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31.5.2010

L’importanza di chiamarsi Valentina

Scritto da in donne | Permalink

Mi chiamo Valentina Crepax. Sono nata a Milano il 17 giugno del 1952 sotto lo stesso tetto di via Settala dove mio zio Guido studiava per l’esame di maturità e decideva di iscriversi alla facoltà di architettura. Lui stava per compiere 19 anni, mio padre e mia madre ne avevano 24, mia nonna Maria, non più contessa ma sempre Macola di Gomostò e Mortesa, 44 e mio nonno Gilberto 62. Vivevamo tutti insieme perché non c’erano tanti soldi, perché era più pratico essere a portata di mano gli uni degli altri, per rubare le caramelle a mia nonna, per sentire mio nonno che suonava il violoncello, per le chiassose partite a calciobalilla… non so perché.

Questa piccola tiritera anagrafica me la ripeto spesso, è un promemoria che mi aiuta a confermare la mia esistenza in vita. Già perché dopo i primi 13 anni da monovalentina è nato il mio doppio. Né clone né sosia, ma una ladra di identità. Un’altra Valentina che, il mondo ignora (o finge di ignorare per farmi dispetto), di cognome fa Rosselli. Ma è di Crepax e quel “di” è scivolato via subito senza che nessuno ci facesse caso.

Così, nella stessa famiglia, da allora, ci sono due Valentine Crepax. Finché si sta in casa tutto fila liscio, tutti sanno che una fa il risotto e l’altra è di carta, tutti sanno che nel mio letto non è mai caduto un extraterrestre né che io sono mai caduta nello spazio. Ma poi succede che Guido decide che Valentina-l’altra, è vera che ha un carattere, un partner al quale dice: “Non è che non voglio sposarti… non voglio sposarmi”, che ha un figlio e un lavoro e che anche per lei il tempo passa… proprio come me, ma prima di me perché pur essendo nata dopo (il primo fumetto è apparso su Linus nel luglio del 1965) sulla sua carta d’identità c’è scritto Milano 25 dicembre 1942. E le cose si complicano.

Non solo, mio zio ha sempre fatto muovere Valentina-l’altra tracose di casa nostra; la Valentina di carta si siede su una chaise longue Thonet uguale alla mia, sceglie la mia stessa tappezzeria a fiori, va in vacanza dove vado io, abita nella mia città, è una gran ciclista. Insomma Valentina-l’altra, pur essendo il ritratto idealizzato di Louise Brooks e di Luisa Mandelli (moglie di mio zio), è una di famiglia che si chiama come me. Detto terra terra, al di là delle sembianze, l’unica differenza tra me e lei è che lei evade dalla realtà e vive avventure storiconiricofantascientifiche mentre io vivo nella realtà e rifuggo, forse per colpa sua, dal guardare dentro me stessa, dall’ indulgere ai sogni e alle fantasie più spudorate. In poche parole ho una vita normale.

Normale si fa per dire, perché mi chiamo Valentina Crepax che, in pratica, significa fornire a tutti quelli che incontro per la prima volta una sintesi della mia storia. Per semplificare le cose ho memorizzato una dozzina di risposte alle domande che mi fanno più spesso e per ognuna uso un tono di voce specifico perché le categorie dei curiosi si suddividono tra “curiosi e basta”, “curiosi insinuanti”, “curiosi erotomani”, “curiosi opportunisti” e ogni categoria ha i suoi perché? Come mai? Dove? Da dove?. Ecco alcuni esempi delle mie risposte tipiche a domande tipiche:

“ No, ha sbagliato numero. Capisco che ha guardato sulla guida del telefono, ma doveva cercare sotto Guido Crepax, non sotto Valentina Crepax”, tono paziente.

“No, sono figlia di suo fratello”, tono scocciato perché dal 1965 a oggi l’avrò detto almeno una volta al giorno.

“Mi hanno chiamato Valentina perché è un nome carino”, tono annoiato.

“Credo che mio zio abbia chiamato il suo personaggio Valentina perché allora io gli stavo sempre tra i piedi, è il primo nome che gli è venuto in mente”, tono convincente.

“Penso che all’inizio non immaginasse che Valentina avrebbe avuto un successo così dilagante”, tono che ispira pietà, spero.

“No la sua musa era Luoise Brooks”, tono sbalordito, come dire: non lo vedi che non ci assomigliamo?.

“Non ho royalties sul lavoro di mio zio”, tono imbizzarrito.

“No, non ho mai avuto un rapporto sessuale con un televisore Brionvega né ho mai visitato la città di Kòmyatan”, tono sconcertato.

“Non sogno molto spesso e se sogno faccio sogni banali”, tono sbadigliante.

“No, Valentina non sono io”, tono rassegnato… e questo lo ammetto è la risposta che più mi turba. Perché anche se digitando su Google il mio nome e cognome escono più di 80mila risultati io in effetti non esisto, nel mondo virtuale esiste solo l’altra e credo sia giusto così. Ma qui ci sono io, io che ho dovuto cambiare numero di telefono varie volte per depistare pazzi furiosi che mi chiamavano e, sicuri di parlare con Valentina-l’altra, davano libero sfogo alle loro fantasie più perverse. Io che leggo la delusione negli occhi del mio interlocutore che, una volta scoperto il mio nome, viaggiano rapidi sul mio corpo e non trovando nudità, stivali di cuoio nero, calze a rete… nulla che gli ricordi lei, l’altra si sentono defraudati di qualcosa.

Io che ho dovuto far vedere la carta d’identità quando mi sono iscritta all’ordine dei giornalisti perché erano sicuri che avessi scelto il mio nome come pseudonimo. Io che lotto quasi quotidianamente con quelle che hanno deciso di usare il mio nome come nome d’arte. È successo che per errore una mail indirizzata a me finisse nella casella postale di una mia “omonima” e che questa mi rintracciasse e, sempre per posta elettronica, mi accusasse di averle rubato l‘identità; dopo lunghe spiegazioni siamo diventate quasi amiche. Io le ho permesso di usare il mio nome ma solo per finta e lei mi ha mandato una lettera affettuosa quando è morto mio zio. Più recentemente, su Facebook, ho scoperto di avere dozzine di “omonime”, quasi tutte ragazze superficiali che non sanno la differenza tra erotico e pornografico e si fingono Valentina Crepax-l’altra per mostrare il culo a un centinaio di “amici”. Ho provato con pazienza a dissuaderle dal perseverare nell’illegalità, ma poi mi sono data per vinta e ho pensato: ora che ho perso la freschezza dei vent’anni se qualcuno crede che quei meravigliosi sederoni alti e sodi siano il mio, benvenga la confusione!

Nel corso degli anni il rapporto con l’atra è molto cambiato e di conseguenza anche quello con Guido, che in certe occasioni ho maledetto per la scelta avventata di un tempo. Ora capisco l’importanza di chiamarsi Valentina Crepax e, nonostante rimpianga mia nonna che aveva scelto di chiamarmi Valina per distinguermi dall’atra, dall’eroina cui era legata da un sentimento di fascinazione come solo certe nipoti suscitano in una nonna, sono grata a mio zio che ha dato al mio nome una sorta di immortalità. E sono grata a me stessa per non aver mai messo il mio cervello in mano a un indagatore di subconscio che mettesse dei confini alla mia identità, così adesso posso cominciare a divagare su me stessa e sull’altra, posso cominciare a sognare. E non si sa mai che in una prossima vita io non rinasca davvero la Valentina Crepax… di carta.


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    Commenti dell'articolo (28)
    « 12
    • gaddons | 31 maggio 2010 alle 11:34

      Chissà se tua nonna sapeva che avresti avuto lo stesso nome di un aminoacido…

    • Valentina Crepax | 31 maggio 2010 alle 11:43

      sarà per quello che sono un po’ acida?

    • Elisabetta | 31 maggio 2010 alle 12:07

      brava brava brava :)
      letto a voce alta ai figlioli, diverito consenso generale (soprattutto sulle loro superficiali coetanee)
      certo che deve essere dura eh…poteva pure immaginarselo lo zio Guido.
      Però se ora ti aiuta a sognare….

    • Valentina Crepax | 31 maggio 2010 alle 12:21

      Di sicuro non immaginava che Valentina avrebbe avuto il successo che ha avuto. Poi, però, non l’ha nemmeno sfiorato il dubbio che per me fosse un problema…anzi!
      Firmato Valina

    • manuelita | 31 maggio 2010 alle 14:50

      cara Valina,
      ricordati che per qualcuno sarai sempre: Valentina, quella sotto il tavolo!

    • giovannanuvoletti | 31 maggio 2010 alle 16:19

      ma mi devo riqualificare ogni volta che commento? Bello il pezzo, davvero
      Io ho sempre conosciuto solo te, l’altra aveva strane prospettive…

    • serenaiannicelli | 31 maggio 2010 alle 16:30

      pero’ zio e’ figo

    • Rosalba | 31 maggio 2010 alle 16:53

      Che strano, avere un’omonima inesistente ma molto frequentata! Si è il suo polo reale ma sconosciuto, e ciò – a diventar esercizio quotidiano – richiede doti massicce di pazienza nei riguardi degli altri, di stima irreversibile nei riguardi di se stessi. Un bel training, non c’è che dire.

    • melmel | 31 maggio 2010 alle 18:00

      Bello bello! Lo terrò bene come un cavallo!

    • giacomo | 31 maggio 2010 alle 18:12

      più che valentina a me piaceva il gioco del pugilato ;oP

    • celexis | 31 maggio 2010 alle 18:34

      eh beh, un fumettomane come me figurati se questa cosa non la “sentiva” al primo contatto ;-)
      tuttavia proprio chi davvero ama quella forma di espressione non può commettere l’errore di confondere la fantasia con la realtà

      la realtà vince, sempre e comunque, e preferisco di gran lunga la Valex reale, almeno quello che mi è dato vedere di lei. Due entità distinte e separate, assolutamente da non confondere, a ognuno il suo.

      (sono convinto, con tutto il rispetto per un prodotto che comunque era ricco di riferimenti culturali notevoli, che se la Valentina di carta avesse avuto anche solo il 10% della verve della sua solo omonima reale, le sue avventure disegnate sarebbero state molto, molto più divertenti ;-) )

    • Valentina Crepax | 31 maggio 2010 alle 19:10

      io esisto!

    • Valentina Crepax | 31 maggio 2010 alle 19:20

      Giacomo hai ragione! Era meravogliosa anche la battaglia di Wterloo e il Giro d’Italia. Credo che il Cirrierino avesse pubblicato i soldatini disegnati da Guido da ritagliare

    • Valentina Crepax | 31 maggio 2010 alle 19:23

      Corrierino (dei piccoli)

    • luciana alterini | 31 maggio 2010 alle 20:17

      A me è sempre interessata poco la Valentina di carta, non era un modello femminile che mi ispirava, sebbene piacesse a molti miei conoscenti . La Valentina- vera invece m’ispira simpatia per quel suo modo di scrivere sagace, per le sue risposte informali e per il sano umorismo che la distingue e che sento”sorello”.

    • paolacamilla | 31 maggio 2010 alle 23:37

      Mi piacciono tutte e due le Valentine :-) ))))

    • RaiPol | 1 giugno 2010 alle 07:30

      Molto pittoresco! Beh hai il tuo monopolio temporaneo (Funky Business) io un reportage dal titolo “telefonate a Valentina” lo leggerei con curiosità.
      Confesso però di conoscere molto poco il personaggio di carta.

    • 88tasti | 1 giugno 2010 alle 09:30

      Brava Valex! Gran bel pezzo. Mi sono ispirata spesso alla Valentina di Crepax, mi piacque da subito, ma non avevo considerato le variopinte occasioni di trovare risposte nel mondo reale della Valentina vera, quella che preferisco. Sarà che i nomi evocano desideri?

    • giada | 1 giugno 2010 alle 09:45

      Non conosco bene nessuna delle due, ma non so mica se l’altra sarebbe capace di scrivere così bene, sai??!! Io cercherei solo di “godere” dell’immortalità che il tuo nome evoca ed evocherà nei tempi dei tempi: che invidia, dopotutto, no??Geneticamente parlando invece, ti sei già clonata nella figlia e nella figlia di tua figlia, per cui…Avanti così Valentina! Io tifo per te.

    • Andrea Sales | 1 giugno 2010 alle 12:41

      Mi piace leggere un sentito equilibrio tra il paziente, quasi amorevole, e l’infastidito…
      Resta il fatto che già semplicemente il tuo cognome è ambiguo e foriero di ipotesi identitarie.
      Figuriamoci poi la sovrapposizione omonimica…
      Io ho pure letto il tuo ultimo libro (…sono un po’ femminile, dentro!) e mi hai fatto divertire molto!
      Grazie.

    • Cecilia | 1 giugno 2010 alle 12:54

      Maddài… Io pensavo fossi un fumetto. Devo ammettere che la delusione è grande, non so se mi riprenderò presto.

    • giovanna palandri | 1 giugno 2010 alle 12:59

      La Valentina di carta mi annoiava un po’. Leggevo Linus, ma di lei guardavo un po’ le figure, certo un bel modello da imitare per le pettinature, ma già gli stivaloni neri non mi sono mai piaciuti, e poi tutto quel nudo esibito..brrrr mi faceva un po’ impressione. Forse ero piccola per quella Valentina così poco ironica. Con te invece mi diverto, anche se leggo solo senza commentare trovo sempre un accogliente sorriso

    • francescafo | 1 giugno 2010 alle 13:33

      ….che bello “leggere” il cuore della Valex !

    • Vittoriaeffe | 7 giugno 2010 alle 17:51

      finalmente la storia per esteso! trovo che, aldilà dei piccoli inconvenienti, sia comunque una gran figata avere una “sosia” fumettistica e famosa, soprattutto una con quelle cosce. E poi non è comunque una forma di immortlamento?

    • toni e. | 15 giugno 2010 alle 14:12

      conoscevo solo e poco la Valentina in bianco e nero. poi ti ho (ri)vista in f.b., tra le amiche di una mia amica…. e sai comè. uno vede le amiche dell’amica e chiede all’amica di amicarsi tutte le sue amiche!! ma lei non voleva che diventassi tua amica, boh?! ora sei una mia amica, e l’amica che non voleva che tu mi fossi amica, cossì va il mondo, non è più mia amica. che crepix. ahahah. Valex, scherzo!!

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