Due tette di troppo
Scritto da Valentina Crepax in donne, io | PermalinkSono dimagrita ma non è cambiato niente: le tette sono sempre tette! Un incubo. Ecco la loro storia.
Ti svegli una mattina e ti rendi conto che la parte davanti del tuo corpo, quella che normalmente offri per prima come immagine di te al pubblico, ha subito un mutamento nel corso della notte. Due piccole protuberanze simmetriche e parallele, sotto il collo e sopra l’ombelico, un bel po’ sopra l’ombelico, che da quel momento in poi creeranno ufficialmente la differenza non solo tra te e i maschi, anche tra te e le altre femmine.
Con pochissimo tatto la gente non ti dà nemmeno il tempo di rendertene conto. Da subito tutti ti dicono: “Ora che sei diventata grande”, “Ora che non sei più una bambina” o peggio “Adesso sei una signorina”, affermazioni destabilizzanti che ti buttano nello sconcerto.
Il peggio arriva nei giorni immediatamente successivi. Dopo una settimana hai due vere tette, un po’ rosse per lo sforzo. Pomp-pomp. Le mie, poi, nel giro di un attimo sono diventate due tette grandi, anzi, direi grosse. Sotto lo sguardo perplesso di mia sorella, la quale sostiene che la distribuzione del volume delle tette tra i memebri femmina di una stessa famiglia è l’esemplificazione concreta dell’ingiustizia nel mondo.
Com’è e come non è, da anni io e le mie tettone viviamo insieme e sempre abbiamo cercato modi di convivenza pacifici, ma non sempre ci siamo riuscite. Il primo litigio lo abbiamo avuto quando ho cercato di costringerle in un reggipetto. Va precisato che secondo me il reggiseno è un vezzo, mente il reggipetto, anche quando non deve ancora combattere contro la forza di gravità, ha una funzione contenitiva e stabilizzante, quindi ritengo che il reggiseno arrivi fino alla terza misura, oltre si chiama reggipetto. E basta. Dicevo, se il reggipetto si allaccia ben saldo dietro la schiena vuol dire che non è della taglia giusta a contenere anche le tette e che le poverette sono costrette a schiacciarsi contro il costato il che potrebbe indurle a frenare la loro esuberante voglia di crescere e comunque favorisce uno straordinario “effetto piatto”. Le ho compresse per anni, senza risultati. C’è voluto un sacco prima che gli americani e poi i francesi e molto dopo gli italiani si rendessero conto che anche una magra e filiforme adolescente potesse avere grosse tette e inventassero le taglie a coppa B, C, D e perfino E, detto tra noi quelle della E mi fanno davvero pena.
Chi non ha provato, poi, a seguire anche timidamente e da lontano la moda non può capire. Vietate le camicette sciancrate i cui bottoni, al primo tentativo, schizzano via come proiettili impazziti, vietatissimi i vestiti a vita alta… a me quel taglio che dovrebbe stare sotto il “seno” mi arriva giusto giusto a metà petto conferendo al modello un indesiderato effetto premaman. Per non parlare delle cinture che, invece, fanno l’effetto “a vita alta”. Un paio di jeans aderenti? Dalla vita salta fuori una cornucopia. Al mio personalissimo rapporto con le mie tettone coppa D vanno aggiunte le difficoltà che arrivano dall’esterno che ribadisco, da oltre quarant’anni, classifico tra le esternazioni del pubblico. Sì perché di pubblico si tratta… o come volete chiamare quelli e anche quelle che vi guardano, vi osservano, vi scrutano e commentano. Le mie tette sono diventate: davanzale, balconata, senato. Colte al volo per la strada: “Che tette te le mangerei”, “C’è di che rendere pazzo un onest’uomo”, “Dai, fammele toccare” e così via. E intanto che le amiche facevano la prova con la coppa di champagne, inserendo comodamente i loro senini ricoperti di pizzo io cercavo invano un’insalatiera per i miei senoni calzati di tessuto elastico nero (l’unico in grado di non segarli a metà quadruplicandoli), sorseggiando dubbiosa un Supervixen (tettona), cocktail a base di rum bianco, creato da mio marito in mio onore. È facile intuire cosa penso delle protesi al silicone!
Finché un bel giorno da Milano parto per il sud e scopro di non essere più completamente sola e di reggere a meraviglia il confronto! Anche se perfino sotto Roma le ragazze coppa D vanno scemando e ce lo spiega bene l’ultima pubblicità di Intimissimi che invita alla “scoperta” della coppa C… come se invitassero me che ho il 40 a “scoprire” delle scarpe 37! Ma torniamo a Napoli, che ho eletto a mia seconda patria, fermo un taxi, mi chino al finestrino del conducente e gli chiedo quanto mi costa andare da un capo all’altro della città, lui sfodera il suo sguardo più lieto che appoggia sognante sul mio davanzale e dice: “A vui ve port pè senza nènt”.










































Valex, su questo argomento non mi avrai!!! (una coppa A)
Ah, come ti capisco.
Tua V coppa C
non sai come condivido. e quei meravigliosi vestitini leggeri con l’incrocio che dovrebbe essere SOTTO il seno..stai SOTTO! SOTTO ho detto!
esilarante! credo che abbia i suoi lati positivi questa faccenda, ad esempio quando vai dal dentista non ha bisogno di appoggiare gli attrezzi sul tavolino, con un davanzale così a disposizione…e poi non ti sbricioli tutta quando mangi un panino, basta mettere una tovaglietta…ah ah …pensa a quelle tizie che si sottopongono a interventi per farsi le tette a melone, come ti invidiano…
Da ragazza avevo delle tette quasi perfette. Negli ultimi anni si sono, come dire, aperte dai lati con un effetto bruttissimo senza reggipetto e con un effetto davanzale con. Eh sì, perchè sono passata dal reggiseno al reggipetto dopo i 46 anni. Ci sono rimasta malissimo.
tutto vero x la primissima parte,poi ci sono le varianti individuali sulle quali non mi dilungo,desidero però analizzare il complesso OGGI:
-dopo anni in cui-causa twiggy-le tette erano sparite,fuori moda,guai averle,adesso si PAGA x averlee le fortunate che non le hanno sono complessate e ricorrono a reggisenti ad hoc!
-allora tu,che ne avevi poche e che con gli anni sono diventate tante pensi:”troverò da comperare un mucchio di roba”ed invece NO,nonostante l’acquisto costoso et doloroso di tette nuove ,la roba da comperare è sempre stretta,incredibilmente minuscola proprio in quel punto!
-pensi alla bellezza femminile,dai quadri ai ricordi dell’infanzia e ti convinci sempre più che x essere belle le tette devono avere 3 caratteristiche fondamentali :medie,forma mela e mai pera,rigorosamente staccate
-guardi in giro e vedi che adesso si paga x avere davanti una roba che assomiglia a due chiappe con taglio in mezzo,non so se ci sia anche il buco centrale (al caso forse servisse erogare latte)
-mi chiedo se potrò mai ricevere delle spiegazioni che appaghino questi miei interrogativi,intanto attendo che la mutua passi la riduzione ma,temo,che con questo berlu sia + facile che la mutua passi l’aumento (esente ticket x taglie enormi coppa E)
a me piace un sacco avere le tette grosse. Mi piacciono anche quelle delle amiche. Una mia amica quando aspettava il primo dei suoi numerosi figli sopportava pazientemente i miei strafugnamenti: le aveva enormi, svettanti, contro ogni legge di gravita’, calde di latte…(Sara’ che non ho avuto la mamma?)
Primo reggiseno a 35 anni, per le rimostranze di mio marito, geloso (“allora vai a Drive In…”), ma era, ed e’, un impiccio e basta. Per anni lui mi ha regalato completini di pizzo di Brighenti, poi purtroppo ha scoperto Intimissimi…
dico solo che io sotto stress produco ancora latte, straordinaria anomalia che mi pone nell’immaginario di ogni genere come balia eterna in balìa dei miei umori. Quindi reggipetto per sempre e da sempre, sorvoliamo sul dolore, costante.
Se vogliamo considerare un effetto positivo non vedersi i piedi nei momenti di maggior rigoglio ecco quello lo si raggiunge. Meno male che io ho il modello tetta laterale.
la tetta lattosa è la cosa peggiore che possa capitar, ma capita e merita un capitolo a parte perchè il mondo si divide in due: quelle che quando allattano staccano il telefono e vanno in estatsi e in tilt e quelle che sono perseuitate da un lieve ma preciso armoa di scamorza e sognano neonati anoressici. la via di mezzo non esiste!
Nonostante la coppa A sono appartenuta alla prima categoria e il bimbo era pasciuto come un putto barocco!
Ho adorato e adoro essere madre, ma allattare l’ho detestato davvero. L’ho vissuto come uno accanimento terapeutico post partum. Inoltre qull’odore di caprino costante era urendo, intere giornate dedicate al servizio meglio detto il sevizio, stettarsi ovunque, insopportabile.
Con la tetta “creativa” che mi ritrovo, all’ottavo mese ho deciso che si doveva avviare lo svezzamento alla faccia dei traumi.
Coppa A in calo, che ci posso fare? Ma una latteria che a tempo debito ha sfamato mezza Mangiagalli
)
Essendo campagnola, sono una tettonica a zolle, dove le zolle sono le tette. Non zollette, zolle.
anche io ho il reggipetto, e le due nello sfacelo incombente sono il mio solo motivo di orgoglio, persino le mie anoressiche ed eleganti vicine ogni tanto gettano lo sguardo invirioso sulla balconata ahahhahahah
alla fine la tetta è come il pisello: se ragioni con quella sei solo una testa di tetta e lo smosciamento è tragedia pura, la fine di una vita inutile, a prescindere dalla misura, forma e dalla lateralità o meno.
ecco, non so nemmeno cosa significhi avere le tette. A 49 anni ancora non si sono decise a crescere
Vi lascio immaginare i commenti, contrari ai vostri, che ho ricevuto.
Non è stato facile, ma ora non me ne frega più nulla. Ci rido sopra anch’io.
A me piacciono tutte le donne belle, con tante o poche tette, che poi le tette sono un accessorio, come le borsette: meglio una shopping-bag o una clutch? Dipende dalle occasioni. Così in alcune occasioni brilleranno le supertettone, in altre le coppette di champagne; c’è giustizia per tutte, ve l’assicuro.
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