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Testata
20.7.2012

Mamma in libera uscita

in essere mamma, look da mamme, mamme e tempo libero

Una mamma – qualsiasi mamma – è in “libera uscita” solo nel momento stesso in cui si ritaglia un momento per sé. Il che richiede parecchia organizzazione e un preavviso decoroso, ma per questo vale doppio.  Sistemati i figli con un parente (vale fino al quinto grado) o con la babysitter di turno, staccato il telefono (magari poi lo si riaccende, ma è il gesto che conta), il piacere di uscire dal ruolo materno per qualche ora è probabilmente pari a quello di Batman quando finalmente si toglie la calzamaglia.
Il ventaglio di possibilità che si apre di fronte a sé è talmente vasto da provocare stordimento (e dipendenza). Meglio un aperitivo con le amiche o una tripletta estetista-lampada-parrucchiere? Meglio due ore di shopping di gruppo o un film al cinema in perfetta e silenziosa solitudine?

Il segreto per decidere è chiudere gli occhi e chiedersi: dove vorrei essere quando il mio adorato tesoro strilla perché non vuole uscire dalla vasca mentre la cena brucia sul fuoco e il cellulare squilla a raffica? La risposta è lì, non resta che coglierla come una pesca matura e gustarla fino all’ultima goccia di succo.
A volte sembra impossibile riuscirci, a volte ci si fa prendere dai sensi di colpa o addirittura dalla nostalgia per la prole (sì, anche dopo due ore). Ma bisogna prenderlo come una terapia individuale: anche Batman, in fondo, ogni tanto ha bisogno di staccare la spina…

 

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19.7.2012

Non sparate sulla maestra

in educazione dei figli, essere mamma, mamme e scuola

In teoria dovrebbe essere il mito di ogni mamma, colei che per tre anni si prenderà cura del proprio dolce e scalmanato pargolo MOLTIPLICATO per venticinque (minimo). E mai nessuna mamma ammetterebbe il contrario. Ma la verità è che, nell’inconscio materno, la maestra è una donna che per diverse ore al giorno ti “ruba il posto”. E allora ecco che i dubbi si insinuano nel cervello.

Sarà abbastanza brava? E preparata? E paziente? E rigida? Difficile ricordarsi in questi momenti di riflessione inconfessabile che l’insegnante è sì una professionista, ma è anche un essere umano. Che potrebbe pensarla diversamente da noi, e che comunque non può essere sintonizzata su bisogni e desideri di venticinque mamme apprensive.

Più che fare un passo avanti, molte volte bisognerebbe riuscire a fare un passo indietro, lasciando fare all’insegnante semplicemente il suo lavoro. Vigilare, certo, ma accettare anche che a scuola ci possano essere regole diverse, e non per forza in peggio. Se la maestra decide che prima di rifiutare un cibo bisogna assaggiarlo, prima di correre a chiedere una dispensa papale per il menù in bianco si può anche provare a vedere l’effetto che fa.

 

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18.7.2012

Io Tarzan, tu mamma: la divisione dei ruoli

in mamme e papà

Quale superpotere vorresti possedere? Chiedetelo a qualsiasi mamma dotata di marito/compagno/partner e vi risponderà: l’interscambiabilità. Afferri scarpe e borsa, ti chiudi la porta alle spalle e zac: fino al tuo rientro il papà farà esattamente quello che faresti tu, senza bisogno di alcuna istruzione. Intendiamoci: la maggior parte dei papà moderni sono padri attenti e compagni premurosi, che sanno di dover dare una mano e vogliono “esserci”. Però l’interscambiabilità è un’altra cosa. È il non dover spiegare passo per passo cosa mettere nello zainetto dell’asilo, cosa portare con sé in caso di uscite, cosa far indossare al pargolo. Ma anche che esiste un orario più o meno fisso per i pasti, che le patatine fritte NON sono un contorno di verdura, che dopoaver fatto addormentare un bebè si possono ancora trovare le forze per dare alla casa un aspetto diverso dal post-tornado. Tutto questo i papà-no-problem non lo sanno, e a chi lo fa presente rispondono: “che problema c’è?”. Ben diverso il discorso dei papà-mammi: sanno tutto della cura di un neonato, si applicano con rigore e dedizione e non sbagliano una mossa. Le controindicazioni in questo caso sono due: ansia da prestazione per la mamma, ansia paterna per ogni rigurgito di troppo. Il che in matematica produce ansia al quadrato. Ma del resto, che problema c’è?

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17.7.2012

Mamme vip, giù la maschera!

in essere mamma, mamme vip

O le ami o le odi, ma di solito le odi. Perché mentre tu sei alle prese con pancia flaccida, cellulite e smagliature post parto, loro girano in bikini (taglia zero) su qualche spiaggia. Eppure hanno un figlio di pochi mesi come te.
D’accordo, hanno anche due tate, un massaggiatore, un dietologo e un personal trainer, ma prima o poi queste mamme vip dovranno pur mostrarsi umane. O no? In effetti negli ultimi tempi le “foto rubate” di mamme vip in versione comune mortale sono in aumento. Scelta dei media che si sono accorti che le vip versione nature tirano di più? Oppure scelta tattica delle stesse mamme-star, stanche di essere mal sopportate da altri milioni di mamme? Forse entrambe le cose.

Ma in ogni caso, fa bene all’umore scoprire che Jennifer Lopez dopo aver partorito due gemelli ha fatto una fatica disumana per dimagrire. O che perfino l’inarrivabile Angelina Jolie ogni tanto lancia urla belluine per mettere a tacere la sua squadra di figli. Di sicuro è più divertente che dibattere delle scarpe con tacchetto o del vestitino coordinato al peluche di Suri Cruise. Tra un massaggio e l’altro, mamma Katie non se la prenderà: il bello delle mamme vip è che non possono sentirti.

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16.7.2012

Mamme al potere: se non ora quando?

in mamme e politica

Gli anglofoni lo chiamano il gioco del “what if”. Cosa sarebbe successo se le Torri Gemelle non fossero crollate? E se il computer non fosse stato inventato? Oppure: cosa sarebbe successo se, negli ultimi dieci anni, a capo della politica e dell’economia mondiale ci fossero state delle mamme? Probabilmente qualcosa di buono, e non parliamo di merendine. Perché quando le mamme prendono il controllo – di un’azienda come del telecomando – nove volte su dieci centrano l’obiettivo.
Date a una mamma una scuola con alunni in esubero o un parco giochi non a norma, e ribalterà il mondo. E allora perché non provare ad alzare il tiro? Negli Stati Uniti la lobby delle mamme ha già un enorme peso politico per la sua capacità di generare consensi e influenzare opinione pubblica e consumi. Voi direte: al di là dell’Atlantico sono più numerose e meglio organizzate, anche tecnologicamente. Ma le cose stanno cambiando.
Così, se a Milano le mamme antismog hanno fatto più rumore di tante battaglie ambientaliste, a Cernusco sul Naviglio – pochi chilometri di distanza – sono riuscite ad arrivare ai vertici della politica locale con l’idea di creare una città più family friendly. E non sono sole.

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13.7.2012

Uno più uno non fa due. E se fossero meglio tre?

in essere mamma

Nessuno ha ancora scoperto chi è stato il primo a dare il via alla consuetudine, ma ormai è un dato di fatto: pochi mesi dopo aver partorito il primo figlio, tutti si sentono autorizzati a chiedere “a quando il secondo?”. Le prime volte, in risposta, ci si limita a sorridere, ma più la frequenza delle domande aumenta (e lo fa di sicuro), più la voglia di ridere passa. Alla fine viene da urlare: non lo vedi che sto ancora allattando questo, di figlio?
Le motivazioni dei suggeritori di prole numerosa, rigorosamente altrui, sono le stesse di sempre: i figli vicini d’età crescono insieme, attraversi la fase faticosa una volta sola e ne esci prima, e via dicendo. Volente o nolente il dubbio si insinua: vuoi vedere che hanno ragione? Se poi scappa la malaugurata voglia a chiedere consigli a chi di figli ne ha già più d’uno, ci si sente dire la fatidica frase: uno più uno non fa due, ovvero la fatica di crescere due figli non è il doppia ma molto di più.
A questo punto – e solo a questo punto – si comincia a maturare la consapevolezza di non dover ascoltare proprio nessuno: prole numerosa o figlio unico sono solo, appunto, affari di famiglia. A meno che non si decida di fare il botto e averne undici come ai tempi delle nostre bisnonne: a quel punto la famiglia diventa una società, magari calcistica. Ma questa è un’altra storia…
Ps: esiste solo una domanda più irritante e indiscreta di “a quando il secondo?” ed è questa: “sei di nuovo incinta?”. Pronunciata quando hai un neonato in braccio e i chili della gravidanza ancora da smaltire, è quasi un invito a fare a botte.

 

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12.7.2012

Bimbi e tv: bye bye film

in educazione dei figli, essere mamma, figli e tv

Avviso a tutte le mamme: non leggete questo post se siete adepte del ferreo movimento “niente tv fino a 18 anni”. Oppure leggete, ma promettete di non scuotere la testa in segno di biasimo per tutti quei poveri genitori (la maggioranza) che non sono riusciti a resistere, per scelta o per sfinimento, al richiamo della scatola magica. Che fino ai tre anni dovrebbe essere inascoltato, ma la vita di tutti i giorni è un’altra cosa.
Anche perché, ad essere sinceri, se presa in piccole dosi e scegliendo programmi di qualità (ci sono), la tv può anche non essere quel temuto mix di diseducatività e lobotomizzazione che tutti temiamo.

Naturalmente bisogna accettare alcuni effetti collaterali, tipo: conoscere a memoria i nomi dei Teletubbies, canticchiare la canzone della buonanotte di Topolino in orario d’ufficio, scoprire le notizie del giorno il mattino successivo perché al posto del telegiornale andava in onda Pippi Calzelunghe. L’umore della giornata influisce parecchio sul rapporto con la tv per bambini: a volte può essere piacevole riscoprire il mondo dei Barbapapà, altre volte gli Aristogatti che girano in loop possono provocare una crisi di nervi. Una sola cosa è certa: vedere un INTERO film prima delle 23.30 può diventare talmente raro da farvi rimpiangere i tempi della non genitorialità. Ma solo per il tempo di una pubblicità.

 

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11.7.2012

Nonni, istruzioni per l’uso

in educazione dei figli, genitori e nonni

L’Italia è una repubblica fondata sui nonni: alzi la mano chi può dimostrare il contrario. Se ci sono, sono una benedizione, se non ci sono mancano come l’aria. I nonni sono, molto spesso, il vero motore della famiglia dotata di bambini: supporto indispensabile per i genitori e fantastici dispensatori di coccole e tempo libero per i figli. A tre come a tredici anni.
Il segreto del corretto funzionamento del triangolo nonni-genitori-nipoti sta tutto nella capacità dei primi due di stabilire fin da subito regole chiare: se ai nonni è giusto chiedere di non contraddire le regole di mamma e papà davanti ai nipoti, dall’altro lato non si può pretendere da loro la luna.

Dopotutto, i nonni dei bambini sono pur sempre i genitori di mamma o papà, da cui deriva la possibilità di prendersi qualche lavata di capo anche se la maggiore età è stata superata da un pezzo. Litigare capita, prendersela non serve a niente. Riuscire a trovare il giusto equilibrio richiede tempo e, soprattutto, estrema diplomazia: l’amore di un nonno o di una nonna per i nipoti è un fiume in piena difficile da arginare.
Ma se pensiamo agli enormi vantaggi che il crescere con i nonni regala ad un bambino – in termini di affetto, esperienza, rassicurazione – perché privarli di un piacere tanto grande? Meglio un giocattolo in più (provate a dire a una nonna che siete full fino a Natale) che un’ora di “nonnitudine” in meno.

 

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10.7.2012

Mai dire lettone

in educazione dei figli, essere mamma, mamme e sonno

Quando si diventa mamme (e papà) il lettone smette di essere un semplice oggetto d’arredo per diventare il fulcro di notti insonni e dilemmi educativi. Tralasciando le prime, di cui abbiamo già parlato qui (link), i secondi ruotano intorno ad una grande domanda: è giusto permettere ai bambini di dormire nel lettone? A cui può seguirne un’altra: come farceli uscire, una volta entrati? Perché i piccoli, su questo tema, non scherzano affatto: una volta assaggiato l’oggetto del desiderio, per nulla al mondo vorrebbero abbandonarlo.

A questo punto i genitori si dividono in due categorie: quelli che accettano l’invasione di campo per il quieto vivere (e dormire) e quelli che instaurano una guerra di trincea nel timore di riposare con piccolo tra le costole fino alla maggiore età. In entrambi i casi, non mancano i sensi di colpa. E i tentativi più o meno strampalati per trovare un metodo che metta d’accordo tutti, specie se mamma e papà non appartengono alla stessa categoria “lettoniera”.

Negli ultimi anni è la strategia del dottor Eduard Estivill a farla da padrona nelle notti famigliari e nei discorsi materni (link). Il celebre professore iberico, esperto di disturbi del sonno nonché autore del best seller “Fate la nanna”, consiglia di intervenire prima possibile con una strategia anti-lettone inflessibile: accompagni il pargolo nel suo letto, lo culli, lo saluti e lo lasci piangere. Due minuti la prima sera, tre la seconda, quattro la quarta… e via dicendo. Secondo il luminare, in due settimane il problema lettone dovrebbe essere risolto per sempre, ma non mancano le critiche alla rigidità di un sistema educativo che potrebbe portare i figli, soprattutto se molto piccoli, alla perdita di fiducia nei confronti dell’adulto. Questione spinosa, dibattiti a iosa: e pensare che voi volevate “soltanto” dormire.

 

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9.7.2012

Mamme by night. C’era una volta il sonno

in essere mamma, mamme e sonno

Risvegli forzati e ripetuti provocati da forti rumori: in Vietnam li usavano come metodo di tortura dei prigionieri, per le neomamme è la normalità dei primi mesi (se va bene).
Adeguarsi alla mancanza di sonno è difficilissimo, anche perché i tempi delle ore piccole in discoteca sono generalmente lontani. Per di più, non si capisce l’importanza del sonno fino a quando non viene a mancare, e si comincia a rimpiangere di non aver dato peso ai consigli di chi ti diceva “dormi finché puoi” durante la gravidanza.
In compenso, si impara presto a mettere in atto qualche banale strategia di sopravvivenza: non stare sveglie se si può dormire (anche dieci minuti), non stare in piedi se si può stare sedute, non stare sedute se si può stare sdraiate. E comprare un buon correttore per occhiaie.

Altre soluzioni conosciute non ce ne sono: chi sostiene con fierezza che il latte artificiale fa dormire di più, di solito cambia idea dopo qualche settimana a causa delle coliche notturne. Che, per chi non lo sapesse, sono l’ultimo e più terribile dei flagelli di Dio. Dormire poco rende stanche (ovvio), nervose, ad alto tasso di liti coniugali.
L’unica nemesi è incontrare altre mamme assonnate al parco e mentire con maligna soddisfazione: “il mio cucciolo dorme otto ore filate”. Poi, però, meglio cominciare a correre…

 

 

 

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