Questa è l’eredità che vi stiamo lasciando e la domanda che ognuno di noi oggi si deve fare è “cosa posso fare io”? E visto che lavoro nei media penso sia il minimo offrirvi servizi e spazi per aiutarvi a non scivolare nell’oblio. Ora penserò anche a qualcosa di nuovo sul sito per l’autunno. E se avete suggerimenti, sono qui. Ancora grazie.
Gentile Simona, ho letto il suo articolo e Le voglio raccontare la mia esperienza.
Ho una laurea in giurisprudenza, un master in diritto societario, parlo discretamente due lingue e sono disoccupata.
Ho lavorato per tanti anni in un ente previdenziale come precaria, finchè la sciagurata finanziaria Tremonti nell’Aprile dell’anno scorso ha deciso con un colpo di scure di tagliare il mio contratto e quello di altri 1850 disgraziati, gettandoci in mezzo ad una strada da un giorno all’altro.
Da allora ho inviato più di 1200 curriculum, proponendomi per qualunque cosa, o facendo il giro dei negozi sperando in un posto da commessa o da cassiera: niente di niente,troppo qualificata per certi versi o troppo poco per altri.
Ho sfruttato tutti i canali possibili di ricerca del lavoro: centri per l’impiego, agenzie di selezione ed interinali, colloqui con gli orientatori professionali, ecc.:mi manca solo un viaggio a Lourdes. Intanto il tempo passa, e mi rendo conto che il curriculum richia diperderee in competitività: per questa ragione ho fatto -e continuo a fare- formazione continua: corsi di contabilità, di francese, abilitazione come mediatore; tutto questo a mie spese, finchè ho potuto contare sul sussidio di disoccupazione: la mia regione(Lombardia) infatti,fornisce forme di sostegno e di riqualificazione ai soli lavoratori in Cassa integrazione o mobilità: tutti gli altri, come nel mio caso, sono abbandonati a sè stessi.
Ho trentanove anni, forse non sono giovane,e quindi non avrei diritto di scriverLe, ma faccio parte della generazione che, appena uscita dall’università si è trovata immediatamente davanti alla legge Biagi, subendone gli effetti come un treno in faccia.
Solo che adesso non ce la facco più: non riesco più a trovare la motivazione per andare avanti, mi alzo alla mattina senza una ragione e questo nonostante mi ripeta a memoria: non chiederti cosa il tuo paesse può fare per te, ma tu cosa puoi fare per il tuo paese: ebbene, per il mio paese sono un peso morto: sono preparata, colta, lavorando potrei pagare le tasse per quei cittadini che ne hanno davvero bisogno, ed invece questo paese il mio aiuto non lo vuole.
Poi, vedo che un giornale autorevole come A propone un’iniziativa lodevole, Afor Job, rivolta ai soli lavoratori in età da stage: e gli altri? Quelli che hanno superato i ventinove anni cosa dovrebbero fare?
Mi dispiace, ma questa volta mi sono cadute le braccia dalla delusione: ormai sono abituata alle agenzie che effettuano questa forma di discriminazione mascherata, ma la mentalità di certo non cambierà se anche la stampa alimenta tale modo di fare: ci sono tanti profili ultraprossesionalizzati over tenta che stanno buttando l’esistenza in un precariato squalificante, senza prospettive di lavoro nell’immediato e di pensione per il futuro: vecchi a trentacinque anni, pronti da rottamare come una Panda euro zero.
Voi potete fare molto,ormai quando si ha un problema ci si rivolge ai giornali o alle trasmissioni televisive per ottenere quell’ascolto da parte delle istituzioni che un normale cittadino non riesce ad ottenere: ed allora sfruttate questa capacità che avete per farvi promotori di iniziative che permettano ad ognuno di credere ancora nell’articolo 1 della Cosituzione: cercate quei talenti che, sebbene non più adatti per uno stage, possono tuttavia fornire preparazione, entusiasmo, voglia di mettersi in gioco: ne troverete tanti, tutti desiderosi di dimostrare le proprie capacità, ma altrettanto disposti ad imparare ancora: non si può pretendere che sia solo il Governo a trovare una soluzione, occorre -come dice Lei- un’assunzione di responsabilità da parte di chiunque abbia un minimo di potere per fare qualcosa,anche solo fare pressione : la stampa questo potere ce l’ha.
Non ci abbandonate: l’alternativa, altrimenti, resta una rupe Tarpea di massa allo scoccare del trentesimo compleanno.
Daniela S.