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Archivio categoria ‘Quello che gli uomini non dicono’

17.12.2009

Sei perfetto ma ti cambio

scritto da: Francesco Neri
in Quello che gli uomini non dicono

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Ci conosciamo, ci innamoriamo, ci frequentiamo e alla fine non ci sopportiamo più. Che diavolo è successo? Quella che segue è la storia della maggior parte delle relazioni tra trentenni che finiscono male.

Incontro e prime settimane. Ci siamo conosciuti a una festa e ci siamo piaciuti. Abbiamo passato tutta la serata insieme e ci siamo rivisti il giorno dopo. L’infatuazione iniziale, quella che agita il corpo e occupa ogni pensiero, prende soprattutto te. Per me è ancora presto, non vorrei aver preso un abbaglio e tengo ancora i piedi ben saldi per terra. Tu invece dopo qualche giorno arrivi perfino a dirmi “Sei perfetto”. In una frazione di secondo nella mia testa appare un gobbo televisivo con l’elenco di tutti i miei difetti. Le parole scorrono talmente veloci che non riesco a leggerle. Lo spengo e ti dico “Fidati, non è così”. Tu continui: “Credimi, tu sei perfetto. Sei l’uomo migliore che abbia conosciuto”. Io, dubbioso, prendo il complimento e ti bacio pensando “Mah, sarà…”.

Abbigliamento. E’ passata qualche settimana e scopri che quell’abbigliamento che ti piaceva tanto, in realtà ti irrita. Troppo universitario, trasandato, per nulla abbinato nei colori e non c’entra nulla con il tuo. Mi porti a fare shopping. Come la maggior parte degli uomini non amo acquistare vestiti, ma il fatto che sia tu a sceglierli mi farà guadagnare tempo, penso. Mi porti in cinque negozi e in ognuno di questi ci passiamo circa un’ora tra scegliere i capi e provarli. Mi sento come la Barbie che vestivi da piccola e sono terrorizzato all’idea che tu mi voglia pure tagliare e tingere i capelli. Non succede, ma in compenso faccio più cambi d’abito io di una modella durante la settimana della Moda. Alla fine non so più che cosa ho comprato, ma ho quattro sacchettoni pieni di roba e ho speso un intero stipendio. Ma mi sto innamorando di te e penso che tu stia facendo tutto questo perché a me ci tieni.

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24.11.2009

I vostri regali di Natale sono un vero pacco, diciamo la verità

scritto da: Francesco Neri
in Quello che gli uomini non dicono

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Come da articolo 42 del contratto nazionale dei blogger professionisti, questa settimana devo scrivere di regali di Natale. Ho sempre pensato che gli imbarazzanti e improbabili regali di Natale che per anni ho ricevuto dalle mie fidanzate fossero in qualche modo dovuti al mio modo di essere (per carattere e mestiere tendo a non farmi definire troppo). Ma oggi, confrontandomi con alcuni amici uomini, ho scoperto che tutte le fidanzate fanno regali che nulla hanno a che vedere con noi. Trattandosi di donne, il sospetto è che tutto questo non sia per nulla casuale. Ecco cosa ci attende ogni anno sotto l’albero.

Il completo intimo. E’ l’equivalente della cravatta che i figli regalano ai padri. Un regalo tanto inossidabile quanto inutile. A differenza dei padri, però, noi fidanzati tendiamo a non essere così accomodanti da indossare fantasie zebrate o un Homer Simpson in mutande che rutta e li archiviamo anno dopo anno, uno sopra l’altro, nell’ultimo cassetto dell’armadio nella speranza che un incendio circoscritto ponga fine allo scempio. La sensazione è che con questo regalo vogliate toglierci dal mercato. Renderci meno appetibili agli occhi delle altre donne. In altre parole, trasformarci in degli sfigati agli occhi della concorrenza e godervi in pace il vostro trofeo.

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4.11.2009

Sarah Jessica Parker è brutta. La verità su Sex and the City

scritto da: Francesco Neri
in Quello che gli uomini non dicono

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Dopo anni di commenti entusiasti su Sex and the City da parte delle mie amiche, ho deciso di farmi prestare il cofanetto della prima stagione e di investire una serata per capire il successo di questo telefilm presso il pubblico femminile. In realtà mi sono bastati cinque minuti e tutto è stato chiaro.

Ecco cos’è accaduto il 6 novembre 1997 in una sala riunioni di Hollywood. Presenti alla riunione gli sceneggiatori Darren Star, Candance Bushnell, Michael Patrick King e Jenny Bicks. Darren Star ha già illustrato nei dettagli l’idea della serie Sex and the City, ma ora bisogna decidere chi saranno le quattro protagoniste.

Darren Star: Siamo a New York City, fanno dei lavori fighissimi, devono per forza essere delle donne splendide. Avete qualche idea?

Michael Patrick King: Che ne pensi di Charlize Theron? Era una modella e ora fa l’attrice. Sarebbe perfetta per la parte di Carrie Bradshaw. Poi magari contattiamo anche Brooke Shields e Phoebe Cates.

Darren: Budget?

Michael: La Theron è agli inizi, per cui ce la dovremmo cavare con poco. Le altre hanno invece bisogno di visibilità, si accontenteranno facilmente.

Candance Bushnell: Siete completamente fuori strada. Volete fare una serie per un pubblico prettamente femminile? Bene, non potete scegliere delle strafighe.

Jenny Bricks: Candance ha ragione. Già vivono a New York City, fanno dei lavori meravigliosi, si vestono benissimo, se sono pure bellissime quale donna si potrà mai immedesimare?

Darren: Mi state forse suggerendo di prendere delle brutte attrici per i ruoli di protagoniste? Ma siete impazzite? In televisione i brutti non esistono!

Candance: Non ho detto brutte, diciamo meno belle del solito.

Jenny: Delle donne che sembrano belle, ma che in realtà non lo sono. Chi seguirà il programma sarà attratta dal loro stile di vita, provando un’inevitabile invidia, ma poi guardando le protagoniste si sentirà subito meglio perché vedrà che una ha il nasone, un’altra è troppo vecchia e piatta, un’altra ha una testa enorme e un’altra ancora è totalmente insipida.

Darren: Michael, tu che ne pensi?

Michael: l’idea ha un senso, anche perché mi ricorda un format su cui sta lavorando Endemol. Si chiama Grande Fratello. L’idea è mettere in una casa della gente dall’ignoranza abbacinante in modo che chi li guarda da casa si senta molto più intelligente di loro. Pare che il panel di prova sia andato benissimo.

Darren: A quanto pare la TV sta davvero cambiando. Quindi le presentiamo come quattro donne normali con notevoli difetti fisici?

Candance: Ma nemmeno per sogno! Noi dobbiamo presentarle come donne bellissime e gli uomini splendidi che sbaveranno per uscire con loro saranno la conferma definitiva.

Michael: Dai, non è possibile! Qualcosa di più sottile e meno diretto? Non voglio credere che ci siano donne così stupide da cascarci!

Jenny: Sbaglio o tu guardi Baywatch?




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27.10.2009

Guida al look domestico femminile che fa scappare gli uomini

scritto da: Francesco Neri
in Quello che gli uomini non dicono

Cenerentola

Da quando ho iniziato a scrivere per dei settimanali femminili, sono rimasto favorevolmente impressionato dalla concretezza dei consigli che certe rubriche danno su trucco, capelli, diete, abbigliamento, e ancor più dalla costanza e determinazione con cui voi donne li seguite. C’è però un argomento che viene trascurato – a mio avviso erroneamente – da queste riviste ed è il look domestico. A quanto pare, una volta che entrate nelle mura di casa vale tutto. Eccovi dunque una guida ai look domestici femminili che fanno inorridire qualunque uomo, anche se non ve lo confesserà nemmeno sotto tortura.

La donna anni 80. Se nella moda sono tornati gli anni 80, nell’abbigliamento casalingo non se ne sono mai andati. All’interno della sua casa la donna anni 80 sembra una protagonista del film “Sposerò Simon Le Bon”: colori fluorescenti, jeans a vita altissima, calzettoni a rombi e Monclair dai colori improbabili per le più freddolose. A differenza di quanto saremmo portati a credere, non si tratta di nuovi capi che si rifanno agli anni 80 e a quei cinque anni di deriva paninara, no, sono proprio quei capi, gli stessi che la mamma gli aveva acquistato quando aveva tredici anni e che portano ancora le tracce dei sabati pomeriggio al Burgy di San Babila a Milano. A volte, nei momenti di nostalgia, si siede sul divano con accanto il suo zainetto Invicta a righe e scrive delle frasi pregnanti sotto le foto di Nick Kamen.

La donna Disney. Cresciuta come tutte le donne delle ultime cinque generazioni a cartoni animati Disney, la donna Disney è rimasta bambina dentro (casa). La sua Disneytudine è direttamente proporzionale alla sua carriera professionale: più ha successo nel lavoro, più il suo look domestico vede apparire orecchie di Topolino, pigiami di ciniglia con Winnie the pooh e ciabattine pelose e ingombranti con la faccia del pesciolino Nemo. Sono noti alla cronaca alcuni casi in cui, la rapida carriera di alcune donne Disney, le avrebbe costrette a un repentino cambiamento professionale. Ora interpretano Cenerentola, Biancaneve e Trilly a Disneyland Paris e a casa indossano rigidi tailleur di Carfagnana memoria.

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20.10.2009

Come comportarsi a un primo appuntamento

scritto da: Francesco Neri
in Quello che gli uomini non dicono

primo-appuntamento
Trovare una persona decente con cui uscire una volta passati i 30 anni è un’impresa per voi, come per noi.
Certo, ora esistono mezzi facili e immediati come i social network, ma una volta che si è smesso di chattare e leggere i reciproci status su Facebook, ci si gioca tutto al primo appuntamento. Ecco 5 suggerimenti da osservare se volete che lui vi inviti per un secondo appuntamento.

Look curato ma senza esagerare. Il fatto che tu voglia fare una buona prima impressione è apprezzabile, lo è meno quando il risultato è una Moira Orfei che ondeggia insicura su tacchi da 15 centimetri. Vestiti come fai di solito con un qualcosa in più. Un qualcosa che non dovrebbe mai superare il 5 percento del tuo standard abituale, giusto dimostrare che a quell’appuntamento ci tieni ma che non hai particolari aspettative. Dunque niente trucco eccessivo (la maggior parte degli uomini preferisce il trucco non trucco), niente scollature ombelicali o spacchi ascellari, niente stivali a metà coscia o simili. Punta piuttosto sui capelli, ché una bella acconciatura al primo appuntamento è sempre apprezzata

E’ una conversazione, non uno speech aziendale. E’ vero, lui ti ha invitata con la scusa di conoscerti meglio, questo però non significa che alla sua domanda “Cosa fai di bello nella vita?” tu debba parlare per un’ora di seguito supportata da slide in Power Point e proiettore. E fa niente se hai fatto Scienze della Comunicazione, la cosa è ugualmente irritante. Inoltre, è assai probabile che anche tu voglia sapere qualcosa di lui prima che la serata finisca. Ovviamente vale anche il discorso inverso: evita di rispondere a monosillabi. Alla quarta domanda lui si inventerà un impegno urgente e non lo vedrai mai più. Anima la conversazione, parla di te ma fai parlare anche lui, potresti pure divertirti.

Gli ex fidanzati non esistono. Non importa se esci da una storia dolorosa e straziante durata 8 anni in cui lui ti ha tradita, ti ha mancato di rispetto, è andato a letto con tua sorella, ti ha rubato tutti i risparmi dal materasso e ha usato i tuoi nani della Kartell come porta per una partita di calcetto con gli amici, in qualsiasi caso mai citare un ex fidanzato al primo appuntamento. Se proprio fosse lui a chiedertelo, archivia l’argomento con una battuta, dimostrandogli così che è una cosa passata e rimossa. Se poi un giorno ti chiedesse con quanti uomini sei stata nella tua vita, rispondi: “si contano sulle dita di una mano”. I numeri a due cifre conservali per gli aperitivi con le amiche.

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6.10.2009

Uomini trentenni. Chi siamo?

scritto da: Francesco Neri
in Quello che gli uomini non dicono


Dopo aver scritto delle donne trentenni, è doveroso dedicare un post anche ai trentenni uomini. Adorati dalle ventenni, considerati infrequentabili dalle coetanee, egoisti, spesso lavoratori precari e quasi tutti hanno per coinquilini i propri genitori. Ma chi siamo davvero?

Donne “beta” tutta la vita. Non vogliamo le donne “alfa”, quelle che entrano sempre in competizione con noi su qualsiasi cosa, che hanno grandi aspettative, che vogliono tutto e subito, che hanno successo e guadagnano molto più di noi, che ci intimidiscono, che ci fanno sentire inadeguati quando facciamo sesso. Preferiamo le donne beta. Più rilassanti, affettuose, accomodanti, donne che hanno meno pretese e non hanno alcuna difficoltà a lasciarci godere delle luci dei riflettori. Anzi, spesso sono proprio loro a orientare quei riflettori per trovare l’angolazione migliore per farci risplendere.

Meglio se paga il papi. Qualcuno sostiene che siamo dei mammoni, che non riusciamo proprio ad abbandonare il nido e le cure della mamma. La realtà è un’altra: amiamo le comodità e il superfluo e non ci vogliamo rinunciare. I pochi (o i tanti) soldi che guadagniamo vogliamo spenderli per divertirci, non certo per affitto e bollette. Ci piace pensare di essere liberi di spendere senza limiti. Se i nostri genitori decidessero di pagarci l’affitto di un bel appartamento in centro con tanto di colf che ci tiene la casa pulita, ci lava e stira i vestiti e ci fa trovare la cena pronta, noi usciremmo di casa anche domattina.

Responsabilità… Mi fai lo spelling? “Ormai avete trent’anni, siete adulti, dovreste prendervi le vostre responsabilità”. E perché mai dovremmo farlo? Qualcuno ha sempre scelto per noi. Chi ci ha detto a quale liceo andare, a quale facoltà iscriverci, che auto guidare, che vestiti indossare, in che dio credere, dove andare in vacanza, chi votare e cosa pensare. Donne, se volete qualcosa da noi, fate come tutti gli altri: metteteci davanti il fatto compiuto e diteci che quella è la soluzione migliore per noi. Da domani andiamo a vivere insieme, a settembre ci sposiamo, sono incinta. Va bene tutto, ma non chiedeteci di prenderci le nostre responsabilità.


29.9.2009

Come non incominciare una convivenza

scritto da: Francesco Neri
in Quello che gli uomini non dicono

Da quanto usciamo insieme? Un paio di mesi? Ormai dormi a casa mia almeno tre notti durante la settimana e tutto il weekend. All’inizio facevamo un po’ a casa tua e un po’ a casa mia, a seconda di quale era più vicina al ristorante o al cinema da cui stavamo rientrando. Poi abbiamo optato per la mia: più grande, più vicina al lavoro per entrambi e meglio servita dai mezzi pubblici. Un giorno ti ho detto “lascia pure qui il tuo spazzolino da denti”. Trovavo assurdo che tu continuassi a portartelo avanti e indietro. Una gentilezza rivolta a una persona a cui voglio bene, ma non immaginavo sarebbe successo tutto questo.

Bagno. Il ripiano dello specchio su cui un tempo si ergeva solo la mia boccetta di profumo CK – messa in un angolo perché non si notasse troppo – ora sembra lo skyline di Chicago, costruito però con la stessa velocità dei casinò di Las Vegas. Ci sono 15 contenitori di varia forma e misura tra creme, fondo tinta, ombretti, rossetti, fard e matite per gli occhi. Il mio profumo è ancora nell’angolo a destra e trattiene il respiro per evitare di cadere nel lavandino.

Sorrido e chiudo la porta.

Cucina. Cerco una padella anti-aderente per cucinarmi un paio di uova. Ora ci sono padelle di tutti i tipi e pure tre wok. Anche il ripiano dei piatti straborda e ci sono pure 6 mug di colore diverso. Ma da quando hai iniziato a cucinare? E se sai cucinare, perché ceniamo sempre fuori?

Sorrido e mi ordino un take away dal cinese.

Sala. Faccio per sedermi sul divano. Da dove escono tutti questi cuscini? Li butto per terra e mi siedo. Beh, dov’è il televisore? Ah, eccolo. Mi hai spostato il televisore a sinistra del divano? E chi la guarda la tivù in questo modo? Ora ricordo: mi avevi detto che il televisore sulla sinistra era molto più bello da vedere. Ma ricordo anche di averti risposto che il televisore non lo voglio vedere, bensì voglio guardare quello che trasmette. E poi non ho alcuna intenzione di stare girato di tre quarti come Paris Hilton per guardare i miei telefilm preferiti. E la Playstation? Dov’è la mia Playstation? Ma sei impazzita? Hai sostituito la mia Playstation con una Wii!

Sorrido, chiamo il fabbro e ordino una serratura nuova. Poi ti mando un sms: “Puoi buttare le copie delle chiavi che ti ho dato. Non servono più a nulla”.


22.9.2009

Hai più di 30 anni? Ecco perché gli uomini ti evitano

scritto da: Francesco Neri
in Quello che gli uomini non dicono


Ti lamenti sempre perché gli uomini che ti piacciono preferiscono le ventenni e ti spieghi questo loro comportamento con ragioni legate all’estetica, alla tonicità e al fatto che sia più semplice conquistarle. Sei parecchio fuori strada. Ecco i veri motivi per cui noi uomini preferiamo non uscire con te.

Trasmetti tristezza. E’ sufficiente stare in tua compagnia per pochi minuti per capire che ti senti in ritardo rispetto alla tue coetanee. Loro sono già sposate e hanno messo su famiglia. Tu, vuoi perché hai puntato sulla persona sbagliata o perché non ritenevi nessuno alla tua altezza, sono due anni che addobbi l’albero di Natale da sola e lo comunichi. Ti sforzi per essere più brillante, più divertente, più simpatica, più affascinante, più spontanea. Ma è una forzatura, appunto, e come tutte le forzature ti sbilancia e ti rende goffa e fuori posto. Una persona che vuol farsi apprezzare a tutti i costi, non viene apprezzata da nessuno.

Trasmetti rabbia. Ce l’hai con gli uomini perché non ti hanno scelta. Ti senti come quando da bambina si formavano le squadre per giocare e tu venivi scelta per ultima, e solo perché non c’era nessun altra tra cui scegliere. La verità è che sei tu che ne hai rifiutati tanti di corteggiamenti, ma hai preferito dimenticartene.

Ce l’hai con le altre donne perché loro hanno quello che tu vorresti. E le tue amiche non fanno eccezione. Loro si sono sistemate e lo hanno fatto di nascosto e poi, egoisticamente, ti hanno estromessa dalla loro vita in cui tu non hai più un ruolo, se non quello della single da deridere mentre chiacchierano con le altre coppie.

Trasmetti fretta. Invece di concentrarti su di noi, su di me e quello che di me non sai (praticamente tutto), al nostro primo appuntamento trascini la conversazione sui seguenti temi e in questo rigoroso ordine: il tuo ultimo ex, i matrimoni delle tue amiche, l’inutilità della convivenza e l’importanza del dichiarare subito le proprie intenzioni su famiglia e figli. L’impressione è che più che stare bene con il sottoscritto, ti interessi fare parte del gruppo delle persone che ce l’hanno fatta. Quelle che rispettano le tappe che la società ci impone. Quindi matrimonio e figli, e se poi le cose tra noi due non dovessero andare, pazienza, almeno in apparenza anche tu ce l’avrai fatta. Sarai come tutte le altre.


17.9.2009

La verità è che non ci amate abbastanza

scritto da: Francesco Neri
in Quello che gli uomini non dicono


Dici sempre che noi uomini non sappiamo amare. Che confondiamo il sesso con l’amore, che portarvi a letto è l’unica cosa che ci interessa, che siamo infedeli, scostanti, talvolta crudeli e il più delle volte dei gran bastardi. Voi siete le buone e noi i cattivi. Semplice. Regolare. E, a quanto pare, così è sempre stato e così sarà sempre.

A questo punto però c’è una cosa che non mi torna. Amare qualcuno significa apprezzare i suoi difetti, sei d’accordo? Bene. Significa tenere a quei difetti, custodirli gelosamente come un piccolo segreto che solo tu conosci e che rende quel rapporto speciale, unico. Mi dovresti allora spiegare perché invece si trasformino immancabilmente nel miglior argomento di conversazione tra amiche. Anche in tempo di saldi, con le borse traboccanti di nuovi acquisti, riesci a far cadere il discorso su di me e sui miei terribili difetti. Il mio mancato decisionismo, il non averti ascoltato quando volevi prenotare le vacanze con otto mesi di anticipo, il mio lavoro che non mi fa guadagnare abbastanza.

Quando poi arrivi a criticare il mio comportamento a letto, lì ti scateni e finalmente raggiungi il tuo massimo livello di gioia e le tue amiche con te, che rincarano la dose parlando dei loro fidanzati. Più mi attacchi, più sei contenta. Più ti lamenti, più le tue amiche si divertono. Alla fine torni a casa e mi dici “TI AMO”.

Io non più. Ho finalmente guardato un episodio di Sex and The City.


8.9.2009

Gli amori estivi non durano

scritto da: Francesco Neri
in Quello che gli uomini non dicono


Ci siamo conosciuti in vacanza. Tu eri splendida come solo le donne in vacanza sanno essere, quando finalmente vi arrendete al fatto che la perfezione non esiste e accettate i vostri difetti. I capelli sono spettinati dal vento, non c’è traccia di trucco sul vostro viso e mettete in mostra parti del corpo di cui solitamente vi vergognate e tentate di coprire con gli escamotage più bizzarri. Siete meravigliosamente sicure di voi stesse.

Ci siamo amati per una settimana con un entusiasmo e una foga che non ricordavo possibili. Ti ho promesso che tutto sarebbe continuato anche dopo, che la distanza non conta, che un amore così è merce rara e sarebbe davvero stupido farselo sfuggire. Tutto vero, ma non accadrà. Ecco perché.

I primi giorni non vedrò l’ora di sentirti. Parleremo per ore ricordando quella splendida settimana che abbiamo passato insieme, rideremo ripensando alle coppie tristi nostre vicine di ombrellone e impiegheremo almeno mezz’ora per stabilire chi deve riagganciare per primo.

Nei giorni seguenti le nostre passioni estive verranno sostituite da racconti sui tuoi colleghi antipatici e sul tuo capo stronzo. E vorrai raccontarmeli in tempo reale con quelle cinque chiamate in orario di ufficio, quasi avessi il timore di dimenticartene. Il mio contributo alla conversazione sarà prossimo allo zero, ma la cosa non sembra preoccuparti poi molto. Andrà avanti così ancora per qualche giorno, con il sottoscritto che chatta con una nuova ragazza conosciuta su Facebook mentre finge di ascoltare le tue lamentele su come si comportano le tue amiche con i loro ragazzi. Infine, senza preavviso, smetterò di rispondere alle tue telefonate finché non te ne sarai fatta una ragione. Finché non avrai capito che la ragazza meravigliosa che amavo è rimasta a rilassarsi su una spiaggia della Grecia.



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