Storie bestiali / 1
Scritto da Valentina Crepax in io, uomini&animali | Permalink
Gli uomini non capitano. Una se li sceglie, magari sbagliati. I cani no. Capitano. Il primo cane cascato a mia insaputa, non tra le mie braccia, ma tra i miei piedi, è stato Rufo. Uno spinone maremmano bianco e arancio che mia madre ha sempre chiamato Ciccio e che ci ha accompagnato con la sua inconfondibile puzza, alimentata da piogge e temporali, per diciassette anni. L’idea di mia madre di introdurre un nuovo essere vivente in famiglia per assecondare le richieste di mia figlia bambina ha fatto sì che ne diventasse la schiava-padrona. “Arriva la signora Crepax come un fiume in piena”, era il commento più vicino alla realtà che faceva la gente alla vista dell’enorme Ciccio da traino dietro cui, aggrappata al guinzaglio, arrancava mia madre mingherlina.
La solitudine canina di Rufo ha avuto rapidamente fine quando Tom, un impertinente foxterrier affetto da tremito permanente, ha cominciato a volersi sedere sempre sulla sedia dov’ero seduta io. Tom, affetto da gravi problemi psichici, causati da un’ignobile coppia di umani che lo aveva abbandonato pur di non contenderselo in una causa di divorzio, tremava come se avesse ingerito uno stock di Duracell e aveva la snervante abitudine di guardarti fisso. I cani invecchiavano e mia figlia cresceva, senza però guadagnare quell’autonomia canina che avrebbe potuto sollevare mia madre dal raccogliere cacchine e caccone e soprattutto dal mettere in salvo qualunque cosa si trovasse alla canportata; dai cachemire degli ospiti agli occhiali abbandonati su un tavolino, da un polpettone appena sfornato a un passero uscito dal nido e catapultato come offerta sotto un cuscino del divano.
Così come tutto ha una fine, tutto ha un inizio. Sull’epilogo dell’era cane da traino e cane a pile è arrivata dagli Stati Uniti l’invadente Lola che, passando per casa nostra ha scodellato tale Nemo una sorta di chihuahua a sei zampe, le due anteriori col ginocchio valgo e i piedi a papera, nero e a pelo lungo. Nemo è diventato a tutti gli effetti il cane di casa mia, grazie al fatto che mia figlia adolescente gli aveva legato al petto una sveglia che gli ricordasse il battito del cuore materno. Col senno di poi ammetto che quello è stato il cane meno cane e più topo che abbia vissuto con me e, a volte, addirittura lo rimpiango. È vero, era stridulo e invadente, pettegolo e saccente. Adorava emettere puzze ammorbanti durante i lunghi viaggi in automobile. Non taceva mai, ma nel suo piccolo era un grande cane da guardia. Insomma la canvita trascorreva lieta, finché quella diciottenne candipendente di mia figlia fu vittima dell’assalto sentimentale di un giovane incosciente che per farsi largo nel suo cuore le piazzò tra le braccia l’infame Arturo. Mezzo bracco mezzo non so che è rimasto tutta la vita un deficiente nonostante abbia divorato la storia d’Italia di Enzo Biagi, quella della letteratura italiana e il Devoto Olii in due volumi. Ringhioso e inaffidabile sul finire degli anni è diventato l’Arturino di mia madre, per proteggere l’incolumità delle bambe che nel frattempo mia figlia aveva partorito e provveduto a fornire di tale Nora. Una slava tozza e nera che, come tutti quelli che hanno una brutta storia alle spalle, lotta per la sopravvivenza senza rompere le palle agli altri. Peccato che l’ansia canina abbia fatto sì che arrivasse a farci visita perenne anche Myrta, il cancavallo, accolto (per ora) dalla Nora con la rassegnazione tipica di chi è ospite in un paese straniero. Ma non da me che spero sempre di potermi lavare i piedi con l’acqua e non con la lingua di un quadrupede. Questo perché sappiate che non mi piacciono i cani, non ne ho mai toccato uno, ma lo stesso ho dato. Ah, se ho dato. Bau. Bau.










































mi sono fatta un paio di belle risate, grazie assai, ci voleva:-)
Potrei scrivere una storia un pò analoga sui gatti, ma non sono la formidabile penna che sei tu e poi sono pure sobria….
Il cancavallo è meraviglioso…ma tu di più…con affetto dalla tua amica cretina dilettante…<3
La canzone del cancavallo
risuonava nelle sale da ballo
era una canzon di bellezza rara
somigliava parecchio ad una cagnara
ma tutti con foga la danzavan
perchè era uno scatenatissimo can can.
A casa mia non ci sono mai stati cani… non perchè non li amino i miei genitori ma perchè non c’è molto spazio e li preferiscono liberi al parco dove sono meno sacrificati..sì, i cani capitano… penso sia così e d’accordo anche sugli uomini, si scelgono, magari sbagliati e poi quando succede si può soltanto dire: “MEA Culpa”
saremmo un gruppetto di simpatici sfigatelli. possiamo venire a vivere da te? il cane lo portiamo noi