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	<title>Il blog del direttore &#187; giornalisti</title>
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	<description>Solo un altro sito  LeiWeb</description>
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		<title>Condividi o muori. Le notizie e le storie ai tempi del web 2.0</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 16:40:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Tedesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[2.0]]></category>
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		<description><![CDATA[La notizia passa prima da Twitter. «I leader europei hanno raggiunto un accordo sulla nomina di Mario Draghi come successore di Jean Claude Trichet alla presidenza della Banca centrale europea». Ecco il messaggio postato sul social network dal presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy.
Punto primo: le fonti sono cambiate, questa non è una notizia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La notizia passa prima da Twitter. «I leader europei hanno raggiunto un accordo sulla nomina di Mario Draghi come successore di Jean Claude Trichet alla presidenza della Banca centrale europea». Ecco il messaggio postato sul social network dal presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy.</p>
<p><strong>Punto primo: le fonti sono cambiate, questa non è una notizia, ma una realtà, l&#8217;abbiamo capito.</strong></p>
<p><strong>Punto secondo: la grancassa delle notizie sono i social network. O condivi o muori.</strong></p>
<p>Quindi per raccontare storie o dare notizie, vale anche in rete una vecchia regola:  avere &#8216;buone fonti&#8217;, sicure e certificate, controllando quello che si sta scrivendo sempre, in modo da non ribattere bufale.</p>
<p>Oggi i social network sono fonti in grado anche di &#8220;autoverificarsi&#8221;: vedi il caso del giornalista di Npr Andy Carvin, che con i suoi 48mila contatti su Twitter ha scatenato un&#8217;indagine in rete e ha contribuito a smascherare il caso della siriana Amina, finta blogger lesbica. Tutta la storia della vicenda Carvin l&#8217;ha raccontata su  <a href="http://storify.com/acarvin/the-gay-girl-in-damascus-that-wasnt" target="_blank">Storify.com</a></p>
<p>E qui si passa a una bella novità sul fronte dell&#8217;informazione 2.0.</p>
<p>Questo sito permette di selezionare, aggregare, presentare e ripubblicare come  &#8220;storie&#8221; le notizie che provengono dalla rete e dai social network. Lanciato a settembre 2010,  per mesi il sistema è stato utilizzato come test da media come  il Washington Post, il  New York Times, il Wall Street Journal, NPR, la Bbc, l&#8217;Huffington Post e Al Jazeera. Da aprile 2011 è  a disosizione di  tutti.</p>
<br /><img src="http://i.ytimg.com/vi/bLk2lo-twis/0.jpg" alt="media" /><br />

<p>Non è il solo, segnalo anche <a href="http://storyful.com/" target="_blank">Storyful.com</a> e <a href="http://www.scoop.it/" target="_blank"> Scoop.it<br />
</a></p>
<p>Anche i siti aggregatori diventeranno fonti di informazioni e di idee, perché qui si troveranno delle buone storie non solo da leggere, ma anche da ri-condividere. In America, visti i capitali che stanno investendo su queste start-up, ci stanno credendo, eccome.</p>
<p>Con figure professionali come quelle di Carvin ecco una nuova forma di giornalismo, quella dell&#8217;aggregatore di news dai social media, una forma di reportage definita &#8220;curation&#8221;: prendere una notizia, analizzarla, verificarla e darle visibilità. Niente di diverso da quello che faceva Dino Buzzati, no?.</p>
<p><strong>Punto terzo: il bello è che le storie oggi possono raccontarle tutti. </strong></p>
<p>Quindi tutti diventiamo sempre di più fonti, scrittori, giornalisti, riaggretori, curators.</p>
<p>Ma il lavoro di verifica di una notizia ha un costo molto alto. La credibiltà è un valore. E, come ha dimostrato il caso di Amina, oggi, condividere non amplifica soltanto, ma aiuta a rendere credibile l&#8217;informazione in rete.</p>
<p>L&#8217;importante è che ci sia sempre un Carvin laggiù pronto a chiedersi : &#8220;Ma sarà vera questa storia?&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Hai letto la mia mail?</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 23:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Tedesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Blackberry]]></category>
		<category><![CDATA[Business you Brain]]></category>
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		<category><![CDATA[filtro spamming]]></category>
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		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando da ragazza leggevo articoli sul mondo dei &#8220;ggiovani&#8221;, mi divertiva vedere come i babbioni giornalisti non capissero molto del nostro linguaggio. Ora, quando passi dalla parte dei babbioni e senti frasi come &#8220;io me la balzo la cena con la nonna&#8221; o &#8220;ma come ti vedi?&#8221;, &#8220;ma come ti senti?&#8221; e ti scappa da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left">Quando da ragazza leggevo articoli sul mondo dei &#8220;ggiovani&#8221;, mi divertiva vedere come i babbioni giornalisti non capissero molto del nostro linguaggio. Ora, quando passi dalla parte dei babbioni e senti frasi come &#8220;io me la balzo la cena con la nonna&#8221; o &#8220;ma come ti vedi?&#8221;, &#8220;ma come ti senti?&#8221; e ti scappa da sorridere, capisci che è il tempo delle mele è diventato marmellata a lunga scadenza e se per caso ti esce un &#8220;ai miei tempi&#8221; sei definitivamente brasato sugli anta.</p>
<p style="text-align: left">Ma c&#8217;è qualcosa oggi che lega le generazioni: lo sviluppo tencologico. Anche noi che ballavamo  <a href="http://www.youtube.com/watch?v=lotkzHsIuoA" target="_blank">London Calling</a> sappiamo usare le chat, le mail, Facebook, Twitter,  gli appuntamenti non li scriviamo più sulle agende che ci regalava l&#8217;azienda, ma abbiamo i calendari sincronizzati sull&#8217;Iphone, Blackberry e simili&#8230;con allert e smile scemi per firmare gli sms. Però, diciamoci la verità, la gestione di questi imput è davvero faticosa. Tra mail di lavoro, amici, banca, quelle sulla sagra del maiale felice sfuggite al filtro spamming, ogni tanto sogniamo il crollo planetario dei server. Nel 2012,  <a href="http://www.radicati.com/wp/wp-content/uploads/2010/04/Email-Statistics-Report-2010-2014-Executive-Summary2.pdf" target="_blank">secondo una ricerca</a>, il numero di mail giornaliere ricevute e spedite da un unico utente salirà a 117. Coraggio. Ecco allora soluzioni come Business of Your Brain, <a href="http://www.BusinessofYourBrain.com" target="_blank">un&#8217;applicazione gratuita</a> che  consente di organizzare calendari e posta identificando:<br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: left">&nbsp;</p>
<p style="text-align: left"><strong>il collega d’ufficio</strong>: la persona con la quale avete il maggior numero di riunioni.<br />
<strong>il più ansioso</strong>: chi invia più messaggi segnalati come &#8220;urgenti&#8221;.<br />
<strong>il “Focus Drainer”</strong>: le parole più frequenti nell&#8217;oggetto delle vostre e-mail.<br />
<strong>i “grafomani” contro “grazie mille”</strong>: ognuno di noi ha dei contatti famosi per i messaggi interminabili; scoprite chi si aggiudica questo premio. Allo stesso tempo, potrete conoscere l&#8217;identità di chi riempie la vostra casella di posta con messaggi contenenti semplici ringraziamenti.<br />
<strong>i più ignorati</strong>: Business of Your Brain vi dirà chi tendete a non leggere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ecco, ora sì che ci sentiamo sollevati. Ma una volta fatte tutte queste belle classificazioni, c&#8217;è un &#8220;ggiovane&#8221; che può, in qualche garage questa notte, inventarsi un trabiccolo per selezionare alla fonte quello che vorremmo davvero ricevere?</p>
<p>Nel tempo risparmiato io uscirei con gli amici (veri) che oggi vedo solo su Facebook.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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