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10.7.2012

Mai dire lettone

in educazione dei figli, essere mamma, mamme e sonno | Permalink

Quando si diventa mamme (e papà) il lettone smette di essere un semplice oggetto d’arredo per diventare il fulcro di notti insonni e dilemmi educativi. Tralasciando le prime, di cui abbiamo già parlato qui (link), i secondi ruotano intorno ad una grande domanda: è giusto permettere ai bambini di dormire nel lettone? A cui può seguirne un’altra: come farceli uscire, una volta entrati? Perché i piccoli, su questo tema, non scherzano affatto: una volta assaggiato l’oggetto del desiderio, per nulla al mondo vorrebbero abbandonarlo.

A questo punto i genitori si dividono in due categorie: quelli che accettano l’invasione di campo per il quieto vivere (e dormire) e quelli che instaurano una guerra di trincea nel timore di riposare con piccolo tra le costole fino alla maggiore età. In entrambi i casi, non mancano i sensi di colpa. E i tentativi più o meno strampalati per trovare un metodo che metta d’accordo tutti, specie se mamma e papà non appartengono alla stessa categoria “lettoniera”.

Negli ultimi anni è la strategia del dottor Eduard Estivill a farla da padrona nelle notti famigliari e nei discorsi materni (link). Il celebre professore iberico, esperto di disturbi del sonno nonché autore del best seller “Fate la nanna”, consiglia di intervenire prima possibile con una strategia anti-lettone inflessibile: accompagni il pargolo nel suo letto, lo culli, lo saluti e lo lasci piangere. Due minuti la prima sera, tre la seconda, quattro la quarta… e via dicendo. Secondo il luminare, in due settimane il problema lettone dovrebbe essere risolto per sempre, ma non mancano le critiche alla rigidità di un sistema educativo che potrebbe portare i figli, soprattutto se molto piccoli, alla perdita di fiducia nei confronti dell’adulto. Questione spinosa, dibattiti a iosa: e pensare che voi volevate “soltanto” dormire.

 

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