Pensavo fosse amore, invece era il pediatra
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Velocità, resistenza, preparazione e costanza: la corsa al pediatra giusto richiede un ottimo allenamento già a partire dalla gravidanza. Perché se trovare “quello bravo” è uno sforzo olimpico, sperare che abbia ancora posto per il proprio pargolo è come tentare di battere Bolt ai
100 metri piani. Ma bisogna tentare.
La ricerca inizia con la raccolta delle informazioni: in quest’ottica le mamme (ma anche i papà, i nonni, gli zii…) si trasformano in una via di mezzo tra un investigatore privato e un cronista d’assalto, andando a caccia di informazioni in ogni ambiente frequentato da bambini e relativi genitori ed estorcendo informazioni che questi ultimi non sempre vorrebbero dare. Il depistaggio è un pericolo concreto: dopo averlo faticosamente trovato a loro volta, le mamme sono gelose del/della pediatra più che del proprio compagno di vita. Quando si arriva alla rosa dei nomi, scatta la fase del colloquio conoscitivo. Degno dei migliori cacciatori di teste: domande a raffica, perlustrazione dello studio in cerca di foto di famiglia (se ne ha una
è meglio), analisi delle espressioni e del linguaggio del corpo. Una volta individuata la preda, per entrare nella lista degli assistiti si è disposte a tutto e lui (o lei) lo sa: il pediatra è il medico di bambini mediamente sani, ma anche l’ancora di salvezza di madri mediamente esaurite.
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si…e il più delle volte è antipatico che lo uccideresti! e guai a provare a emanciparti e dare una tachipirina a tuo figlio senza prima averlo consultato! non vedo l’ora di poterne fare a meno.
ciao a tutte e coraggio