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28.7.2010

L’amante o il motorino? (una scelta difficile)

Scritto da in io | Permalink

Brigitte Bardot (1971)

Brigitte Bardot (1971)

Nel 1952 Fausto Coppi ha vinto per la seconda volta sia il Tour de France sia il Giro d’Italia. Il 18 giugno di quell’anno sono nate le gemelle Isotta e Isabella Rossellini. Un giorno dopo di me. Il 6 febbraio la regina Elisabetta è salita al trono e non è ancora scesa, ventiquattr’ore più tardi Vasco Rossi ha cominciato la sua vita spericolata. Al festival di Sanremo ha vinto Vola colomba. Hemingway ha scritto Il vecchio e il mare e Calvino Il visconte dimezzato. Una magnum di Chateau Petrus del ’52 costa quattromilacinquecentotrenta euro. Fatti che restano o che sfuggono, che hanno un valore economico e non (che emozionano?). Io ci sono, ma quanto valgo?

Porco cane! Ho sempre creduto di essere esente da bilanci, valutazioni, rimuginamenti. Ho sempre sperato di poter dare ragione a quella maestra che non ha potuto più tener fede al patto montessoriano e, mollando il colpo, ha sentenziato: alunna ribelle a qualsiasi forma di disciplina, rifiuta ogni stimolo alla riflessione. Macché, a quasi sessant’anni la vita ti corre avanti e indietro nella mente costringendoti, non dico a riflettere, ma almeno a pensarci.

E così è successo, circa quttro anni fa. Per principio non metto niente sul piatto della bilancia, anche perché l’oggetto è stato bandito da casa già nello scorso millennio: qui non si pesano né i corpi  né i carboidrati. E mi aggrappo alle Lezioni Americane di Italo Calvino e faccio mie, con estrema superficialità, le sue parole: «La leggerezza si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso». Non mi butto a capofitto nell’Insostenibile leggerezza dell’essere che per Milan Kundera è l’insopportabile peso della vita, di ogni sua forma di costrizione, ma me ne servo per filosofeggiare alla buona mentre mi lavo con, invece, estrema cura e attenzione i denti che mi sono costati una fortuna. Ogni mossa mi porta al tempo che passa, non sono ancora abbastanza vecchia da soffermarmi sul tempo passato, osservo e mi compiaccio di quello che è ancora in movimento. E dal movimento al moto il passo è breve. Più breve ancora la mossa che mi avvicina al vecchio gioco delle associazioni che si faceva da bambini. Leggerezza, peso, vita, passaggi, ineluttabilità, destino, inerzia, dinamica, movimento, bicicletta, Fausto Coppi, Valentino Rossi, uomo, corsa, motore. Stop. E finalmente mi riconosco, altro che bilanci! Bisogna dare una svolta alla propria vita, ho due strade da percorrere. Mi trovo un amante o mi compro un motorino? Data la mia natura tutt’altro che fedele avrei benissimo potuto dare la priorità all’amante. Mi ha fatto tentennare il timore della banalità prima di tutto: quante alla mia età vorrebbero un uomo o un uomo diverso? Tutte, quelle che non ce l’anno perché non ce l’hanno e quelle che ce l’hanno perché sono pentite, annoiate, schifate, rassegnate. Io no, lo sceglierei solo per divertimento. Ma dovrei andare dal parrucchiere, inerpicarmi su un paio di tacchi, capire la differenza che c’è tra fard e fondo tinta, fasciarmi in un tubino nero e sorseggiare champagne fingendo con malizia che mi dia un po’ alla testa. No. Dovrei passar sopra nuovi odori e altri sapori, interessarmi ad altri ardori. E se poi lui volesse andare a sciare? Orrore. E se non avesse una moglie e volesse dedicarsi tutto a me? E se subito dopo mi guardasse male perché mi accendo una sigaretta? Se gli piacessero i gatti, l’ossobuco, il jogging? Se chiamasse slip le mutande? E se mi mandasse dei fiori con il gambo troppo lungo che non ho neanche il vaso? No, meglio il motorino. Hai lo stesso il senso dell’avventura, l’adrenalina sale a mille quando “sgasi sul posto” e già gli occhi ti lacrimano per il gran freddo (o per l’emozione) e rifletti… meglio, io rifletto a modo mio. Un pensiero veloce che attraversa la mente: se, invece, fossi qui con un lui-l’altro dovrei prima di tutto trovare un argomento di conversazione, potrei raccontargli delle mie emozioni di nonna? Potrei chiedergli di aiutarmi con le rime per una filastrocca da comporre per la mia nipotina? Pollaio-guaio, salamstro-disastro, gioia-noia. No, no e no. Torno con i piedi per terra, anzi sulla pedivella. Lo so che essere corteggiata e desiderata ti regala un magico stato di ebrezza, lo so che un amante-intrigante ti mette le ali (almeno temporaneamente), altrimenti non ci avrei nemmeno pensato. Certo, sullo scooter mi sento meno donna e più nonna (Papera?), perdo il gusto della menzogna e del sotterfugio, ma sono io che comando e lui mi parla con la sua voce roca e roboante, portandomi dove voglio e suggerendomi rime molto più suggestive. Senza contare che il casco toglie l’inebriante piacere del vento tra i capelli (equiparabile a una carezza data con sapienza) ma, nascondendoti ti regala vent’anni di vita: tutti mi danno del tu… e non si sa mai. Insomma, tutto il comfort e il fascino del cavallo bianco senza la scocciatura del principe.

Un cinquantino mi è parso modesto per una signora e soprattutto scarso dal punto di vista della competizione con un uomo. Un centocinquanta troppo impegnativo. Ho optato per un cento di seconda mano, del resto anche l’amante non sarebbe stato nuovo di zecca. E via! Su e giù dai bastioni, lungo i Navigli, tutto in tondo sulla circonvallazione (dal punto di vista scenografico è bello come una cena a lume di candela, ma dopo i cinquanta la fiammella non basta più, ci vuole anche il panorama). Lascio a casa il volto pallido di mio marito che sa, sa tutto di me. Anche quello che non dico. Ma prima di tutto sa che ogni prontosoccorso della città ha la mia scheda compiuterizzata; abitualmente taglio burro, carote e dita, ho difficoltà a scendere due rampe di scale senza dovermi aggrappare in extremis alla ringhiera, cado dal letto, dal marciapiede, dalla sedia. Sotto sotto, credo che, fosse stato per lui, avrebbe scelto, per me, un bell’uomo, a salvaguardia della mia incolumità. L’uomo saggio e baffuto che sta al mio fianco, ex pluritradito, sarebbe disposto a rifare appello al suo proverbiale pragmatismo nella gestione amante, piuttosto che immaginarmi spiattellata sull’asfalto. Mia madre, che per anni ha contato i miei lividi e i miei fidanzati con la stessa solerzia, è preoccupata solo che il motorino sia a due posti, è sicura di dover ricominciare la conta. Mia figlia, ormai coscienziosa mammina, mi vieta di spingere il passeggino perfino sul marciapiede e siccome mi sono cresciuta una serpe in seno, sarebbe per un plaid e una sedia a dondolo. Pazienza, Gigi e i suoi sponsor (tutta la mia famiglia, nipotina compresa) scuotono la testa sconsolati, consapevoli che le raccomandazioni sono inutili. Infatti io corro. E resta indimenticabile l’ebrezza della prima corsa in tangenziale, di fianco alle enormi ruote dei tir. È insuperabile il piacere che si prova a sgusciare nel traffico, altro che una notte di sesso in un motel o in un superattico: arrivi al semaforo in prima fila, tu e quattro pony express, loro non lo sanno ma io mi metto in gara e con un colpo di gas ben assestato li brucio tutti (si dice così tra noi motard). In un letto con un semiestraneo sarei afflitta dai sensi di colpa e anche di inadeguatezza, diciamolo, con gli anni ho perso l’abitudine a fregarmene del giudizio altrui. Ho rinunciato alle orecchie di mucca e al casco integrale, ho uno stile più easy, più consono alla mia generazione. Invece della copertina zabrata, una vecchia pashmina lagata in vita. E poi, benvenga il Voltaren in cerotto transdermico, in confezione da cinque che, dopo i 50, è senz’altro utile anche a chi volesse scegliere l’altra opzione.

(Finito di scrivere questo raccontino mi hanno costretto a vendere il motorino, con le conseguenze che si possono facilmente immaginare!))


COMMENTI: 11, lascia il tuo!   |   Permalink   
    Commenti dell'articolo (11)
    • fiorins | 29 luglio 2010 alle 01:57

      11 anni di appassionata fedeltà alla mia vespa (150) e spero altri ancora, mai nessuna relazione fu così felice e riuscita.
      Il ‘raccontino’ è per me molto autentico. Grazie

    • Nic | 29 luglio 2010 alle 02:13

      Le conseguenze che possiamo facilmente immaginare…ah ecco, adesso capisco perchè non ci sei mai!

    • Fraser | 29 luglio 2010 alle 03:23

      Giunto ai cinquanta invece di una Miata o di un trapianto di capelli “a’ la Berlusconi’ ” ho comprato una bellissima Vespa 150 nera e, per fare pendant, un casco nero anche quello! A sessanta passo alla 200.

    • franchetta | 29 luglio 2010 alle 06:53

      Quando ero adolescente di amanti nemmeno l’ombra, Erano anni così ed io ero così Brufolo Bill da non guardarmi nemmeno intorno. Libertà ed indipendenza erano parole a venire. Così quando mi hanno preso il Supercaliffo, a parte lo smacco che tutti avevano il Ciao, ho provato un brivido. Non era il brivido della velocità. Il Supercaliffo in salita ansimava come un vecchietto. Era il brivido della fuga, sul più bello, quando piaceva a me. Prima lo facevo con la bici con la quale collezionavo voli da stunt-girl attraverso i quali mi provocavo buchi nelle ginocchia in cui si conficcava la ghiaietta delle stradine. Via, on the road…e le strade erano quelle delle mie colline, su fino a Castellania per poter andare finalmente per fossili senza chiedere niente a nessuno. “Quella conchiglia gigantesca” trovata nella vigna dietro il cimitero di Paderna è stata un’avventura più gratificante di un fidanzato.
      E poi giù a pedali sciolti per le curve della Boffalora.
      Non ho più avuto motorini, in compenso ho avuto qualche relazione erotica, oggi vorrei avere il coraggio dell’avventura che mentalmente coltivo con pervicacia, ma il massimo sono quelle camminate solitarie in luoghi dove non dovrei andare e dove mi capita di incontrare lo scemo con la carriola che esce da un orto e mi dice:”Ciao, bionda!” …io lo incenerisco con un’occhiata e lui:”L’avevo presa per un’altra”.

    • giovanna | 29 luglio 2010 alle 10:54

      ho deciso, ti sposo

    • melmel | 29 luglio 2010 alle 11:08

      vado a ricomprare la moto che ho venduto anni fa.

    • lacretinastagionata | 29 luglio 2010 alle 12:40

      Dammi una valida alternativa al motorino, che non mi prende, ti prego!…o mi tocca farmi un amante.

    • Bionda Tinta | 29 luglio 2010 alle 12:50

      Il mio motorino ora lo usa mio figlio: guardando lui mi sta tornando il “Demone”

    • Rosalba | 1 agosto 2010 alle 19:14

      @la cretinastagionata: mi hai rubato le parole di bocca, il motorino dalle terga, l’amante dal cuore: dunque con-cordo!

    • labadante | 17 settembre 2010 alle 15:12

      ciao Valentina, scusa se approfitto del tuo blog per dare a te e alle amiche di FaceBook la notizia che il mio account è stato bloccato a causa (credo) di un disguido sul riconoscimento della mia eMail fra l’operatore telefonico e FaceBook. Sto cercando di risolvere il problema ma questo richiederà qualche giorno (spero). Intanto tutte le mie attività sui FB sono bloccate. Mi mancate, un bacione La Badante.

    • Soccer Cleats | 23 maggio 2011 alle 11:55

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